Caccia: Piemonte, alla Coldiretti il disegno di legge sulla caccia non convince

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ColdirettiCaccia: Piemonte, per Coldiretti il disegno di legge sulla caccia non convince poiché non risolve i problemi agricoli, della tutela ambientale e della sicurezze sulle strade. Coldiretti pronta a dare battaglia.

Il Consiglio Regionale del Piemonte ha trasmesso alla Commissione Agricoltura il disegno di legge licenziato dalla Giunta regionale piemontese in materia di caccia. Coldiretti Piemonte ha partecipato alla consultazione indetta dalla Commissione con il presidente Roberto Moncalvo, accompagnato dal vice direttore Marco Girò e dai tecnici e legali che per l’organizzazione si occupano del settore, consegnando alla commissione e al presidente del Consiglio Regionale, Valerio Cattaneo, un articolato documento contenente le proposte di modifica di Coldiretti Piemonte.

Dice Roberto Moncalvo, presidente della Federazione regionale: “Il nostro documento è molto articolato e parte dalla constatazione che il disegno di legge attualmente in discussione affronta la tematica essenzialmente dal punto di vista venatorio, senza dare risposte risolutive alle esigenze del mondo agricolo ed alla società civile. In particolare, abbiamo chiesto di introdurre la possibilità del controllo delle specie di selvaggina in eccesso, nello specifico cinghiali e caprioli, dando la possibilità agli agricoltori di attuare con modalità molto semplificate forme di contenimento delle specie selvatiche sui fondi propri o condotti a qualsiasi titolo. Un modo per tutelare il reddito delle imprese agricole, visto che in questi anni i piani di abbattimento predisposti dalle province, con il solo ausilio dei cacciatori, non hanno portato ad alcun risultato, anzi la situazione è notevolmente peggiorata sia dal punto di vista agricolo che sociale”.

Aggiunge Bruno Rivarossa, direttore di Coldiretti Piemonte: “Cinghiali e caprioli sono spesso causa di incidenti stradali, molti dei quali gravi e in alcuni casi anche mortali. Riceviamo continuamente segnalazioni di sindaci che manifestano la necessità di contenere queste specie, non solamente per gli aspetti agricoli ed ambientali, ma per garantire l’incolumità dell’intera società, in particolare delle persone che vivono nelle zone collinari e montane. Riteniamo che il disegno di legge  attualmente in discussione possa essere rafforzato e migliorato nell’interesse delle imprese, dell’ambiente e di tutta la società. Se non dovessero essere accolte le nostre richieste, ci riserviamo azioni di sensibilizzazione  anche con il coinvolgimento delle amministrazioni comunali piemontesi e delle varie associazioni costituitesi a difesa degli interessi del cittadino. Il problema si trascina da troppo tempo e nella gente stanno subentrando, dopo tanta rabbia, anche pericolosi sentimenti di rassegnazione che sono deleteri dal punto di vista della tutela dell’ambiente e della salvaguardia del territorio”.

Coldiretti Piemonte intende proseguire questa battaglia a tutela non solo del settore agricolo, ma dell’intera società piemontese. La collettività in questi anni ha pagato un prezzo troppo alto, sia in termini economici che di vittime, per uno sport che ha perso la sua vera natura, trasformandosi in molti casi in una ricerca del business, fatto da pochi sui terreni agricoli e in “barba” alle legittime richieste della società civile e delle amministrazioni comunali.

L’energica posizione assunta da Coldiretti Piemonte deriva anche dalla lettura dei dati. Si pensi che dal 1996 al 2011, in Piemonte si sono spesi per indennizzare una parte dei danni agricoli 33.453.000 euro con una media annua di 2.091.000 euro. Ciò che è davvero sconcertante e che dimostra il chiaro fallimento degli obiettivi della legge regionale 70/96, è che nel 1996 venivano accertati danni per 785.000 euro. Nel 2011, i danni annuali sono passati a 2.261.000 euro. Almeno tre volte tanto! Senza contare gli incidenti stradali, il danno all’ambiente ed i pericoli sanitari.

Concludono Moncalvo e Rivarossa: “Abbiamo sempre tenuto nei confronti della Regione una posizione ferma, ma costruttiva. La proposta attuale non ci soddisfa. Chiediamo una immediata integrazione del disegno di legge della Giunta da parte del Consiglio regionale. Se questo non dovesse avvenire, ci riserviamo in tempi brevi, azioni forti, perché sul territorio la rabbia è davvero tanta.”

12 aprile 2013

Fonte: TargatoCN

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