La Provincia di Bolzano avrebbe fatto richiesta di apertura della caccia nel Parco Nazionale dello Stelvio.
Infatti la, richiamandosi al DPR del 1974 “Norme di attuazione dello Statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige in materia di proprietà culturali, caccia e pesca, agricoltura e foreste del 1974” si cerca di ampliare gli abbattimenti selettivi nell’Area protetta – previsti anche nella normativa nazionale – ma si conclude che «Nei parchi naturali costituiti dalla provincia l’attività venatoria è consentita ed esercitata con le modalità e le condizioni previste dalla legge provinciale. Nei parchi nazionali, nei parchi naturali regionali e nelle riserve naturali l’esercizio venatorio è disciplinato con legge provinciale nel rispetto dello statuto della presente norma di attuazione».
Si configurerebbe quindi un superamento di fatto della legge nazionale 394/91, che proibisce l’attività venatoria nei Parchi e si concretizzerebbe uno dei peggiori rischi paventati dagli ambientalisti con lo spezzatino “regionalista” del Parco Nazionale dello Stelvio: la reintroduzione della caccia che avrebbe fatto parte dell’accordo tra PD e Südtiroler Volkspartei al quale ha partecipato ben volentieri anche il centro-destra.
A lanciare l’allarme è stato Franco Pedrotti, autore del libro Vicende storiche del Parco Nazionale dello Stelvio e noto botanico, naturalista e cartografo, che ricorda che già «nel 1964 la Regione Trentino Alto Adige aveva approvato la legge regionale n. 30 del 7 settembre 1964, con la quale veniva ammessa la caccia in più della metà dei settori di Trento e Bolzano del Parco Nazionale dello Stelvio, Oltre a cervo, camoscio e capriolo, si potevano cacciare addirittura le marmotte, e inoltre era permessa la caccia al canto al gallo forcello e al gallo cedrone (SIC!). A titolo di esempio, soltanto nel 1968 vennero abbattuti 20 capi di gallo forcello, 5 in provincia di Trento e 15 in quella di Bolzano. Nel 1981 la Provincia di Bolzano ha adottato un sorprendente provvedimento: la caccia a lepre, lepre bianca, volpe, tasso, martora, francolino di monte, cesena, tordo, storno, merlo e altre specie “minori”». L’allora presidente del Wwf di Trento, Francesco Borzaga, ricorse più volte al Consiglio di Stato e alla fine, nel 1983, riuscì ad ottenere l’abolizione della caccia nel Parco nazionale dello Stelvio.
Secondo Pedrotti, «Ora siamo di nuovo al punto di partenza, la provincia di Bolzano ha chiesto l’apertura della caccia in sede di Commissione dei 12, nella seduta di ieri» e l’ambientalista fa notare che «La legge nazionale sulle aree protette vieta la caccia nei parchi, nazionali, regionali e provinciali. Come è noto, nei parchi naturali della Provincia di Bolzano e di Trento sono aperte alcune forme di caccia; pertanto, tali parchi, non dovrebbero neppure essere inseriti nell’elenco ufficiale delle aree protette italiane».
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