Il quesito posto agli elettori
Americano, liberale, libertario e liberista. È con questi aggettivi che il Movimento dei Club Pannella-Riformatori definì il progetto politico imperniato sui nuovi referendum da proporre il 15 giugno 1997, esattamente 29 anni fa: oltre agli storici cavalli di battaglia dei Radicali, uno dei quesiti (7 in totale, inizialmente erano ben 20) da votare riguardava la caccia. Si trattava dell’abolizione della possibilità per i cacciatori di entrare liberamente nei fondi altrui, in pratica lo stesso quesito presentato nel 1990 e che non aveva raggiunto il quorum (fermandosi al di sotto del 43%). La domanda che gli italiani si trovarono di fronte aprendo la scheda elettorale di quasi un trentennio fa era la seguente: “Volete voi che sia abrogata la legge 25 luglio 1966, n. 570, recante Disposizioni sulla nomina a magistrato di Corte d’appello, e la legge 20 dicembre 1973, n. 831, recante Modifiche dell’ordinamento giudiziario per la nomina a magistrato di Cassazione e per il conferimento degli uffici direttivi superiori?”.
Una insolita tribuna referendaria
A spingere soprattutto in favore del referendum relativo all’attività venatoria fu Marco Pannella che non si limitò ai semplici dibattiti politici. In effetti, è rimasta storica la tribuna referendaria del 26 maggio 1997, dunque a tre settimane dal voto, in cui lo storico leader dei Radicali si presentò travestito da fantasma per esporre le proprie ragioni. Pannella indossò infatti un lenzuolo bianco che lo copriva completamente con le classiche fessure agli occhi e alla bocca: a rendere il tutto ancora più pittoresco ci pensò il cartello che mostrò in tv, con la scritta “FANTASMA della democrazia, della legalità, dei referendum, dei Riformatori, dell’informazione” (clicca qui per rivedere la trasmissione). A controbattere a Pannella fu Nello Adelmi, figura storica del mondo venatorio italiano (fu vicepresidente nazionale della Federcaccia e presidente dell’Unione Nazionale Associazioni Venatorie Italiane – UNAVI).
I risultati elettorali
A prevalere fu il Sì e dunque le posizioni dei Radicali (80,9%), ma non ci si avvicinò nemmeno lontanamente al quorum, rimasto fermo al 30,2% (dunque ancora più basso rispetto a sette anni prima). A farla da padrona dunque fu la mancata partecipazione, visto che gli elettori non trovarono probabilmente di grande interesse i quesiti proposti (privatizzazioni, obiezione di coscienza, carriere dei magistrati, ordine dei giornalisti, incarichi extragiudiziari dei magistrati e Ministero delle politiche agricole).

Tante schede bianche
Gli altri numeri relativi al referendum sulla caccia chiariscono meglio il pensiero degli italiani in quel contesto: le schede bianche furono poco meno di un milione (oltre 850mila per la precisione), un numero senza dubbio significativo e che corrispose a quasi il 6% dei voti complessivi, mentre le schede nulle furono quasi 449mila (3,03%). È una storia di quasi trent’anni fa e che oggi ci appare più “antica” di quanto non sia in realtà, una delle tante testimonianze di quello che è il pensiero degli italiani in materia di caccia.




































