Arci Caccia, peste suina: “Decreti e vox populi”

Circola una bozza di decreto che ancora una volta appare e scompare, come tutte le proposte di legge in materia di questi anni.

1
Arci Caccia

Peste suinaCircola una bozza di decreto che ancora una volta appare e scompare, come tutte le proposte di legge in materia di questi anni, nonostante la gravità dei problemi causati dai cinghiali, dimostra la sostanziale volontà di non operare scelte coerenti e idonee da parte dell’amministrazione centrale dello stato. Ci si trincea dietro monitoraggi di fatto impraticabili, censimenti, mentre già si sfornano dati sulla stampa. I piani di controllo o di gestione di fatto esistono già in molte regioni, comitati di coordinamento con compiti assai generici e ben poco pratici: non si prendono invece in considerazione le istanze delle regioni, che da anni chiedono, inascoltate, di modificare “chirurgicamente” la 157.

Anzi, da quello che ci risulta il Ministero non ha nemmeno discusso il testo del decreto in Conferenza Stato Regioni, dove ci risulta vi siano state ampie proteste “bipartisan” da parte di molti assessori regionali all’agricoltura e caccia. Cogliamo quindi l’occasione per rinnovare al Ministero competente la richiesta di adoperarsi affinché finalmente in Parlamento abbiano successo le numerose proposte di modifica dell’art. 19 della 157, con lo snellimento delle procedure di controllo di specie come il cinghiale, con la possibilità di fare partecipare agli abbattimenti cacciatori appositamente abilitati, e con un ampliamento dell’arco temporale di caccia. Provvedimenti del genere agevolerebbero il controllo a difesa delle colture soggette a danneggiamenti e faciliterebbero il contenimento della specie a densità più basse delle attuali, riducendo il rischio di eventuale propagazione della Peste Suina qualora dovesse malauguratamente arrivare e degli incidenti stradali che sono una realtà.

Ci troviamo in un momento storico che a nostro avviso richiede scelte incisive non “cura palliative”! Sul piano tecnico poi ci sarebbe molto da obbiettare; ci limitiamo a dire che  la stessa Commissione Europea raccomanda di adoperarsi per rinvenire eventuali carcasse di animali morti perché, qualora un soggetto sia affetto dalla Peste suina, muore in pochissimi giorni, quindi la probabilità per i cacciatori di abbattere un soggetto malato è irrisoria rispetto agli sforzi di monitoraggio su larga scala dei capi abbattuti: superfluo ed inutile quindi analizzare tutti gli animali abbattuti. Insomma ci auguriamo un decreto altro e utile, preparato nei contenuti e nel metodo, in concertazione e cooperazione con le Regioni, con gli agricoltori e le associazioni venatorie che con il loro iscritti sono i principali volontari che realizzano la gestione del cinghiale. Il resto sono parole!

4.5/5 (4)

Valuta questo articolo!

1 COMMENTO

  1. Credo che per quanto riguarda la Peste Suina,quì si stanno creando degli allarmismi ingiustificati,per la PSC (peste suina classica)ha differenza di altre nazioni europee;non mi risulta che sia presente sul territorio italiano!!!
    Per quanto invece concerne la PSA(peste suina africana) presente in altre nazioni dell’Est europeo;mi sembra che sul suolo italico si sono registrati solo 9 casi in Sardegna,e che il focolaio anche li sia già stato debellato!!!!
    Nei nostri cinghiali noi possiamo trovare eventualmente casi di Trichinella o TBC???
    Ma se tutte le carcasse degli animali abbattuti passano obbligatoriamente da un punto di controllo sanitario,come succede da noi in provincia di Como,e ritiri la carcassa dopola visita e benestare del veterinario della UTS,questo pericolo di infettare qualcuno è molto remoto!!!!

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here