Benelli Raffaello Be Diamond 12/76: di tutto, di più

Benelli Raffaello Be Diamond - La già nutrita serie Raffaello si è arricchita di un esemplare che assomma ogni particolare tecnico delle edizioni conosciute con qualche cosa in più come una finitura dell’acciaio avveniristica: così tanto per mantenere a mente che Benelli è più avanti da sempre...

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Il disegno asciutto, lineare e con le parti arrotondate in perfetta consequenzialità dell’insieme è la caratteristica che per prima appare all’occhio dell’intenditore
Il disegno asciutto, lineare e con le parti arrotondate in perfetta consequenzialità dell’insieme è la caratteristica che per prima appare all’occhio dell’intenditore

Prezioso, unico, inimitabile: così si esprime la Casa di Urbino nella presentazione del suo  ennesimo semiautomatico di successo che somma le caratteristiche geniali dei predecessori a cui unisce alcune particolarità che fanno di questo Modello un unicum nel suo genere. Il Be Diamond è infatti il primo a fregiarsi del Be.S.T. trattamento esclusivo per la protezione superficiale Full Protection grazie a cui canna e culatta risultano impreziositi a livello estetico e pressoché inattaccabili dagli agenti corrosivi esterni. Le caratteristiche tecniche a cui la Benelli riserva da sempre la massima importanza vedono in primo luogo le ricercatezze grazie a cui il tiratore può fruire con la massima ergonomia e la migliore soddisfazione delle peculiarità balistiche insite nel fucile: forse si è troppo ben abituati e non si pone mente durante l’impiego a quei vantaggi senza cui lo sparare sarebbe sì divertente e performante, ma con qualche nota di sgradevolezza legata alle leggi della fisica. Non stiamo a vangare troppo nel campo dell’azione a cui corrisponde una reazione uguale e contraria, ma ricordiamo quanto poco piacevole risultasse sparare molti colpi con forature di canne garanti sì di una buona rosata, insieme però a un rinculo che, al termine di una fortunata giornata agli acquatici o ai colombacci, indolenziva zigomo e spalla ai limiti della sopportabilità, lasciando da parte quelle inavvertibili vibrazioni che, spandendosi nella scatola cranica, affaticavano ben bene il cervello con sintomi evidenti di stanchezza e magari di dosi industriali di emicrania o cefalea, per dirla banalmente di un fastidiosissimo mal di testa.

A queste vicende si provvede con la foratura di canna denominata Power Bore cui segue il trattamento criogenico, ampliato agli strozzatori, studiata per coniugare velocità della carica di pallini e uno stemperamento del colpo d’ariete grazie al diametro di anima e, in particolare, delle pendenze dei coni di raccordo. Si interviene poi con ingegnose soluzioni quali il sistema Comfortech 3, evoluzione dell’impianto da anni studiato e applicato ai fucili di Urbino per ridurre sensibilmente la sensazione del rinculo, insieme al nuovo nasello CombTech cui è affidata la protezione del viso, in particolare come detto dello zigomo, punto critico nel rapporto fra calcio e fisico del tiratore. La facilitazione delle manovre di armamento vedono nel complesso Easy Locking il punto focale per avere in un attimo l’arma pronta allo sparo e ancora il Window System consente di vedere le cartucce contenute nel serbatoio tubolare posto sotto alla canna garantendo massima sicurezza.

benelli be diamond
Il castello in lega leggera di alluminio con trattamento semiopaco evidenzia al massimo la finitura Be Diamond della canna e della culatta con un nero profondo e brillante caratteristico e unico

Altre peculiarità entrate nel complesso di geniali applicazioni vedono le zone di presa della calciatura trattate col sistema Air Touch basato sull’aerodinamica delle piccole sfere con cui la mano trattiene il fucile anche nelle peggiori condizioni evitando, nei periodi caldi, la sudorazione e il conseguente scivolamento. Del Crio System abbiamo parlato e aggiungiamo come la Benelli sia stata la prima azienda ad applicare su scala industriale tale trattamento che favorisce la distensione molecolare dell’acciaio e, di conseguenza, una miglior attitudine della canna a vibrare e dilatarsi in maniera uniforme con benefici effetti sul rendimento con rosate regolari e omogenee. L’Inertia Driven System è stato l’approdo logico del movimento inerziale cui Benelli ha da sempre dato fiducia: la sostituzione del puntone inclinato con la testina rotante a due alette frontali ha reso ulteriormente funzionale tale ritrovato per una impareggiabile regolarità di funzionamento e una robustezza a tutta prova.

benelli be diamond
Sulla canna sono riportate in bella e nitida grafia le scritte aziendali e quelle relative alla cameratura e al munizionamento impiegabile

Il trattamento Be Diamond

Una lunga sequela di lavorazioni, di prove, di variazioni, tuttora in fase di ulteriore sviluppo, per raggiungere il risultato ottimale di una finitura di eccezionale resistenza e aspetto elegante: l’idea del diamante è stata la dominatrice della ricerca. Il sistema tutto eseguito nello stabilimento di Urbino è uno dei processi a minor impatto ambientale e viene realizzato, ovviamente andiamo per sommi capi, tramite sorgenti ioniche allo stato solido per una deposizione di materiale compatta e priva di difetti puntiformi, facili inneschi per l’ossidazione; un’altra parte dell’impianto utilizza una sorgente di plasma a radiofrequenza in grado di dissociare i precursori gassosi immessi in camera, creando così le condizioni per la loro deposizione.

Tolto il coperchio protettivo superiore appare la meccanica Benelli Inertia System basata sul movimento inerziale con molla di accumulo di energia posta all’interno del corpo otturatore, un piolo e una pista a camme per lo svincolo della testina con le due alette frontali

La Benelli adopera un precursore liquido, coperto da segreto industriale, che passa allo stato gassoso prima di entrare in camera. Questo precursore liquido, detto diamantoide, è la via per realizzare lo strato esterno, simile appunto al diamante in quanto contiene catene di idrocarburi in cui il carbonio forma legami del tipo sp3, peculiari appunto del diamante. Lo strato depositato possiede un reticolo di carbonio e idrogeno con microstruttura amorfa, chimicamente risulta inerte ed ha una durezza eccezionale: il substrato in acciaio ha struttura microcristallina, è chimicamente reattivo e mediamente tenero. Viste le differenze di struttura fra il deposito e la sua base occorre un fattore intermedio che leghi opportunamente le due entità portando caratteristiche intermetalliche. Questo per sommi capi il processo e i fattori che intervengono per dare un esito finale di massima durezza e resistenza insieme a un’eleganza straordinaria: da notare come questa superficie non necessiti di protezioni aggiuntive come l’abituale panno unto d’olio. Una passata con un tessuto asciutto e la brillantezza del nero assoluto e la lucentezza del diamante risaltano in tutta la loro magnificenza.

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