Fondi pubblici della Regione Veneto alle associazioni dei cacciatori, per contrastare il bracconaggio, finiti anche in patatine, pizzette e prosecco di rinfreschi e buffet. È l’ipotesi sulla quale stanno indagando in Veneto la Corte dei Conti e la Guardia di Finanza. Si tratta di 262 mila euro erogati nel 2018 dalla Regione Veneto alle associazioni venatorie, che in piccola parte – riferisce il Gazzettino – sono finiti per pagare salatini, pizzette sfoglia, bottiglie di vino e acqua, altri prodotti per rinfreschi.
Le Fiamme Gialle hanno chiesto gli atti alla Regione. Adesso di quei contributi finiti in prodotti alimentari si sta interessando anche la Corte dei Conti. Erano stati alcuni consiglieri regionali a chiedere chiarimenti sulle spese sostenute dalle associazioni venatorie con i contributi pubblici.
Giornalista. Nato a Roma nel 1982. Tante passioni, tra cui quella per l'ambiente, il territorio e la ruralità, maturata grazie alle vacanze nell'Appennino Umbro-Marchigiano e ai racconti dei cacciatori del posto. Ha dedicato parte dei suoi studi all'agricoltura e all'economia "green".
Post social molto apprezzato Poco più di due settimane: l'edizione 2026 dell'EOS Show, svoltosi per la prima volta nella sua storia a Parma, si è appena conclusa ma bisogna fare i conti con le polemiche - prevedibili - di una...
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Il progetto È disponibile il "Rapporto sull'attività di monitoraggio del lupo nella provincia del Verbano Cusio Ossola per gli anni 2023-2024 e 2024-2025. Il monitoraggio effettuato nel 2023-2024 si è inserito nell'ambito del Progetto LIFE 18 NAT/IT/000972 WOLFALPS EU, progetto...
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Nuovo esame sul campione L'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte Liguria e Valle d'Aosta si è visto costretto a rettificare un caso di positività da parte di un cinghiale al virus della peste suina africana. Come si legge nell'ultimo bollettino, infatti,...
Ecco perché non andremo più a caccia e il motivo per cui le nostre care associazioni venatorie (leggasi produttrici di assicurazioni), non hanno mai veramente puntato i piedi contro una politica animalista. Quando non si andrà più a caccia poi i rinfreschi se li faranno a casa loro.
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Ecco perché non andremo più a caccia e il motivo per cui le nostre care associazioni venatorie (leggasi produttrici di assicurazioni), non hanno mai veramente puntato i piedi contro una politica animalista. Quando non si andrà più a caccia poi i rinfreschi se li faranno a casa loro.
Le associazioni andrebbero abolite ..solo così facendo la caccia può sopravvivere.