Caccia e Fauna: Emilia Romagna, causa influenza aviaria sospeso utilizzo richiami vivi

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Anatre in voloCaccia e Fauna: Emilia Romagna, per scongiurare eventuali contagi e diffusione dell’influenza aviaria è stato sospeso l’utilizzo di richiami vivi per l’attività venatoria.

Sospeso in Emilia Romagna l’utilizzo di uccelli da richiamo per la caccia. Si tratta di una misura cautelativa per limitare il diffondersi del virus H7N7 dell’influenza aviaria, prevista da un’ordinanza del ministero della Salute in tutti i casi in cui sul territorio nazionale si modificano le condizioni epidemiologiche. E’ stata presentata dagli assessori regionali Carlo Lusenti e Tiberio Rabboni una relazione tecnica per fare il punto sulla situazione dell’aviaria in regione. Al momento non ci sono nuovi casi di contagio nell’uomo dopo i due – uno confermato, l’altro sospetto – individuati a Mordano. L’ipotesi è che il virus sia arrivato in Emilia-Romagna dalle anatre in migrazione (questa l’ipotesi più avvalorata, contenuta nella relazione) che avrebbero contaminato i parchetti esterni degli allevamenti, dove, di giorno, razzolavano le galline. Da lì il virus si sarebbe poi trasmesso sia con il trasporto delle uova che con una probabile diffusione aerogena., che avrebbero contaminato gli allevamenti, per poi trasmettersi con il trasporto delle uova e con una probabile diffusione aerogena. La Regione, in accordo col ministero della Salute, ha adottato tutte le procedure per il controllo dell’infezione. E’ stata disposta la sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti e proseguono i controlli negli allevamenti. Ad oggi i focolai sono quattro.

Virus H7N7 e trasmissione all’uomo Galline ovaiole
Il virus H7N7 non si trasmette facilmente all’uomo, che può infettarsi solo se viene a trovarsi a contatto diretto con l’animale malato o morto. A differenza di altri virus aviari (per esempio l’H7N9 o l’H5N1), l’H7N7 tende a dare nell’uomo una patologia di lieve entità (tipo la congiuntivite), come è già stato osservato in un’epidemia verificatasi anni fa in Olanda, dove il 7-8% del personale a stretto contatto con gli animali ha sviluppato una congiuntivite, e circa il 2% una sindrome influenzale. Fatta eccezione per la congiuntivite, la trasmissione da persona a persona è eccezionale, per cui il rischio di comunità è estremamente basso o addirittura irrilevante.

Le misure per la sorveglianza sanitaria

Su indicazione dei Dipartimenti di Sanità Pubblica (Dsp) delle due aree interessate, coordinati dal Servizio sanità pubblica regionale, è stata disposta la sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti con indicazione di visita giornaliera da parte del medico competente di tutti i lavoratori per un periodo di 10 giorni dall’ultima esposizione (massimo del periodo di incubazione). I controlli negli allevamenti proseguono senza sosta e allo stato attuale non è emersa nessun altra positività. A oggi si confermano quattro focolai, di cui l’ultimo individuato è quello di Mordano. Le operazioni di abbattimento dei volatili, già terminate in due allevamenti (Ostellato e Portomaggiore), verranno completate e concluse nella serata di oggi mercoledì 4 settembre.

Sospeso l’utilizzo di uccelli da richiamo

E’ stato sospeso in Emilia-Romagna l’utilizzo di uccelli da richiamo per la caccia. Si tratta di una misura cautelativa per limitare il diffondersi del virus H7N7 dell’influenza aviaria, prevista da un’ordinanza del ministero della Salute in tutti i casi in cui sul territorio nazionale si modificano le condizioni epidemiologiche. Il provvedimento che di fatto diventerà operativo dal 15 settembre, data di apertura della caccia sul territorio regionale, riguarda gli uccelli da richiamo appartenenti agli ordini degli anseriformi e caradriformi.

Il settore avicolo in regione
In Emilia-Romagna (seconda regione in Italia) produttrice di carni avicole ci sono oltre 1.100 allevamenti di diverse specie avicole, con un numero stimato di 36 milioni di capi. Il settore avicunicolo in Emilia-Romagna vale oltre 600 milioni di euro, quello delle uova oltre 320 milioni di euro. Agli allevatori colpiti dalla malattia viene riconosciuto il rimborso del valore degli animali abbattuti al prezzo dei listini commerciali nazionali, il mangime stoccato in allevamento e le uova distrutte. Gli indennizzi vengono anticipati dalla Regione e rimborsati dallo Stato e dalla Comunità se la liquidazione all’allevatore si è conclusa entro 60 giorni dalla fine del periodo di osservazione post abbattimento (21 giorni).

4 settembre 2013

 

 

Regione Emilia Romagna

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