Blaser 9,3x74R con la palla CDC da 250 gr

Le cartucce in calibro 9,3 mm nate in Germania agli inizi del Novecento per i coloni tedeschi dell’Africa del Sud Ovest, oggi la Namibia, continuano a rivelarsi come scelte ottimali in molte situazioni anche nei nostri terreni di caccia odierni. Ecco la cartuccia Blaser 9,3x74R

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La confezione della Blaser non pecca certo di economia e la scelta del cartone con stampa lucida, il colore di fondo, l’immagine del cinghiale, la sezione dello speciale proiettile CDC catturano l’attenzione
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La confezione della Blaser non pecca certo di economia e la scelta del cartone con stampa lucida, il colore di fondo, l’immagine del cinghiale, la sezione dello speciale proiettile CDC catturano l’attenzione

Dopo l’orgia dei magnum declinati in tutte le misure e varietà, considerati per parecchi anni come il punto di arrivo ottimale per qualsiasi forma di caccia ci si è resi conto che non poche cartucce troppo presto messe a riposo potevano fornire un servizio adeguato, in molti casi migliore. Era necessario ampliare nuovamente la valutazione sui diversi parametri forniti da una carica per canna rigata, smettendo di valutare come egemonica l’energia sulla lunga distanza. Che attualmente molte caccie richiedano di evidenziare tale parametro è sicuramente un dato di fatto, così come è innegabile che l’insidia a certi animali si svolga a distanza ben più prossima e richieda talvolta la replica del colpo, vuoi per correggere o implementare la prima botta, vuoi per usufruire di una seconda preda che segua la prima. Si sono così riconsiderate le vecchie cartucce tedesche, nate agli inizi del Novecento e, a fianco della 9,3×62 da carabina, è stata rinverdita la fama del 9,3x74R dal bossolo a collarino paragonabile a prodotti analoghi creati dai diretti concorrenti d’oltre Manica, ottenuti restringendo a .360 il colletto di bossoli nati per la misura da .400 come la .400/.360 Nitro Express e la .400/.360 Westley Richards o passando direttamente a una nuova realizzazione come la .375 Flanged Magnum NE un poco più potente del prodotto tedesco.

Insieme ai selvatici va considerato il modo di cacciarli: la braccata al cinghiale, o altri metodi adeguati all’astuto e coriaceo animale, richiedono fucili maneggevoli e pronti all’occhio con la possibilità di doppiare istantaneamente il colpo: il re della macchia ha energia e vitalità in sovrabbondanza, quindi occorre sicuramente un bel pacco di joules veicolati da una palla che ne ceda il più possibile nel tramite insieme a una bella scossa inferta dallo shock idrodinamico. Ecco allora che l’ampia sezione di un 9,3 mm, il peso di palla intorno ai 16,5 g (250 gr) e la forma del bossolo, molto lungo e con spalla poco accentuata, consentono alla carica di sviluppare le sue prerogative con pressione contenuta e senza penalizzare il tiratore con una reazione fastidiosa: tali soluzioni sono tornate in auge oramai da diversi anni rioccupando gli spazi che loro competono. Quanto al rinculo molti non patiscono la botta dei magnum, ma rimangono sempre presenti lo squilibrio e l’impennamento a inficiare il doppiaggio del colpo: con queste cartucce si è decisamente avvantaggiati. Venendo ai fucili e restando in tema di canne rigate, al semiautomatico si sono affiancati i due canne, paralleli o sovrapposti, che in diverse zone sono più ben visti e graditi del primo: proprio a questa genia di fucili sono dedicate le cartucce a collarino come questa 9,3x74R in esame nell’allestimento curato da Blaser.

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I fondelli delle cartucce riportano calibro e nome del fabbricante che le ha costruite: anche limitandosi a un fugace colpo d’occhio i materiali e l’esecuzione della Norma sono immediatamente percepibili

La confezione di spesso cartone in tinta ramata lucida con la sagoma di un cinghiale nero in corsa attrae l’occhio ed è certo una presentazione di classe: fra le varie scritte stampate interessano particolarmente i dati balistici che, al pratico uso tedesco, riportano i valori di velocità in m/sec, di energia in Joules e di traiettoria con le variazioni in cm declinate da 0 a 300 m con cadenze di 50 m. La doppia serie di misure tiene conto della taratura a 100 m oppure di quella ottimale definita GEE (Günstigste Einschuss Enfernung) per cui la massima elevazione consentita alla palla deve rimanere entro i 4,0 cm. Si noterà come tale prescrizione qui porti +4 cm a 100 m, lo zero a 153 m con una caduta di -9,0 cm a 200 m, -24,9 cm a 250 m e -47,9 cm a 300 m. In parallelo alla velocità in m/sec va l’energia espressa in Joules: 740/4438 alla bocca, 708/4066 a 50 m (tiro più probabile al cinghiale), 677/3719 a 100 m, 618/3094 a 200 m e 562/2556 a 300 m: come si nota la cartuccia fornisce valori assolutamente interessanti per i tiri a breve e media distanza, ma con mire ottiche adeguate e bersagli di consone dimensioni l’ingaggio di cinghiali, daini e cervi anche al limite dei 300 m è del tutto praticabile: la caduta evidente del proiettile è ben correggibile mentre l’energia risulta favorevolmente esuberante considerati sezione e peso di palla.

palle da caccia al cinghiale
La parte superiore della scatola riporta il calibro e i dati del proiettile CDC con il peso di 16,2 g (250 gr) e il coefficiente balistico pari a 0,444. Lo specchietto poi illustra i dati di velocità, energia e traiettoria alle varie distanze con azzeramento a 100 m, oppure alla GEE (distanza ottimale) qui evidenziata in 153 m

La 9,3x74R della Blaser monta la palla CDC creata dallo studio ingegneristico aziendale e realizzata dalla Barnes mentre l’assemblaggio e il caricamento della cartuccia sono appannaggio della Norma. Di sicuro una triade di eccellenze universalmente note. Della palla viene mostrato un disegno in sezione che illustra l’ampia base del puntale conico in policarbonato che prosegue in basso con uno stelo cilindrico rastremato inserito in un apposito incavo dell’ogiva. Sono assicurate le migliori doti di volo insieme a una consistente espansione dovuta all’ampio diametro del foro su cui insiste il puntalino stesso e al lavoro dello stelo che agisce come un cuneo nel corpo del proiettile: si avrà così un consistente aumento del diametro con mantenimento della massa grazie alla struttura che non tende a frazionarsi.

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In tempi di sinergie, aggregazioni e parcellizzazione dei lavori ecco un esempio che la Casa tedesca pone giustamente e con serietà in evidenza: lo studio del proiettile CDC è opera della Blaser, la realizzazione è della Barnes mentre la cartuccia completa vede il lavoro della Norma

Fa molto piacere che i classici progetti delle cartucce europee siano tornati in auge e che le Case più rinomate le propongano con l’innovativa componentistica attuale in parallelo con soluzioni ben più datate, ma sempre di piena attualità.

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