Caccia al cinghiale, FIDC Umbria: “Non si può prescindere dal piano regionale di gestione”

L'associazione ha chiesto una revisione dei regolamenti regionali in materia venatoria, a cominciare da quello inerente la specie cinghiale.

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UmbriaIn riferimento alle recenti dichiarazioni rilasciate in conferenza stampa dall’assessore regionale Roberto Morroni, Federcaccia Umbra ritiene che sia necessario, prima di prendere posizioni ufficiali e definitive, attendere atti concreti. Ciò premesso, tuttavia, Federcaccia si auspica che le idee dell’Assessorato regionale all’ambiente e alla caccia tengano conto della gestione complessiva del territorio agro-silvo-pastorale adibito alla caccia programmata e, con esso, di tutte le specie cacciabili.

A tal proposito ribadiamo la necessità, non più rimandabile, di una revisione dei regolamenti regionali in materia venatoria, a cominciare da quello inerente la specie cinghiale. Riteniamo che il Piano Regionale di gestione del cinghiale sia lo strumento fondamentale per la rivisitazione del regolamento regionale relativo a questo tipo di caccia, nonché unica strada percorribile per giungere a una corretta programmazione del prelievo della specie. La soluzione del “pronto intervento”, infatti, non può rappresentare una valida contromisura al problema dei danni alle colture, mancando in essa – tra l’altro – ogni principio di selezione.

Ricordiamo che Federcaccia Umbra aveva già messo a disposizione della precedente giunta regionale un proprio esperto per la gestione del cinghiale: confermiamo, ovviamente, la nostra disponibilità a proseguire lungo questo percorso, nell’interesse di tutti. Siamo convinti del fatto che sia corretto, per la migliore gestione di tutte le forme di caccia, contemperare periodi di prelievo che tengano conto di tutte le specializzazioni venatorie, con particolare attenzione all’inizio e durante la parte finale della stagione.

Riguardo il cinghiale, ad esempio, una proposta plausibile e già da noi formulata è quella dell’apertura alla seconda domenica di ottobre – quando molte colture sono ancora in essere – e chiusura a gennaio, con la possibilità di alcuni interventi programmati per il perfezionamento e completamento degli abbattimenti, ferme restando le esigenze logistiche legate all’attività invernale di ripopolamento e cattura, inerenti la piccola selvaggina stanziale.

Tornando alla caccia al cinghiale rammentiamo che, ogni stagione, l’opera delle squadre cinghialiste si rivela fondamentale per la salvaguardia delle produzioni agricole. Ciò accade durante tutto l’anno, non soltanto per il breve periodo – tre mesi – durante il quale, da legge nazionale 157/92, è consentito il prelievo del suide. Il mondo venatorio resta, pertanto, l’alleato naturale di quello agricolo e degli enti preposti al risarcimento degli eventuali danni alle colture.

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