In un servizio andato in onda sulle reti Rai il 28 Febbraio 2021, i cacciatori vengono screditati perché, a parere dei conduttori, durante la pandemia è stato concesso ai praticanti l’attività venatoria di andare a caccia senza alcuna limitazione. Cosa assolutamente non vera. Denigrare così in un programma televisivo i cacciatori in prima serata è una cosa assurda. I cacciatori sono dei cittadini di serie A, con la fedina penale perfettamente pulita, ma nonostante questo non è stato loro concesso di poter praticare l’attività venatoria perché il Governo non ha voluto paragonare l’attività venatoria alle altre attività sportive esercitate all’aperto e nel rispetto del distanziamento sociale.
Il Governo ha consentito a ciclisti, podisti e a molti altri sportivi di esercitare le loro attività all’aperto, ma non ai cacciatori i quali, dopo aver pagato ingenti tasse di concessione hanno visto negare loro il diritto di poter esercitare la loro attività. Non appagati dalla descrizione diffamante del cacciatore, anche in questo programma viene fatta dell’ulteriore disinformazione, adducendo che sia la caccia la prima causa di diffusione dell’influenza aviaria, senza considerare che anche l’Unione Europea ha riconosciuto l’inestimabile contributo dei cacciatori nel monitoraggio sullo stato di salute dell’avifauna per denunciare prontamente l’insorgenza dei focolai di influenza aviaria. L’obiettivo dell’Associazione per la Cultura Rurale è quello di unire le forze di tutti i portatori della Cultura Rurale per far conoscere i nostri valori, le nostre tradizioni e la nostra Cultura che troppo spesso viene diffamata dagli animal-ambientalisti.
Giornalista. Nato a Roma nel 1982. Tante passioni, tra cui quella per l'ambiente, il territorio e la ruralità, maturata grazie alle vacanze nell'Appennino Umbro-Marchigiano e ai racconti dei cacciatori del posto. Ha dedicato parte dei suoi studi all'agricoltura e all'economia "green".
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