Caccia: Sardegna, Pisanu, “Cacciatori ancora presi in giro”

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Marco Efisio Pisanu - SardegnaCaccia: Sardegna, Comitato Regionale Faunistico ostile all’Attività Venatoria; Pisanu di Caccia Pesca Ambiente, “Cacciatori ancora presi in giro”.

Per la nostra Associazione era la prima apparizione in seno al Comitato Regionale Faunistico e i sospetti di un ambiente ostile contro la nostra categoria hanno avuto conferma nell’incontro dell’8 Gennaio scorso. La riunione che avrebbe dovuto rendere il mal tolto ai cacciatori (caccia al tordo chiusa l’8 di Gennaio) e alle Aziende commerciali che vivono grazie all’attività venatoria si è conclusa con un nulla di fatto, registrando l’ennesima presa in giro per i cacciatori e un danno economico rilevante per le Aziende del settore.

Nonostante il supporto normativo, l’ingiustificata presa di posizione dell’Assessore all’Ambiente (sicuramente mal consigliato) ha vanificato le speranze di chi si aspettava il prolungamento della caccia al tordo fino al 31 Gennaio 2015. Prima del resoconto della riunione del CRF, è doveroso far sapere che i funzionari dell’Assessorato hanno inviato il materiale oggetto di discussione nella riunione sopra citata, alle ore 13,50 del giorno prima della discussione, non permettendo di fatto una seria analisi della documentazione inviata. Il primo punto prevedeva l’approvazione del regolamento del CRF. La bozza che ci è stata presentata era redatta in maniera unidirezionale e anti democratica, tant’è vero che più di un rappresentate delle Associazioni e degli Enti presenti ha chiesto modifiche e il rinvio dell’approvazione ad altra data.

 

Il secondo punto prevedeva la presentazione dello studio Anthus, dove sono nate le prime discussioni in merito ai dati presentati e alla palese posizione del relatore contro la caccia, che in maniera poco convincente affermava: “Si potrebbe presumere che i tordi inizino la risalita per la migrazione pre-nuziale dall’11 Gennaio…”. In risposta alle “presunzioni” di risalita del tordo dalla Sardegna, verso gli areali di riproduzione all’inizio della seconda decade di gennaio, noi abbiamo citato una copiosa bibliografia scientifica, nazionale ed internazionale, che dimostra risalite certe di migrazione del bottaccio a Febbraio e Marzo.

Ci permettiamo di segnalare studi e pubblicazioni scientifiche che individuano il mese di Gennaio come mese legato a spostamenti erratici in varie direzioni in tutto il bacino del Mediterraneo dovuti a ricerca di aree di alimentazione (“I tordi in Italia, ISPRA 2010”) e ad arrivi di nuovi contingenti, in area mediterranea, provenienti dai paesi dell’Est-Europa (“Payevsky VA, Vysotsky VG, Shapoval AP (2004) Demography and spatial distribution during migrations of hunting thrushes. ZoolJourn 83:342-354”). Tant’è vero che durante la riunione, il sottoscritto, rivolgendosi al relatore gli ha detto che si limitasse a presentare il lavoro della Società Anthus e di evitare di fare commenti personali che potessero influenzare i Componenti del CRF poco addentrati nella materia. Alla voce varie ed eventuali, il rappresentate della FIDC ha chiesto di riaprire la discussione sulla chiusura della caccia al tordo, così come promesso dall’Assessore e dai funzionari dell’Assessorato. Dopo alcuni interventi, tra i quali quello dei funzionari che hanno asserito che non c’erano più i tempi tecnici per chiedere il parere dell’ISPRA (falso…), non se ne veniva a capo, quindi l’Assessore ha chiuso la discussione chiedendo se ci fossero altre richieste.

A quel punto ho fatto mettere agli atti una proposta di allungamento della caccia al tordo fino al 31 Gennaio, chiedendo che venisse messa ai voti. Inizialmente l’Assessore sembrava disponibile, ma poi dopo l’intervento negativo del rappresentante dell’Assessorato alla Sanità, da uno degli esperti nominati dal consiglio regionale e della rappresentante della Provincia di Nuoro si è accesa una discussione che piano piano è diventata incandescente. In appoggio alla nostra richiesta, che, oltre al prolungamento della caccia al tordo fino al 31 Gennaio prevedeva anche alcune giornate supplementari da dedicare all’abbattimento degli animali dannosi, sono intervenuti per appoggiare la richiesta i rappresentanti della Confagricoltura e della Confederazione Italiana Agricoltori, chiedendo con decisione che la proposta venisse sottoposta a votazione. Quindi è intervenuto il rappresentante e il Direttore Generale dell’Assessorato all’Ambiente affermando che non si poteva più votare, ma senza dare la giusta motivazione. A quel punto ho provato nuovamente a chiedere di sottoporre la proposta ai voti, sottolineando anche che l’allungamento della caccia al tordo avrebbe dato una boccata di ossigeno alle Aziende del settore (Armerie e indotto), ribadendo che comunque si sarebbe trattato di una votazione, quindi senza nessuna certezza, affermando ancora che ognuno avrebbe votato secondo scienza e coscienza.

A dimostrazione dell’ambiente ostile e dell’accanimento verso la categoria dei cacciatori è intervenuto conto la votazione anche il segretario verbalizzante, al quale ho ricordato che il suo compito era solo quello di verbalizzare, invitandolo a non fare commenti. Nonostante tutto, l’Assessore ha deciso di non mettere ai voti la proposta, dimostrando poca sensibilità, oltre che alle richieste dei cacciatori anche verso le istanze provenienti dal settore agricolo. A dimostrazione che le nostre istanze erano legittime, in data 13 Gennaio il Vice Presidente del Consiglio Regionale ha presentato una interrogazione con richiesta di risposta scritta indirizzata all’Assessore all’Ambiente, dove in una dettagliata e motivata analisi ha chiesto:
1) quali siano le motivazioni che hanno indotto la chiusura della caccia al tordo bottaccio l’8 gennaio;
2) quali azioni intende intraprendere per consentire il prolungamento della caccia al tordo;
3) a quanto ammontano gli introiti derivanti dalle tasse sulla concessione regionale in materia di caccia e come vengono programmate e spese considerando che parte di esse dovrebbero essere impegnate per finanziare le Province per i piani di miglioramento ambientale tesi a favorire la riproduzione naturale della fauna selvatica;
4) quali iniziative si vogliono avviare per consentire di avere un dibattito franco, sereno e proficuo perché in Sardegna si arrivi ad una norma condivisa e seria che consenta di avere regole certe e chiare fin dal giorno del pagamento della tassa sulla concessione regionale in materia di caccia.

In conclusione vogliamo segnalare che la stampa e le TV locali, da noi contattate non hanno voluto dare spazio a questa vertenza. Con la presente si vuole manifestare anche il nostro (Associazioni di categoria e Aziende del settore) rammarico in merito alla non considerazione che le rispettive Redazioni hanno mostrato verso un problema che merita la stessa attenzione e lo stesso spazio concesso ad altri. L’Associazione che rappresento assieme al direttivo dell’Associazione Armieri sardi, sta portando avanti una battaglia tesa a tutelare la caccia e i cacciatori, ma anche finalizzata alla tutela delle attività del settore, che per la nostra Isola rivestono una importante fonte economica, basti pensare che in Sardegna si contano circa 120 Aziende che vivono grazie all’attività venatoria e che una stima per difetto fa girare l’economia per circa 1.000.000 di euro per ogni giornata di caccia.

( 21 gennaio 2015 )

Fonte: SassariNotizie

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