Caccia al cinghiale. Emozioni in Val d’Ambra..

Caccia al cinghiale. Una battuta ottobrina nella valle che segue il corso del torrente Ambra e che unisce il Valdarno al territorio senese, in compagnia della squadra “Il Brancaccio” di Pietraviva.

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Un rumore proveniente dalla macchia attira la nostra attenzione
Un rumore proveniente dalla macchia attira la nostra attenzione
Un rumore proveniente dalla macchia attira la nostra attenzione

Il calendario della provincia di Arezzo solitamente consente una precoce apertura della caccia al cinghiale, anticipando di diverse settimane la fatidica apertura di Ognissanti. Per questo motivo nel mese di ottobre non mancano le occasioni per qualche braccata nel magnifico territorio aretino. Stavolta ci troviamo nella valle che segue il corso del torrente Ambra e che unisce il Valdarno al territorio senese. Siamo ospiti della squadra “Il Brancaccio” di Pietraviva. I componenti si rivelano schietti, ospitali e grandi cacciatori. Una cena nella casa di caccia la sera prima della battuta ci consente di conoscere gran parte dei membri della squadra. Una colonna portante della squadra è il nostro amico Paolo Minucci (per gli amici Pecio), un gigante barbuto dagli occhi di fuoco che vedrei benissimo in un film di Pieraccioni. “Ottobre, si sa, è un mese un po’ particolare: tra fungaioli, migratoristi e altri frequentatori del bosco, gli elementi di disturbo per i cinghiali non mancano ma sulla battuta di domani non mi pronuncio”, ammicca Pecio parlando dell’indomani.

Un’uggiosa domenica mattina ci da il buon giorno. Davanti alla casa di caccia arde un fuoco scoppiettante e il suo calore s’irradia attraverso gli affettuosi saluti a suon di pacche sulle spalle e vigorose strette di mano. Mentre i vari componenti continuano ad arrivare alla spicciolata, i traccini partono per la loro missione, irrinunciabile alla luce delle osservazioni di Pecio.  Accompagno Enzo, un canaio della squadra che viene dal senese e possiede una splendida muta di Griffon Nivernais, nella fase della tracciatura. Le rumate della notte e dei giorni precedenti fanno ben sperare. La nebbia che va diradandosi e l’aria fiduciosa dei traccini di ritorno alimentano il buon umore nel sorteggio delle poste.
Il compito di stendere le poste è diviso tra Massimo (il capocaccia) e Viero (il vice-capocaccia) detto Cippe, al cui seguito procediamo in fila indiana lungo un fosso. Dall’altro versante della battuta si sente il fragore delle mute impazienti: oggi in azione insieme ai griffon di Enzo ci saranno numerosi maremmani.

Al ritorno dalla tracciatura, la nebbia del mattino va diradandosi
Al ritorno dalla tracciatura, la nebbia del mattino va diradandosi

Fabrizio, io e Pina. Questo è l’ordine in cui siamo disposti. La mia posta è molto aperta e, se da un lato questo è un vantaggio per la visibilità, dall’altro non è un gran presupposto per quanto riguarda la possibilità d’incontri. Senza indugiare più di tanto alla mia posta, nel tempo non breve che precede l’inizio della battuta, vado alla posta alla mia sinistra a trovare l’amico Fabrizio. Lo trovo intento a sistemare la sua videocamera e condivido in pieno la sua decisione: da una posta così scene da brivido non si faranno desiderare! Come previsto pochi minuti dopo la sciolta, una prima canizza si dirige inesorabilmente verso di noi, e il fuoco di Fabrizio ferma il primo cinghiale della giornata. Mandiamo indietro i cani e in men che non si dica li sentiamo ritornare verso di noi in canizza. “crack….crack” uno scrocchiare di rami attira la mia attenzione e punto la carabina nella direzione del suono. Silenzio. Sono certo che è lì. Forse ci avrà avventati. Ma la canizza pressa l’immobilità del cinghiale, il dubbio è solo su quale dei trottoi imboccherà, il mio o quello di Fabrizio. Sarà sempre Fabrizio a essere baciato dalla sorte.

Fabrizio nell'attimo dello sparo
Fabrizio nell’attimo dello sparo

I boati delle carabine dall’altra linea delle poste confermano che le conclusioni dei traccini erano più che fondate. Per radio si sente la voce di un canaio che si avvicina a un maremmano che abbaia a fermo. Col passar dei secondi la voce umana viene sempre più sovrastata dall’abbaio del suo ausiliario, cui si uniscono le voci di numerosi cani che accorrono e riempiono gli auricolari di una musica travolgente. L’animale si mostra reticente ad abbandonare la lestra sebbene sovrastato dagli abbai a fermo, che si protraggono per lunghi e intensi minuti, a dispetto dei berci e degli spari dei canai. “Attentiii!! E’ partitoooo”, urlano via radio “E grossooo! E ha tutti i ‘hani dietrooo…fermateloooo sennò se li porta via tuttiiiii”. La canizza descritta via radio dai canai si materializza alle nostre orecchie. Una musica simile sarebbe capace di scuotere anche le poste dotate di più sangue freddo! La canizza, incalzante, avanza nella nostra direzione, piega alla mia destra costeggiando il fosso e “BAAAM!” un unico colpo pone fine al concerto cui fa seguito la meritata rivalsa degli ausiliari sull’animale. L’imponenza e la mole del bel verro fermato, chiariscono immediatamente il suo comportamento nei confronti degli ausiliari che a lungo lo avevano incalzato. Risulterà essere il più bell’animale abbattuto della giornata e, forse, della stagione.

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