Franchi Condor calibro 12: una raffinata doppietta del 1952

Franchi Condor - Poco dopo la conclusione della II GM e il dissolversi delle commesse militari l’industria armiera italiana era dedita a soddisfare le richieste nel settore civile dove il tiro di pedana e la caccia erano tornate ampiamente in auge

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Franchi Condor
Il Franchi Condor in calibro 12

Franchi Condor – Nel periodo immediatamente successivo alla II GM la S.A. Luigi Franchi di Brescia era una robusta azienda industriale dedita alla realizzazione del suo nuovo semiautomatico, il Mod. 48, che avrebbe raggiunto negli anni a venire un successo di enormi proporzioni. Insieme manteneva una produzione accurata di raffinate doppiette, al tempo non ancora superate nei gusti della clientela dai sovrapposti e poi proprio dai semiauto: nei due canne affiancate la Casa disponeva di un cospicuo ventaglio di proposte adatto a soddisfare le diverse esigenze del mercato. Negli Anni Trenta era nata la Imperiale Montecarlo, l’arma pensata per la caccia e per il tiro al piccione,  mutuando il nome proprio dallo splendido impianto monegasco dove avrebbe conosciuto vittorie strepitose. Lasciamo da parte l’Imperiale e le sue diverse declinazioni che, in tale periodo, vedono mutare alcuni particolari di non secondaria importanza, focalizzando l’attenzione sulla sorella minore, la doppietta Condor: osservando oggi questo esemplare del 1952 si resta ammirati per la linea, i volumi e l’esecuzione, un concentrato di classe e di tecnica che muove sentimenti di apprezzamento e riverenza verso chi l’ha fatta. Usiamo proprio questo verbo perché una gran parte delle componenti vedeva un realizzazione manuale: abbiamo avuto la fortuna durante una visita alla Franchi, quand’era ancora in via del Serpente a Brescia, di osservare all’opera il mitico Bortolo Gitti che, martello e scalpello alla mano, dava la caratteristica forma tondeggiante ai seni di bascula di una doppietta Diana. Davvero uno spettacolo entusiasmante di arte armiera. Torniamo alla Condor che racchiude una parte consistente delle specifiche della sorella maggiore, con qualche riduzione utile a mantenere una quotazione più favorevole.      

Franchi Condor – La bascula

franchi condor
Quasi tutte le immagini danno la possibilità di apprezzare le sobrie, eleganti e raffinate incisioni: qui però ci soffermiamo sulla curva acuta dell’apice della cartella, la rotondità compressa del seno e il suo fine cordoncino di bordatura

Già al primo colpo d’occhio si rimane colpiti dall’armonia dell’insieme: caratteristica di queste Franchi la bascula di ridotte proporzioni, anche nello spessore, i seni quasi avvolgenti e leggermente compressi sulla parte posteriore, bordati da un minutissimo cordoncino a rilievo. Gli acciarini sono del tipo H. & H. a doppia stanghetta di sicurezza e con una fine regolazione degli scatti: già questo basterebbe a qualificare l’arma, ma l’esecuzione certifica a maggior ragione il situare la Condor tra le doppiette di classe superiore. Le misure cui prima abbiamo accennato investono anche la piastra: limitato sviluppo in altezza, inserimento nel fianco di bascula con arco a tutto sesto mentre il rinforzo laterale che la ospita presenta una curva più acuta, in sintonia con quella dell’apice posteriore, tutto finalizzato alla funzione e all’eleganza filante del disegno. L’osservazione della testa pone in evidenza i due filetti lucidati a bordare i seni e la modellatura della testa con incavi e rilievi abilmente giocati per ravvivare i volumi dove si inserisce il disco della chiave fissato, va ben detto, con la classica vite a spacco fine. Proprio la chiave è uno dei segni distintivi di un fucile basculante: quella della Franchi ha una propria personalità specie nella forma del pulsante, se vogliamo posta a mezzo fra quelle dei grandi inglesi e belgi. L’ovale allungato risulta decisamente bello e il dito lo spinge con naturalezza azionando l’apertura delle canne. Soffermiamo adesso lo sguardo sulla codetta superiore di bascula: apprezzabile lo stile quasi severo della rastremazione con la corta punta lanceolata dov’è inserito il tasto della sicura, anch’esso in assonanza stilistica con il suo supporto. Passiamo al dorso dove risaltano le misure compatte con la parte anteriore leggermente affusolata alla congiunzione con il testacroce. I bordi vengono posti in evidenza dai due cordoni lucidati discendenti dai rinforzi laterali: nulla di più, con un’asciuttezza stilistica che tiene a bada i costi evidenziando la classe. Da ultimo si apprezza l’incastro preciso nel dorso del prolungamento del ponticello, fermato da una vite e dissimulato dalle incisioni a bouquet di rose, girali e piccoli fregi giocati magistralmente con un’ombreggiatura discreta: ovviamente l’incisione risalta ugualmente sulle altre parti della bascula e sulle cartelle laterali. Da sottolineare come l’entità e la finezza dell’ornato siano perfettamente consequenziali alla sostanza tecnica ed esecutiva del fucile che, ripetiamo, era un modello di grado inferiore alle diverse proposte dell’Imperiale Montecarlo: l’indimenticato Gianoberto Lupi sosteneva, a ragione, che una brutta incisione su un bel fucile fosse sgraziata, ma una bella incisione su un fucile dozzinale fosse orrida. Diamo uno sguardo attento a tenute e chiusure: tavola compatta con perno riportato e le due mortise separate dal traversino integrale, quella posteriore che penetra oltre la faccia di bascula, spigoli vivi, chiusure nel segno di Purdey con la doppia ai tenoni e la terza del 1° tipo; i percussori sono contornati da grani sostituibili fissati con una vite e provvisti di due fori di sfiato. 

Franchi Condor – Le canne

franchi condor
Qualche striatura all’interno delle canne indica l’uso recente del fucile e una pulizia a fondo rimandata a miglior momento: l’esecuzione della volata, compresi i triangoli di occlusione, è a regola d’arte. Il mirino di una simile doppietta non può che essere il classico cabochon in ottone

Passiamo alle canne, altra componente qualificante della Condor: lunghezza classica di 70 cm, foratura a 18,3 mm e strozzature pari a 7/10 e 9/10, meritoriamente responsabili a detta e prova del possessore, di tiri eccellenti a distanze considerevoli e non saltuariamente, ma con ripetitiva costanza: va detto che chi la imbraccia è un formidabile colpitore di migratoria quindi sa sfruttare per bene le prerogative del suo fucile. Per l’acciaio è stato scelto uno dei marchi di maggior pregio, il Vickers inglese cui si è data una “super cromatura” interna a garanzia contro inneschi corrosivi e un’eventuale incuria dell’acquirente, cosa che fortunatamente non s’è verificata. Pregevole il ricavare dal massello di ogni canna il semipiano di appoggio alla tavola di bascula e valido, nella giunzione dei due tubi, il fissaggio del gruppo dei tenoni tramite un incastro a coda di rondine e saldatura con lega a basso punto di fusione: presumiamo sia tale poiché non si vedono quelle piccole emissioni di ossido verdastro caratteristiche delle saldature a forte dove una componente dell’ottone è proprio il rame. Foratura e raddrizzatura sono eseguite a regola d’arte e le bindelle saldate con cura: quella superiore è concava e ombreggiata a mano con lavoro incrociato di lima.

Franchi Condor – I legni

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Dilatando il campo visivo si osserva il rinforzo laterale della bascula dalla curvatura appena più acuta dell’arco tondo secondo le modifiche apportate al disegno nel dopoguerra: la cartella per contro mantiene la curvatura a tutto sesto

La calciatura vede in opera due pezzi di noce di grado medio elevato, dal colore mielato di fondo e fiammature brune ben disposte in asse con la forza del rinculo; seguono l’impugnatura a mezza pistola con coccia riportata, il nasello mediamente elevato e il dorso a profilo lineare e di spessore conveniente per garantire un confortevole appoggio della guancia senza gravare eccessivamente sul peso. Nell’astina di forma classica, molto snella e affusolata, è posto il testacroce con il meccanismo a pompa di aggancio alle canne; nell’incavo della croce sono evidenti gli scassi entro cui lavorano i denti posti nella cerniera di bascula per l’armamento degli acciarini e il congegno di eiezione automatica i cui martelletti sporgono nella superficie superiore.

Franchi Condor – Per concludere

Le quotazioni delle Condor hanno risentito della depressione in atto da tempo sul mercato: ciò non di meno mantengono valori adeguati alla loro caratura. Molte sono nel classico calibro 12, ma se ne trovano nel calibro 16, riscoperto da diversi cultori in anni recenti, e poi nel grazioso calibro 20, un tempo riservato alle gentili cacciatrici e poi adottato da rudi cacciatori alla ricerca di minor fatica nel porto e maggiore sportività e destrezza nel tiro. Se ne capita una valutatene accuratamente l’originalità, in particolare nella foratura delle canne, poi a seguire tutti gli altri particolari che certificano l’assenza di manomissioni. Di qui una contenuta forzatura al portafoglio permetterà di portare a casa un pezzo di storia armiera italiana.

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1 COMMENTO

  1. amo il mio fucile Fausti sovrapposto ma tenerlo e non poterlo usare è peggio ..così ho deciso di venderlo x non vederlo ..è un gran bel fucile datato ma tenuto bene e poco usato ..se ci sarà un acquirente sono sicuro che sarà felice dell’affare che farà ..i miei amici mi dicono che venderlo è da pazzi troppo bello da collezione quindi più difficile trovare un compratore …spero di si e gli auguro di poterlo usare e goderselo x sempre ….

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