La minaccia della peste suina sulla Lombardia, Rolfi: “Abbattere i cinghiali”

L'assessore regionale chiede piani di contenimento, nonché semplificazioni all'attività venatoria.

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PesteCome se non bastasse già il coronavirus a creare problemi alla Lombardia, lo spettro di una seconda malattia infettiva ha fatto scattare un nuovo allarme nella regione italiana più colpita dal covid-19. Si tratta della peste suina africana (Psa), una malattia che non è in grado di contagiare gli esseri umani ma che è mortale per i suini. L’infezione non può essere trasmessa agli uomini in nessun modo, neppure attraverso il consumo di carne di animali malati. Gli effetti della PSA sono tuttavia pesantissimi per gli allevamenti di maiali. Fatta questa doverosa premessa, è importante evidenziare l’entità del problema.

Anche perché la malattia potrebbe falcidiare migliaia di suini, danneggiando uno dei settori economici più importanti dell’Italia. L’assessore regionale all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia, Fabio Rolfi, ha spiegato che la peste suina si può combattere, o per lo meno mitigare, in un unico modo: abbattendo i cinghiali. Il problema è che il governo, compreso il ministro Bellanova, sta andando “nella direzione opposta”. “I cinghiali selvatici – ha sottolineato Rolfi – sono i vettori principali di peste suina. Le Regioni sono lasciate sole, gli agricoltori abbandonati nonostante le promesse dei ministri competenti e dei loro sostenitori. A oggi non ci sono misure concrete, le iniziative delle Regioni vengono impugnate dal Governo e i piani per contenere la fauna selvatica vengono attaccati dalle associazioni pseudoambientaliste”.

Detto altrimenti, l’esecutivo starebbe ignorando un problema che potrebbe (usiamo il condizionale) riguardare presto anche l’Italia. Il motivo di una simile previsione è semplice: un caso di peste suina è stato rilevato in Germania lo scorso 10 settembre. E l’arrivo in Italia di questa malattia comporterebbe un danno incalcolabile all’economia. “In particolar modo alla Lombardia – ha fatto notare ancora Rolfi – dove viene allevato il 53% dei suini italiani, alla base delle grandi filiere agroalimentari. Servono azioni concrete, non chiacchiere”. L’assessore chiede piani di contenimento, nonché semplificazioni all’attività venatoria, che consente “di contrastare la fauna selvatica“, e sostegno alle iniziative delle Regioni. Con il lockdown imposto dal governo anche l’azione di contenimento della fauna selvatica rischia di risentirne. Tutto questo, ha aggiunto Rolfi, “può comportare per i prossimi mesi un drastico aumento dei cinghiali e di conseguenza di incidenti stradali, di danni all’agricoltura e di rischi di peste suina”.

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