Caccia al camoscio in alta quota

1

Caccia al Camoscio. La bellezza della caccia al camoscio ad alta quota: natura, avventura e sforzo fisico fanno di questa specialità venatoria una delle più gratificanti. Per praticarla è richiesta non solo esperienza, ma grande rispetto per la montagna, per la natura e per le condizioni meteorologiche.

La caccia al camoscio è un’avventura: io ogni volta che ne parlo la definisco così e come ogni avventura non è adatta a tutti. Ti deve piacere la montagna, ti devi trovare a tuo agio con il freddo e soprattutto devi essere preparato fisicamente perché il camoscio vende la sua vita a patto che tu sudi molti gilet. Ho imparato a rispettare la montagna fin da ragazzina; papa mi portava con sé visto che a me camminare piaceva e da quel che diceva lui sembravo una capretta. Ancora oggi riesco ad arrampicarmi praticamente ovunque e ad entrare in perfetta simbiosi con la natura. La prima cosa che devi imparare se vuoi andare a caccia di camosci è che la natura è capricciosa e il tempo può cambiare in qualsiasi momento. Le giornate prima della caccia, quando ancora c’era papa e non c’era il meteo.it le si trascorreva a guardare il volo degli uccelli, le nuvole e il cielo notturno.

Papa faceva qualche rapido calcolo e sapeva con precisione se quella seguente sarebbe stata o meno una buona giornata. Ha sbagliato solamente una volta da che ricordo, ma anche i migliori delle volte cadono in fallo.

 

Caccia al Camoscio. Il tempo dunque è un fattore da tenere in considerazione: ad alta quota puoi rischiare grosso quindi a caccia si va solo con il bel tempo e senza fare sciocchezze, sempre che non ci si voglia restare secchi sotto la neve.

La caccia più bella che ricordo l’ho vissuta qualche anno fa, papa già non c’era più da tempo ma ogni volta che salgo in montagna mi pare d’averlo vicino con i suoi soliti consigli che negli ultimi periodi erano diventati piuttosto ripetitivi ma sempre utili. Le condizioni climatiche erano piuttosto preoccupanti: la notte aveva nevicato parecchio, come nei giorni precedenti, e solo grazie alle mie ruote motrici e gomme da neve ero riuscita a raggiungere il paesello di montagna dove abita Francesco, un carissimo amico. Ci fosse stato papà nemmeno saremmo usciti di casa, ma dopo tanto che aspetti di salire in montagna per la caccia al camoscio, non rinunci subito. Era un inizio giornata di novembre piuttosto freddo, avevo lasciato mio marito e i miei due figli a letto ed ero corsa fuori come una gazzella. Amo essere madre, ma delle volte ho la necessità di evadere.

Come al solito si decise per una colazione piuttosto frugale al solito bar dove ancora oggi mi guardano un po’ strano: la caccia d’altronde è una cosa da uomini e io sono sicuramente una donna. Dopo esserci consultati si decise per la salita. Dalla macchina lo spettacolo che lentamente ci si apriva davanti agli occhi era impareggiabile: il bianco della neve diventava accecante illuminato dai raggi solari e il cielo era di un celeste da cartolina. Al solito bivio si decise di scendere e dare uno sguardo con i binocoli: il sentiero che ogni anno percorrevamo si vedeva chiaramente. Era l’unica strada per raggiungere la zona nella quale i camosci si sfamano. Naturalmente era da percorrere rigorosamente a piedi. La fatica, più avanzano gli anni più si sente, ma è quasi sempre ben ripagata. Grazie alle nostre ottime lenti quel giorno riuscimmo a individuare ben nove esemplari di camoscio tra i quali c’era pure una vecchia femmina che rientrava nel nostro piano di abbattimento. Niente di meglio e dopo un buon caffè caldo il buon umore tornò a tutti quanti.

Caccia al Camoscio. Quando si deve scegliere il camoscio da abbattere è d’obbligo prestare parecchia attenzione: anche quel giorno rimasi molto tempo ad osservare quella femmina e in seguito ad un lungo studio capii che era l’esemplare che faceva al caso mio.

Salii in compagnia di Giuseppe mentre gli altri due amici scelsero di prendere un’altra strada. Scalare la montagna con zaino, carabina io e binocolo Giuseppe era piuttosto pesante, specie per via della neve. Di tanto in tanto interrompevamo la salita per controllare che il nostro camoscio si trovasse sempre dove lo avevamo visto. Ad un certo punto la neve si fece davvero parecchio alta tanto che avanzare divenne quasi impossibile con quel carico. Sembravamo due tori in un recinto fintanto che non decisi di provare il tiro direttamente dalla posizione nella quale ci si trovava, d’altronde la distanza non era eccessiva, e la mia esperienza mi avrebbe aiutata, a patto che ci si mettesse anche la fortuna, come diceva sempre mio padre. Mi presi tutto il tempo che serviva: sistemai carabina e binocolo, cercai la femmina di camoscio, feci un bel respiro e sparai. Difficile, quando si usano ottiche con grande ingrandimento e armi piuttosto potenti comprendere subito l’esito del tiro, per fortuna con me c’era Giuseppe che mi consigliò di ricaricare. Avevo fallito ma ci poteva stare. Il camoscio dal canto suo non si era accorto di niente. Mi ritrovai a ripetere tutte le azioni precedenti solo mirai leggermente più in basso. Un bel respiro e via..

Una deliziosa sensazione quando il colpo va a segno, una bella pacca sulla spalla e un generoso sorriso subito interrotto da un pensiero: recuperare il camoscio. Non ti nascondo sia stata la parte più difficoltosa e pericolosa di tutta la giornata. Rimasi molto a lungo a guardare quell’elegante esemplare di femmina di camoscio, esaminai che l’abbattimento fosse conforme, l’età del selvatico e il suo stato fisico. Portammo fino alla macchina la camozza trascinandola per le corna, recuperammo ottica, carabina, bossoli e zaini e concludemmo la giornata con qualche bella chiacchiera. Quella notte, dopo una generosa cena in famiglia, mi concessi un riposante sonno non prima di aver risposto a tutte le domande dei miei figli: sono certa che presto o tardi li porterò con me a caccia, ce l’hanno nel sangue.

5/5 (1)

Valuta questo articolo!

1 COMMENTO

  1. Buongiorno alla brava cacciatrice. Complimenti per il bell’articolo. Più che un commento volevo chiedere se possibile dove la signora ha vissuto la giornata di caccia e montagna descritta e che tipo di carabina, calibro e palla ha usato per l’occasione. Sono un camminatore di montagna (rifugi, alte vie anche se non arrampico e scio) e caccio in pianura e collina (liscia e rigata). Vorrei unire due passioni e quindi chiedo consigli: che armi e calibri in generale consiglia in montagna tenendo anche conto degli obblighi di legge? Ringrazio per l’attenzione che potrà dare a questa mia mail. FB

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here