Proliferazione cinghiali causata dai cacciatori, la tesi del docente universitario

Secondo il docente, l’aumento dei danni all’agricoltura e degli incidenti stradali sono conseguenza della pressione venatoria.

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DocenteLa tesi, seppure scientifica, farà senz’altro arrabbiare i cacciatori. Andrea Mazzatenta, docente di Medicina Veterinaria all’Università di Teramo, sostiene che la proliferazione dei cinghiali è causata dai cacciatori. Secondo il docente, l’aumento dei danni all’agricoltura e degli incidenti stradali sono conseguenza della pressione venatoria. Gli ungulati, spaventati e messi sotto stress dalla battute di caccia, fanno più cuccioli. Inoltre, “gli stessi cacciatori hanno creato il problema, introducendo per i loro interessi il cinghiale ungherese in Italia, specie più grande e prolifica”.

Tesi fatta propria dal capogruppo dei 5 Stelle in Consiglio comunale ad Acqui Terme, Mauro Ghione, e in discussione nell’assemblea della città termale domani sera, 9 febbraio, ma applicabile ovunque e già fatta propria nei parchi e nelle aree protette, dove il contenimento avviene su basi scientifiche, con maggiore successo che all’esterno. A Carrega Ligure, per esempio, l’amministrazione comunale ha optato per la creazione del Parco dell’Alta Val Borbera anche perché i piani di contenimento attuati dall’Atc non funzionavano: meglio attivare le modalità messe in pratica nelle aree protette “Le azioni di controllo – sostiene il documento presentato dal consigliere comunale – sono inefficaci e stanno mettendo in ginocchio gli agricoltori anche perché il personale delle Province addetto ai controlli è in numero ridotto”.

Nel primo semestre del 2019 in provincia di Alessandria sono stati 150, tanti quanti l’intero 2018. Inoltre, nel 2020 i numeri dei cinghiali sono cresciuti per via del lockdown e al conseguente stop ai piani di abbattimento. Il documento proposto dai 5 stelle chiede alla Regione di aumentare il numero delle guardie venatorie alle dipendenze delle Province e impiegate nei piani di controllo. Propone inoltre di attuare in via sperimentale, solo nelle aree protette regionali, gli ultrasuoni sperimentati in Toscana con apparecchi che emettono dei suoni a frequenze variabili, non udibili dall’uomo. Un metodo non cruento per allontanare i cinghiali dai campi coltivati che non dovrebbe portare alla proliferazione degli animali (Giornale7.it).

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