Caccia: Calabria, Trematerra sull’aumento della tassa venatoria

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Michele TrematerraL’assessore all’Agricoltura della Regione Calabria, Michele Trematerra, risponde sull’aumento della tassa venatoria asserendo che l’adeguamento è dovuto per legge.

Si legge in una nota della Regione Calabria la risposta dell’assessore Michele Trematerra alle invettive del consigliere Mauro Tripodi sull’aumento della tassa venatoria regionale ed afferma che “si tratta di atti amministrativi dovuti per legge”.

Spiega l’assessore Trematerra sulla questione, “Infatti all’art.23 la Legge 157/92 (Tasse di concessione regionale), comma 2, stabilisce che la tassa di cui al comma 1 e’ soggetta al rinnovo annuale e può essere fissata in misura non inferiore al 50% e non superiore al 100% della tassa erariale di cui al numero 26, sottonumero I, della tariffa annessa al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.641, e successive modificazioni”.

Inoltre prosegue l’assessore, “La Legge 31 marzo 2005 n.43 all’art. 9, allegato 2-ter “modifiche alle tasse sulle concessioni governative” elenca gli importi aggiornati delle tasse sulle concessioni governative e fissa al Titolo II “Pubblica sicurezza” la tassa nazionale di rilascio e di rinnovo annuale della licenza di porto di fucile uso di caccia e abilitazione all’esercizio venatorio ad euro 168,00”.

Continuando spiega ancora Trematerra, “La Legge regionale 23 dicembre 2001 n.47 all’art.14 comma 2 stabilisce che dall’anno 2012 gli importi della tassa sulle concessioni regionali, come indicati nella tariffa allegata al decreto legislativo 22 giugno 1991 n.230, sono aumentati del 20%. Per cui la tassa regionale e’ stata aggiornata ad euro 100,80 determinati per come di seguito: euro 84,00 per effetto dell’art. 9 della legge 43/2005 (giusto il 50% della tassa governativa); euro 16,80 per effetto dell’art. 14 della L.R. 47/2011”.

Concludendo sottolinea Trematerra, “Quindi l’aumento è frutto di disposizioni di legge applicate al minimo consentito. La mancata applicazione comporterebbe un danno all’erario sanzionabile dalla Corte dei Conti”.

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