Caccia ai Tordi in Calabria. Ricordi d’altri tempi di Caccia ai Tordi..

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Caccia ai Tordi – “Un Carniere Eccezionale”. Ho preso la licenza di caccia a 16 anni nel marzo 1963 e da quando ho terminato il liceo nel 1965, le mie giornate sono regolate sulla caccia anche perchè nel mio paese sono tutti cacciatori (di tordi!).

Dunque da giorni in paese si vocifera di favolosi carnieri realizzati in Calabria da Peppino, figlio dell’armiere Vito, Raffaele che lavora nell’armeria e pochi altri. Mio zio Franco, colui che mi ha trasmesso il “sacro fuoco” sin da bambino e che insieme ad altri 4/5 amici costituisce la mia comitiva di caccia è molto amico sia di Vito che di Raffaele e cerca di sapere dove si trova questo misterioso posto.

E’ un sabato pomeriggio e sono a casa quando verso le 19 mi arriva una telefonata di zio Franco: “Vieni subito all’armeria!”. Rimango alquanto stupito della telefonata e in 5 minuti sono sul posto. Mi fanno passare nel retrobottega dove trovo Peppino, Raffaele e zio Franco.

In gran segreto mi dicono che l’indomani andremo a caccia con loro, che andremo in Calabria e che ci sono molti tordi. Infine mi fanno pesanti minacce se mai dovessi rivelare a qualcuno il posto dove andremo!! Sono allibito e nello stesso tempo mi assale il panico: avrò si e no una trentina di cartucce. Ma zio Franco, sempre generoso, mi invita a comprare tutto quello che mi serve che lui poi pagherà il conto.

Acquisto 1 Kg di polvere CORDITE, raffinata a Ceglie Messapica e venduta in pacchi da 1 chilo avvolti in carta di giornale e legati con lo spago; 500 capsule 6,45 tre fori, 1,5 Kg. di borraggio chimico (di colore rosso e appiccicoso!), 5 scatole di cartoncini bianchi e 15 Kg. di piombo temperato Montevecchio n.9.

Con tutto questo armamentario me ne torno a casa quando sono circa le 8 e mi ritiro nella mia mansarda con un panino non prima di aver detto a mia madre di rispondere agli amici che certamente telefoneranno per la cacciata dell’indomani che sono a letto ammalato. Quindi mi metto all’opera sulla mia scrivania dove ho sistemato tutta l’attrezzatura. In un enorme tiretto ho un’infinità di bossoli usati di cartone di tutte le marche; i migliori sono i Martignoni ed i Summonte che si possono ricaricare anche 3/4 volte; i peggiori i Fiocchi rosso cane.

Quindi passo alla cernita dei bossoli e con l’apposito apparecchio tolgo le capsule sparate ed inserisco le nuove. Con un bossolo cal.20 tagliato che contiene circa 2 gr. di polvere la introduco nei bossoli con un cartoncino ben pressato. Con la Cordite che ha la consistenza della crusca non si può usare il dosatore. Quindi il borraggio in quantità tale da lasciare lo spazio per 30 gr. di piombo e per l’orlatura che dovrò fare a mano con una vecchia macchinetta.

Quando circa alle 3 ho finito questa fatica di Sisifo, ho appena il tempo di mettermi gli abiti da caccia che arriva zio Franco con la sua Lancia Fulvia 2C grigia insieme a Raffaele: sono le 3,30! Perchè questa partenza così antelucana? Risposta di Raffaele: “Qualcuno potrebbe seguirci. “Sic! C’è un’altra macchina (Fiat 1100 R) con Peppino ed i due fratelli Pierino e Pasquale. Partenza. Andare in Calabria a caccia di tordi dal mese di febbraio in poi è un’abitudine dei fasanesì e di solito si fa una sosta a Trebisacce per prendere il caffè. Ma superiamo Trebisacce senza fermarci per il solito timore di essere seguiti. Non avendo chiuso occhio, cerco di dormire in macchina, ma non ci riesco. Arrivati a Sibari perndiamo la via per Corigliano, quando a un certo punto svoltiamo a destra. Non ho visto il cartello segnaletico ed allora chiedo a Raffaele di svelarmi finalmente il nome di questo misterioso posto. Mi dice che siamo diretti a Spezzano Albanese e che ci sono tanti tordi ed anzi mi ivita a non sprecare cartucce di prima mattina perchè potrei finirle. Quante volte ho sentito questi discorsi; sono sempre scettico.

Arrivati a Spezzano, si trova su una collina, scendiamo dal versante nord e dopo un paio di chilometri ci fermiamo. La zona è formata da avvallamenti con piccoli uliveti e macchie; sono le 5,30!! Verso le 6 comincia a piovere: la solita sfortuna!

Alle 7 si vede già bene, ma la pioggia continua sostenuta. Alle 7,30 mentre continua a piovere vedo un tordo attraversare la stradina, poi un altro, poi un altro ancora: pioggia o non pioggia io esco. Esco io escono tutti. Il tempo di prendere fucili e cartucce e spiove. Ho sistemato le mie 500 cartucce in una scatola di cartone e decido di caricarmela sulle spalle. Appena messo piede nel terreno lo stivale sprofonda fino al polpaccio: la terra è zuppa d’acqua! Dopo aver percorso circa 200 metri, aver guadato un piccolo ruscello e scalato una collinetta, sono esausto e decido di fermarmi anche se Raffaele mi invita a proseguire perchè, dice, più avanti è meglio. Sono in una piccola radura tra gli uliveti e mi sistemo dietro un cespuglio dopo aver sistemato la cassetta delle cartucce più o meno all’asciutto ed aver caricato la mia doppietta Saint Etienne. Sono pronto!

Dall’uliveto davanti a me escono ininterrottamente tordi, merli, cesene, storni: è un Eden! Alterno splendidi tiri a clamorose padelle che vengono presto dimenticate dato il numero dei selvatici. L’unico problema è il recupero perchè nel terreno si sfonda e fare anche pochi metri è una sofferenza. Purtroppo, anche se eticamente scorretto, i tordi che allungano feriti non vado a prenderli. Ad un certo punto me ne cade uno un pò lontano ma, dato che ho fatto un bel tiro, decido di andarlo a prendere. Tra l’andata ed il ritorno ne faccio altri 9!

Verso le 10,30 sento zio Franco che mi chiama perchè ha finito le cartucce. Vado da lui, che spara con un automatico Breda, ma lo avverto che le mie cartucce sono ricaricate e non sono ben calibrate, per cui il fucile potrebbe incepparsi. Non sente ragioni, prende le mie cartucce e comincia a sparare. Dopo sette otto colpi il fucile s’inceppa: un bossolo è rimasto nella canna. Nel tentativo di estrarlo perde la molla del serbatoio, volata chissà dove, per cui il fucile può sparare solo ad 1 colpo.

Allora mi chiede di andare alla macchina a prendere il fucile di riserva, una doppietta Gitti soprannominata “il tizzone” perchè ha le chiusure traballanti, mentre a lui lascio la Saint Etienne. Quando finalmente torno al mio posto  sono circa le 11,30 ed il movimento è scemato. Ancora una mezz’ora e ritorniamo alle macchine. Per parte mia ho abbattuto 75 tordi (recuperati) sparando oltre 300 cartucce. In 6 abbiamo preso oltre 500 tordi.

Facciamo colazione con focaccia, vuota e ripiena con la cipolla, panini, vino e birra. Verso l’una, dopo un timido tentativo di Pierino che vorrebbe trattenersi anche il pomeriggio, si decide di rientrare. Purtroppo mi aspetta l’ultimo supplizio: zio Franco mi affida la guida della macchina. Mentre dopo qualche chilometro lui e Raffaele russano come tromboni, io cerco di tenermi sveglio fumando una sigaretta dietro l’altra (allora da incosciente fumavo!) e ciò nonostante, percorro gli ultimi Km da Martina Franca a Fasano quasi dormendo. Arrivato a casa rovescio sul tavolo della cucina questo enorme numero di tordi tra le urla di raccapriccio di mia madre che non sa dove mettere tutta quella selvaggina. Sono distrutto ma felice per essere stato attore di una giornata indimenticabile che rimarrà per sempre indelebile nell’archivio dei ricordi.
 
Riccardo Turi
Fasano di Puglia, Gennaio 1967
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*Foto di repertorio e non corrispondenti al Racconto dell’Autore.
(Archivio Caccia Passione)

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