Tordo: biologia della Specie Turdus e flussi migratori italiani ed esteri dei tordi

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Il Tordo: In questo articolo descriveremo il tordo in tutti i suoi aspetti che lo riguardano: la biologia, l’alimentazione, l’habitat e la fenologia delle migrazioni. Conoscere una specie cacciabile e le sue abitudini, consente una sua più efficiente gestione e conservazione nel territorio.

Il tordo bottaccio, nome scientifico Turdus philomelos secondo la classificazione fatta da C.L. Brehm nel 1831, è un uccello della famiglia dei Turdidae.

Il tordo è presente in gran parte del nord Europa, soprattutto in Francia, Regno Unito, Scandinavia, Germania, Russia e Alpi italiane, nel periodo estivo dove nidifica, mentre trascorre il periodo invernale nelle regioni del mediterraneo, in particolare in Italia, Spagna, Croazia, Grecia e nord Africa.

Nel nostro paese si registra la sua presenza all’inizio dei primi di ottobre fino tutto marzo. Una grande quantità di esemplari è stata individuata nelle aree collinari del centrosud, nelle quali si ciba principalmente di olive e bacche.

Il suo habitat ideale sono i boschi di conifere, le campagne coltivate a frutteti, i giardini, le piazze alberate, gli oliveti, le macchie vigneti e la macchia mediterranea
L’alimentazione del tordo è costituita essenzialmente da insetti di vario tipo, ghiande, piccoli semi e frutta di cui è molto goloso, e per tal motivo tende ad arrivare in pianura fino in città per procacciarsi il cibo.

Dal punto di vista estetico è simile alla tordela, dalla quale si differenzia per il fatto che è di taglia molto più piccola. Infatti, il tordo raggiunge i 22 cm di lunghezza, i 75 grammi di peso e presenta il sottoala di colore camoscio (bianco nella tordela), con la coda ed il dorso di colore marrone chiaro, fianchi e petto di colore chiaro, tendenti quasi bianco, con i classici puntini neri dei tordi, che in genere non toccano il ventre a differenza della tordela. Questo uccello si può facilmente confondere con il Tordo sassello della medesima taglia, dal quale si contraddistingue oltre per le diverse abitudini anche dai colori più chiari nel sotto ala e dai puntini neri distribuiti in maniera più omogenea e per la presenza, nel sassello, di un pronunciato sopracciglio chiaro, oltre che dal suono emesso: il tordo bottaccio emette un verso secco e metallico, chiamato zizzo, unico nel suo genere, dalle tonalità molto armoniose.

La consistenza della popolazione nidificante in Europa è stimata in oltre 20.000.000 di coppie. Tale popolazione si è conservata numericamente stabile tra il 1970 ed il 1990, ma nel decennio successivo si è registrata una riduzione della consistenza della popolazione presente in Germania, quest’ultima controbilanciata da un incremento registrato per i due nuclei chiave presenti in Francia e Norvegia. La consistenza complessiva è quindi rimasta stabile e, pertanto, la specie è, allo stato attuale, considerata in buono stato di conservazione.

Nel nostro paese il tordo bottaccio è una specie nidificante nel periodo estivo sulle Alpi, più scarsa e localizzata sugli Appennini, parzialmente sedentaria, con una popolazione complessiva stimata in 100.000-300.000 coppie con tendenza alla stabilità o ad incrementi locali.

I tordi raggiungono l’Italia regolarmente presentandosi con popolazioni migratrici e svernanti provenienti da altri Paesi europei. Un dato negativo riguarda la mancanza di stime numeriche dei contingenti in transito e in svernamento in Italia, a causa delle difficoltà oggettive di rilevamento dei piccoli passeriformi migratori su ampia scala geografica.

Il periodo di riproduzione identificato in l’Italia nel documento ORNIS della Commissione Europea va dalla Fenologia riproduttiva al periodo di riproduzione, quest’ultimo definito per l’Italia nel documento ORNIS della Commissione Europea, il quale è compreso dalla prima decade di marzo alla seconda decade di agosto.

La migrazione post-riproduttiva viene compiuta dal tordo tra la metà di settembre e novembre, con picchi tra fine settembre ed inizio novembre e nelle prime due decadi di ottobre. La migrazione pre-riproduttiva inizia già a gennaio e si prolunga fino ad aprile, con picco tra febbraio e marzo. La distribuzione stagionale del campione complessivo delle ricatture di esemplari inanellati all’estero, considera le prime segnalazioni post-riproduttive nel mese di agosto.

Tuttavia, è dalla fine di settembre che i contingenti di migratori iniziano a raggiungere il nostro paese e l’intensità dei movimenti aumenta in ottobre, con un picco di segnalazioni raggiunto nella terza decade di quest’ultimo mese. Anche nella prima decade di novembre si registrano frequenze ancora molto elevate, dopo di che le ricatture iniziano a diminuire, per poi tornare a crescere già dalla terza decade di dicembre e quindi in gennaio, in concomitanza con l’inizio dei movimenti di ritorno attraverso il nostro Paese.

A tal proposito, si registra un massimo stagionale nell’ultima decade del mese e nella prima di febbraio. Successivamente segue un progressivo calo, fino alle fasi più avanzate e conclusive della migrazione primaverile. La fenologia della migrazione risulta essere particolarmente diversificata su base regionale, con date di arrivo dei migratori autunnali molto posticipate nelle regioni meridionali e date di partenza verso il nord nettamente anticipate.

Il periodo di migrazione pre-nuziale definito per l’Italia secondo il documento ORNIS della Commissione Europea, è compreso tra la seconda decade di gennaio e la seconda decade di aprile.

In Italia sono stati segnalati soggetti provenienti da un vastissimo bacino geografico, ma le due principali aree di origine sono localizzate in Europa orientale, nella fattispecie in Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia e Russia, e direttamente a nord dell’Italia, ossia in Germania e Svizzera. Sono stati segnalati anche soggetti provenienti dall’area balcanica e, ancor più ad est, da siti localizzati in Asia centrale.

Alcuni studi, hanno confermato che è venuto meno importante il ruolo dei Paesi scandinavi, dai quali molti Tordi bottacci migrano verso Sud-Ovest, transitando a latitudini settentrionali rispetto all’Italia.

Esistono, tuttavia, alcuni problemi di conservazione connessi all’attività venatoria. I dati di carniere ottenuti tramite questionari inviati dall’INFS (oggi ISPRA) a tutti gli uffici caccia regionali, mettono in evidenza chiaramente come il Tordo bottaccio sia di gran lunga la specie maggiormente cacciata in Italia, in termini sia di numero che di capi abbattuti.

Nonostante i dati acquisiti siano parziali, poiché non in tutti gli ambiti di caccia vengono raccolti e analizzati i dati dei tesserini venatori, si evince un prelievo stimabile in alcune decine di milioni di individui all’anno. Nella sola provincia di Brescia, ad esempio, ogni anno vengono abbattuti legalmente dai 400.000 ai 600.000 tordi bottaccio.

Il periodo di caccia attualmente previsto dalla normativa nazionale, il quale è compreso tra la terza domenica di settembre ed il 31 gennaio, non è coincidente con le indicazioni contenute nel documento ORNIS della Commissione Europea, le quali prevedono una chiusura anticipata al 10 gennaio.

Le modalità con cui la caccia ai tordi viene praticata aumenta il rischio di abbattimenti involontari di specie protette. Nel caso del Tordo bottaccio la specie protetta che può essere più facilmente abbattuta per errore è la Tordela Turdus viscivorus.

Al fine di garantire la compatibilità del prelievo, inoltre, dovrebbero essere promosse attività di monitoraggio delle popolazioni nidificanti, migratrici e svernanti e dovrebbe essere sviluppata, in maniera adeguata sotto tutti i punti di vista, la raccolta e l’analisi delle informazioni sui capi abbattuti.

 

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