Arci Caccia Piemonte: “L’animalismo vuole la morte di campagne e monti”

L'associazione ha parlato della proposta di legge che potrebbe modificare la gestione della fauna nella regione.

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Grosseto

Arci Caccia PiemonteNessun dorma! Arci Caccia Piemonte ha usato le due parole rese immortali dalla “Turandot” di Giacomo Puccini per parlare del comitato direttivo regionale che si è svolto una settimana fa. Il quadro dirigente si è riunito per mettere a punto le strategie e le azioni unitarie del mondo venatorio piemontese. I cacciatori di questa regione, infatti, stanno chiedendo a gran voce la modifica della proposta di legge che riguarda la gestione della fauna selvatica.

Il testo viene ritenuto penalizzante anche nei confronti dei coltivaltori e della comunità intera. Ecco perchè si è deciso di aderire e preparare una iniziativa aperta in cui possano manifestare le rappresentanze del mondo agricolo e dei vari paesi piemontesi. Le proposte di modifica sono considerate inattaccabili da Arci Caccia grazie alle qualifiche tecniche e scientifiche. L’obiettivo di questa presa di posizione è quello di sensibilizzare la politica (nessuno schieramento escluso) e i consiglieri.

Non bisogna rispondere alla chiamata delle “sirene” dell’animalismo, giudicato dannoso dall’associazione: la storia ha insegnato che le azioni intraprese in questo senso sono state semplicemente populiste, come ad esempio la promozione del referendum regionale. La conclusione del comunicato di Arci Caccia Piemonte non utilizza mezzi termini: “Quest’animalismo vuole solo vedere morti i nostri monti, le campagne“.

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