Caccia al cinghiale, Arci Caccia Pisa protesta contro le nuove aree vocate

Secondo l'associazione provinciale il ruolo delle squadre “organizzate” è determinante e deve essere ben definito, con premiabilità e penalità.

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Caccia al cinghialeCon la presente la Federazione provinciale Arci Caccia di Pisa, come sancito anche nei nostri documenti congressuali, ritiene “il cinghiale” una risorsa. La gestione di questa specie certamente è problematica e necessita di un’azione continua, razionale e corretta. Il ruolo delle squadre “organizzate” è determinante e deve essere ben definito, con premiabilità e penalità. La normativa regionale stabilisce aree “vocate”, zone dove questa specie può convivere con il territorio e aree così dette “bianche” nelle quali la presenza del cinghiale diciamo dovrebbe essere quasi zero.

Gli indirizzi regionali hanno come obiettivo la conservazione della specie, dell’ambiente, dell’agricoltura e delle sue produzioni, della sicurezza stradale e della salvaguardia delle altre specie di selvaggina minore e tradizionale dei nostri territori.
Il Consiglio Regionale della Toscana con delibera n. 77 del 1 agosto 2018 ha approvato le nuove aree vocate per la specie cinghiale, dopo una prima valutazione della cartografia esprimiamo la nostra perplessità circa la metodologia di individuazione usata.

Analizzando le cartine delle aree vocate riguardanti il territorio della Provincia di Pisa si evidenziano diverse criticità:
– comuni di Castelfranco di Sotto e Santa Maria a Monte, le nuove aree della zona delle “Cerbaie” sono comprese in un territorio fortemente antropizzato ed attraversato da strade di grande traffico;
– Comune di Montecatini Val di Cecina, nelle nuove aree vocate sono inserite le golene e gli argini del fiume Cecina, che attraversa la omonima pianura dove vengono praticate colture agricole specializzate e di pregio;
– Comune di Peccioli, zona dove le aree vocate sono state inserite sul suo territorio per la prima volta e comprendono piccole aree frastagliate comprensive di argini e golene di torrenti, pioppete e piccoli calanchi cespugliati, ricadenti in ampi territori agricoli coltivati a cereali, foraggio di pregio e vigneti.

Territorio ampiamente vocato, tra l’altro, per la piccola selvaggina stanziale. La vocatura di queste aree evidenzia chiaramente una forzatura politica del Consiglio REGIONALE toscano, vocare il territorio per la presenza del cinghiale, magari per far contenta una piccola corporazione di cacciatori, non è una gestione razionale ma cinghializzazione del territorio. Pertanto la federazione provinciale ARCICACCIA di Pisa, chiede cortesemente un incontro con l’Assessore Remaschi e gli uffici preposti per avere chiarimenti e delucidazioni e proporre eventuali correzioni nell’elaborazione del nuovo Piano Faunistico della Regione TOSCANA. Ringraziamo anticipatamente e nell’attesa cordialmente salutiamo.

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