Gli ultimi giorni
A seguito del dibattito sviluppatosi negli ultimi giorni dopo l’approvazione del nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale e della diffusione di informazioni fuorvianti e minimizzazioni degli effetti da parte di sedicenti esperti, dottori senza laurea e interpreti improvvisati, che continuano a sostenere che poco o nulla sia cambiato e che siano invece “alcune associazioni” ad alimentare inutilmente la polemica, abbiamo ritenuto necessario mettere tutto nero su bianco. Le cose sono due: o questo PFVR è stato fatto per non essere applicato, oppure i cacciatori ne vedranno progressivamente gli effetti nella fase applicativa. Lo facciamo attraverso un documento puntuale e dettagliato, nel quale distinguiamo con chiarezza ciò che di positivo è stato introdotto — invero molto poco — dalle numerose e profonde criticità rimaste irrisolte.
Punto per punto
Sono le stesse criticità che Federcaccia Toscana-UCT, insieme a Enalcaccia Toscana e ANUU Migratoristi Toscana, ha evidenziato fin dalla pubblicazione del nuovo testo, portandole all’attenzione dei cacciatori, delle forze politiche e delle istituzioni attraverso un approfondito lavoro tecnico e una mobilitazione che ha coinvolto l’intera regione. Chi continua a sostenere che nulla sia cambiato o non ha letto attentamente il Piano, oppure ha scelto consapevolmente di non raccontare le conseguenze che molte delle nuove disposizioni potranno produrre nella fase applicativa. Il documento che pubblichiamo analizza i fatti, punto per punto, lasciando da parte rassicurazioni interessate, semplificazioni e narrazioni di comodo.
COSA È CAMBIATO E QUALI CRITICITÀ RESTANO? POCHI CORRETTIVI POSITIVI, MA NON BASTANO
Alcuni emendamenti, ottenuti anche grazie alle nostre osservazioni, hanno attenuato la deriva privatistica del testo iniziale e impedito l’applicazione anticipata di alcune disposizioni europee sul piombo. Miglioramenti importanti, ma insufficienti per esprimere un giudizio positivo sul Piano.
RIDIMENSIONATO IL RUOLO DEI CACCIATORI E DEGLI ATC
La caccia viene rappresentata soprattutto come un fattore di disturbo da limitare, mentre passa in secondo piano il contributo dei cacciatori alla biodiversità, alla gestione della fauna e al presidio del territorio. Vengono indeboliti anche il ruolo e l’autonomia degli ATC.
APPOSTAMENTI FISSI: PIÙ VINCOLI E MENO CERTEZZE
Il Piano non riconosce adeguatamente il valore ambientale degli appostamenti fissi e introduce restrizioni che potranno rendere difficili nuovi impianti e ricollocazioni, anche quando lo spostamento dipende da cause estranee alla volontà del titolare.
NATURA 2000, SIR E pSIC: LIMITAZIONI GENERALIZZATE
Le restrizioni vengono estese a tipologie di aree molto diverse, senza valutare caso per caso il reale impatto della caccia sulle specie e sugli habitat tutelati. Il rischio è quello di imporre vincoli ideologici e poco giustificati sotto il profilo tecnico.
UNA TOSCANA SEMPRE PIÙ “SEMIPROTETTA”
Accanto alle aree protette vere e proprie potrebbero aumentare le superfici nelle quali la caccia resta formalmente consentita, ma viene sottoposta a limitazioni sempre più stringenti e discrezionali.
SITI RETE NATURA 2000 E LIMITAZIONI DEGLI APPOSTAMENTI
Nei siti Natura 2000 vengono fissate delle densità massime di un appostamenti notevolmente inferiori rispetto all’attuale regolamentazione. Una soglia che potrà rendere quasi impossibile la ricollocazione degli impianti esistenti e produrre conseguenze sugli oltre 1.700 appostamenti interessati.
VINCA: PIÙ COSTI, PIÙ TEMPI E PIÙ BUROCRAZIA
Le nuove procedure potranno allungare i tempi delle autorizzazioni, aumentare i costi per i cacciatori e aggravare il lavoro degli uffici pubblici, fino al rischio di un vero cortocircuito burocratico.
PIÙ TERRENI POTRANNO ESSERE SOTTRATTI ALLA CACCIA
La nuova disciplina amplia le possibilità di escludere fondi rustici dalla caccia programmata, con il rischio di ridurre ulteriormente il territorio disponibile per l’attività venatoria.
AREE VOCATE E NON VOCATE: CONFINI SEMPRE IN DISCUSSIONE
La revisione delle perimetrazioni dopo uno, due e cinque anni renderà instabili i confini delle aree gestionali. Le conseguenze potranno ricadere sull’organizzazione delle squadre di caccia al cinghiale, sui distretti di selezione e sull’attività degli ATC.
LA FAUNA SUBORDINATA AGLI INTERESSI AGRICOLI
Il Piano rischia di affermare il principio secondo cui la fauna debba essere drasticamente ridotta ovunque sia presente un’attività agricola. Una visione lontana da una gestione equilibrata e scientificamente fondata del patrimonio faunistico.
CERVIDI: PROBLEMI GESTIONALI SENZA RISPOSTE
Il PFVR non affronta adeguatamente gli squilibri che interessano capriolo e cervo in diversi territori della Toscana, lasciando irrisolte criticità che incidono sulla conservazione e sulla corretta gestione delle popolazioni.
UNA CONTRADDIZIONE POLITICA E GESTIONALE
Da una parte si chiede di limitare la caccia in nome della tutela degli animali; dall’altra si approva un Piano che, nelle aree agricole, punta a una forte riduzione della fauna selvatica. Due impostazioni opposte che non costruiscono alcun vero equilibrio.
CALENDARIO VENATORIO: NUOVI RISCHI E INCERTEZZE
Il richiamo ai “Key Concepts” e all’Atlante Europeo delle Migrazioni potrebbe favorire nuove interpretazioni restrittive, ulteriori ricorsi e maggiore instabilità dei calendari venatori. Con Combattente e Pavoncella già sacrificati.
LA NOSTRA AZIONE CONTINUA
Federcaccia Toscana-UCT, Enalcaccia Toscana e ANUU Migratoristi Toscana continueranno a tutelare i cacciatori con argomentazioni tecniche, scientifiche e giuridiche, senza cedere a narrazioni rassicuranti prive di riscontro. Approfondiremo ogni disposizione e intraprenderemo tutte le iniziative necessarie: sarà soprattutto la fase applicativa a dimostrare chi aveva letto correttamente il Piano e chi, invece, ne aveva minimizzato gli effetti.



































