Caccia: CRCA scrive a Maroni chiedendo tutela della caccia

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CRCACiviltà Rurale Caccia e Ambiente scrive al Ministro dell’Interno Maroni chiedendo un deciso intervento del Governo a difesa della ruralità e, di conseguenza, della caccia che ne è elemento primario; chiari riferimenti nella lettera agli eccessi antivenatori di ogni sorta di ambientalisti impreparati.

Si legge nella lettera dell’Avv. Enzo Bosio, coordinatore di CRCA, “La mancanza di regole certe e l’eccessiva attenzione prestata al variegato arcipelago dei movimenti animalisti  ed ecoestremisti, promotrici di crociate che si sono distinte soprattutto per povertà di cultura giuridica ed ecologica e soprattutto di verità, stanno  mettendo in crisi da un lato il mondo venatorio e da un altro quello imprenditoriale armiero”.

Bosio ricorda quanto, sia le grandi  che le piccole aziende del settore abbiano portato in alto nel  mondo il nome del nostro paese, e come il popolo di cacciatori che abbia saputo adeguarsi al mutare dei tempi e della società che sempre più ha preferito l’urbanizzazione illimitata ed ha abbandonato i territori boschivi a se stessi; ciò nonostante la caccia viene continuamente contrastata e avversata.

Non mancano nella lettera riferimenti all’estremismo degli ambientalisti:“E’ pacifico che in una società democraticamente organizzata, hanno il diritto di esistere posizione non univoche sulla caccia e di conseguenza  è naturale che l’attività venatoria possa essere sottoposta a valutazioni critiche, anche di dissenso. Non è però accettabile che l’intolleranza e il fanatismo degli ecoestremisti e degli pseudo ambientalisti abbiano creato una vera e propria contrapposizione ideologica , rendendo quasi impossibile un dialogo su un tema così importante come quello ambientale. Se è vero che sarebbe stolto non riconoscere agli autentici ambientalisti i tanti meriti acquisiti, è altrettanto vero che non possono essere sottovalutati i danni  provocati da un certo tipo di cultura salottiera e metropolitana , alla quale è da ascrivere la rottura del rapporto tra città e campagna e tra civiltà urbana e contadina, danni che peraltro sono ancora tutti da misurare e da pagare, anche socialmente”.

Bosio invita inoltre il Parlamento a “riscrivere alcuni articoli della legge quadro sulla caccia, la 157/92, avviando un serio confronto con le categorie interessate sulla scorta del testo a suo tempo predisposto dal senatore Orsi”.
Si sottolinea inoltre nella lettera l’obsolescenza e inadeguatezza della legge sulle aree protette, la 394/91 in quanto fondata sul solo presupposto che la tutela dell’ambiente si consegua a forza di divieti penalizzando quindi oltre ai cacciatori tutti coloro che vivono e lavorano sul territorio.

Inoltre, in riferimento al recente Decreto sulle armi 26 ottobre 2010 n.204, entrato in vigore il 1° luglio scorso che prevede tutta una serie di regolamenti e decreti di prossima adozione, Bosio esprime le proprie preoccupazioni “grande attesa e altrettanta preoccupazione  per quello che disciplinerà  le modalità di accertamento dei requisiti psicofisici necessari per l’acquisizione di qualsiasi licenza di porto e di detenzione della armi che sarà  adottato  da parte del Ministero della salute di concerto con  il  Ministero dell’Interno. Non vorremmo che fossero riesumate le vecchie proposte che prevedevano una commissione di tre medici tra cui un medico psichiatra, in sostituzione del medico dell’Asl. Altrettanta preoccupazione la suscita il disegno di legge a firma dell’on. Catanoso  per l’abolizione dell’art.842 del codice civile, che permette l’accesso nei fondi privati purchè non si arrechi danno alle colture,  e contemporaneamente il raddoppio di tutte le distanze  da osservare per esercitare la caccia da strade, comprese quelle poderali e interpoderali, ferrovie, immobili ecc. e la trasformazione degli eventuali illeciti da sanzione amministrativa in sanzione penale”.

In merito alla vigilanza venatoria Bosio aggiunge: “Le nostre valli durante la stagione venatoria sono percorse da squadre di presunti protettori della natura, italiani ma anche stranieri, i quali, senza nulla sapere delle nostre tradizioni e dei nostri costumi, pretendono con le loro scampagnate antivenatorie di insegnare alla gente della montagna come vivere nella natura. Le operazioni di questi sedicenti gruppi si risolvono quasi sempre in atti di disturbo e intolleranza nei confronti di una attività consentita dalla legge, qual è appunto quella venatoria”.

Le critiche di Bosio concernono anche le istituzioni preposte alle vigilanza: “da una quindicina d’anni  giungono da Roma squadre speciali del Nucleo operativo antibracconaggio del Corpo forestale dello Stato con il dichiarato compito di reprimere il bracconaggio (opera certo meritoria) e che invece  finiscono troppo spesso con accanirsi contro chi esercita la caccia con atteggiamenti che sovente vanno al di là di ogni ragionevole motivata esigenza di servizio.  Tutto ciò, nonostante la puntuale opera e la diligenza  di chi è già istituzionalmente preposto alla vigilanza e al monitoraggio del territorio, come le guardie della Polizia provinciale e quelle forestali della nostra provincia”.

Viene evidenziato inoltre da Bosio una decisa condanna del bracconaggio, da parte delle associazioni venatorie e della stragrande maggioranza dei cacciatori, che comunque resta limitato a fatti episodici e sporadici.
Infine Bosio denuncia una sorta di sfiducia nelle istituzioni da parte del popolo della caccia  dopo gli insignificanti risultati ottenuti con le innumerevoli interpellanze parlamentari, ordini del giorno di Provincia, Comuni, Comunità Montane, rassicurazioni delle forze politiche.
Bosio in ultima istanza suggerisce”sarebbe più opportuno che questi nuclei venissero impiegati in azioni di investigazione e di ricerca di quelli che sono i veri crimini ambientali come gli inquinamenti del suolo, dell’acqua e dell’aria, l’abusivismo edilizio, il dissesto ecologico. Certo che, quest’anno,  davanti ad una crisi economica così evidente e preoccupante, che ha imposto tagli delle spese dalla sanità alla scuola, dai Comuni alle Province e i sacrifici ai cittadini più deboli economicamente,  sarebbe ancor più difficile da accettare  l’arrivo  da Roma di questi nuclei con costi che non è difficile immaginare particolarmente onerosi per l’intera cittadinanza” .

 

Fonte:  C.R.C.A.

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