I cacciatori di Selva Vetere (LT) chiedono più aree e spazi

Claudio Colantuono, presidente della sezione locale di Italcaccia, ha espresso il disagio vissuto dalla categoria, chiedendo la fruibilità di alcune zone.

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caccia in collina Toscana
Cacciatori dopo una battuta di caccia al fagiano tra le colline toscane al rientro verso il campo base soddisfatti per il ricco carniere.

Selva VeterePoco spazio a disposizione: Claudio Colantuono, presidente della sezione di Selva Vetere (frazione del comune di Fondi, in provincia di Latina) di Italcaccia, ha deciso di lanciare un appello per rendere nota la situazione che stanno vivendo i cacciatori del posto. Secondo quanto riportato da H24notizie.com, il raggio d’azione è troppo limitato e ora c’è bisogno di riprendere il territorio di competenza. Colantuono ha fatto riferimento al problema di questa zona del Lazio. Nello specifico, i cacciatori del luogo si sentono letteralmente “circondati” dalle attività agricole che sono nate ovunque (anche se questo proliferare viene giudicato una fortuna) e dai limiti che sono imposti per quel che riguarda le aree protette.

Il presidente di Italcaccia Selva Vetere ha voluto ricordare come la categoria non sia assolutamente sfavorevole al rilancio dell’economia e alla tutela dell’ambiente, rimarcando come il cacciatore sia il primo ambientalista in assoluto, un impegno testimoniato dal contrasto alle attività illegali, in primis il bracconaggio. In poche parole, questi cacciatori pagano ogni anno una quota vicina ai 400 euro, comprensiva di copertura assicurativa e altre imposte, un versamento necessario per continuare ad esercitare.

A fronte di questa spesa, però, ci sono continui freni e compromissioni alla passione venatoria. Il gruppo ha lamentato anche di non navigare nell’oro e operai e piccoli commercianti non potranno sostenere per sempre il pagamento. Colantuono ha promesso di rinnovare l’impegno di Italcaccia e dei cacciatori della provincia di Latina per quel che concerne la salvaguardia del territorio. Allo stesso tempo, però, ha chiesto alle istituzioni che ci sia quanto prima una inversione di tendenza, anche non completa ma comunque significativa.

Uno degli auspici principali è che vengano restituite alla fruibilità venatoria alcune zone, come ad esempio quella di Mordarei (non lontano dal lago), l’area di Monte Calvo oppure altre parti del territorio che possano essere considerate delle valide alternative. Di Fondi si è parlato anche all’inizio dell’anno in relazione alla caccia, ma purtroppo in maniera triste. Un uomo uccise infatti l’amico cacciatore dopo averlo scambiato per un cinghiale: in quel caso furono contestati i reati di esercizio abusivo di caccia all’interno di un parco naturale, introduzione abusiva di armi all’interno dello stesso parco, esercizio di battuta di caccia al cinghiale in un giorno vietato e concorso in omissione di soccorso. Ora si attende una risposta da parte delle autorità competenti, in primis dal sindaco ovviamente, per capire in che modo si evolverà la vicenda. I rappresentanti di Italcaccia sembrano comunque fiduciosi.

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