Caccia al Cinghiale: Massa Carrara, in zone “non vocate” solo caccia “in singolo”.

Caccia al Cinghiale: Massa Carrara, la Provincia modifica il regolamento ATC e vieta la caccia al cinghiale in squadra nelle zone “non vocate” consentendo solo la modalità di caccia “in singolo”.

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Caccia al Cinghiale
Caccia al Cinghiale

Caccia al Cinghiale. La Provincia di Massa Carrara ha annullato quella parte di regolamento dell’Ambito Territoriale di Caccia che consentiva a tutti i cacciatori di sparare ai cinghiali nelle aree “non vocate”, cioè in quelle più vicine a paesi, abitazioni, coltivazioni.

“Ha vinto il buon senso”, è il commento di Romano Vianelli e Piero Buffa, due “doppiette” (iscritte al Cpa) che si sono battute per questa modifica. La caccia al cinghiale – che è caccia di contenimento, volta cioè a ridurre il numero di ungulati sul territorio – è regolata dalla Provincia, che divide (semplifichiamo) il territori cacciabile in due parti.

Una è la zona “vocata”, boschi dove il cinghiale può vivere ma la cui proliferazione deve essere limitata. Il grosso dell’esercito dei cacciatori al cinghiale, che è composto in provincia da 2.500 persone, va in queste zone vocate, per battute a squadre regolate e autorizzate dall’Atc. Poi, ci sono le zone non vocate, quelle più “antropizzate”, più vicine a borghi, aziende agricole, strade. Qui gli ungulati non dovrebbero andarci né insediarsi. Nei territori non vocati (10 in tutto in provincia, più ristretti di quelli vocati) gli ungulati devono dunque essere “eradicati”. Per farlo, ci si affida a una forma di caccia condotta singolarmente.

A Massa Carrara sono un centinaio le doppiette iscritte in questa lista di “singoli”, cioè non organizzati in squadre. Ebbene, l’Atc Ms 13 (l’organismo formato da rappresentanti delle associazioni venatorie, degli enti locali, delle associazioni agricole che definisce calendari locali e “norma” l’attività ) ha emanato quest’anno un regolamento che dà facoltà a tutti i cacciatori delle squadre che cacciano nelle zone “vocate” ad andare a sparare nelle aree non vocate. Un’apertura con motivazioni “nobili”: l’obiettivo è di abbattere più capi nelle zone più vicine a campi e abitati dove il cinghiale fa più danni ed è diventato un vero flagello.
Ma, anche, così sostengono Buffa e Vianelli (e non solo loro) pericolosissima. Perchè, spiegano, se tutti i cacciatori si iscrivessero alla caccia singola in area non vocata ci ritroveremmo con 120-130 cacciatori in un’area ridotta. Per giunta non organizzati in squadre ma in giro ognuno per conto proprio. Beh, vi immaginate quel che può succedere? I cacciatori si sparerebbero addosso, il rischio di colpire persone aumenterebbe in modo esponenziale.
Così i due “seguaci di Diana”, a nome di molti altri colleghi, hanno avviato un’azione di pressing su ATC e Provincia per modificare questa regola. E ci sono riusciti. Dopo una serie di incontri, la Provincia ha fatto marcia indietro e ha stabilito che anche per questa stagione venatoria, sarà attuato il regolamento dello scorso anno. Il che vuol dire: solo cacciatori singoli nelle aree non vocate.
“Siamo soddisfatti, questa è la dimostrazione che la novità introdotta dall’ATC non era molto sensata. Comunque non abbassiamo la guardia anche perché ci risulta che il giorno di apertura della caccia al cinghiale, il 2 ottobre scorso, è stata consentito ad alcune squadre di cacciare, in deroga, all’interno di aree non vocate nella zona di Terrarossa in Lunigiana”.

( 27 ottobre 2015 )

Fonte: IlTirreno

 

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