Dalle prime descrizioni alle recenti scoperte
La lepre italica, specie endemica dell’Italia centro-meridionale e della Sicilia, è stata a lungo negletta e non riconosciuta. Descritta originariamente nel 1898 dallo zoologo britannico William Edward de Winton, sulla base di esemplari provenienti dalla Corsica (dove fu introdotta dall’uomo in epoca storica), per quasi un secolo fu considerata una semplice sottospecie della lepre comune o europea (Lepus europaeus). La sottovalutazione della sua importanza è stata a dir poco anomala: la lepre italica non è infatti una specie rara difficile da avvistare, ma è abbastanza comune negli ambienti naturali e per secoli è stata cacciata, con centinaia di migliaia di individui passati nelle mani, oltre che dei cacciatori, anche di zoologi e ricercatori. Eppure in pochi in passato hanno notato le differenze morfologiche con la Lepre europea, che permangono anche quando nella stessa area sono presenti le due specie, segno evidente della mancanza di ibridazione.
Status di specie
La vera svolta è avvenuta nel 1996, quando una pubblicazione scientifica di Fernando Palacios (Museo Nazionale di Scienze Naturali di Madrid) ha rivalutato il suo status di specie separata, analizzando le caratteristiche morfologiche di campioni museali dell’inizio del secolo scorso. Grazie alle informazioni contenute nel lavoro di Palacios, i ricercatori del nostro istituto (allora Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, oggi ISPRA), hanno iniziato una ricerca sul campo nelle aree protette dell’Italia meridionale, nella speranza di trovare popolazioni ancora esistenti di questa lepre endemica. Le prime prove della sua presenza stabile sul territorio continentale sono state individuate in diverse aree dell’Appennino centro-meridionale e, in modo particolarmente consistente, in Sicilia, che ancora oggi rappresenta la principale serbatoio della specie. Le successive analisi morfologiche e genetiche condotte dall’ISPRA hanno confermato non soltanto che si tratta di una specie distinta, ma che è anche molto distante geneticamente dalla Lepre europea e che finora non sono mai stati trovati ibridi tra queste due forme.
Una ricerca emozionante
“Partecipare alla ricerca della Lepre italica è stato molto emozionante, facevamo sopralluoghi di giorno e di notte, in ambienti naturali bellissimi, alla ricerca di un mammifero di medie dimensioni, di cui si sapeva pochissimo e che poteva essere estinto. E tutto questo non in una foresta del Borneo ma in Italia. La conferma che si trattasse di una forma distinta ed endemica, la specie di mammifero endemico più rara d’Italia, è stata una grande soddisfazione per tutti quelli coinvolti in questa avventura”, dice Francesco Riga, che è uno dei ricercatori che 30 anni fa ha partecipato per l’allora INFS (ISPRA) alla “scoperta” della Lepre italica. “Sul campo il riconoscimento tra Lepre italica e Lepre europea è molto difficile, soprattutto se non si è allenati a riconoscere gli elementi distintivi. Entrambe condividono lo stesso profilo slanciato e le lunghe orecchie, ma la Lepre italica presenta tratti unici che ne permettono l’identificazione visiva diretta” (fonte: ISPRA).


































