Calendario Venatorio Emilia Romagna: proteste dei cacciatori, contraddizioni e “nuovi contenziosi in arrivo”

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Cacciatore con cane in zone umideCalendario Venatorio dell’Emilia Romagna: proteste dei cacciatori, contraddizioni e “nuovi contenziosi in arrivo”.

Il consigliere regionale dell’Emilia Romagna, Luca Bartolini, dopo aver raccolto le proteste dei cacciatori ha evidenziato alcune contraddizioni contenute nel Calendario Venatorio regionale ed ha affermato critico, “Cacciare in Emilia-Romagna vuol dire svolgere una passione nella più piena incertezza: e per questo dobbiamo dire grazie agli uffici anti-caccia della Regione, farciti di ambientalisti integralisti che non vedono l’ora di complicare la vita ai cacciatori”.

Proseguendo Bartolini, ha sottolineato, “E’ un Calendario che a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale non si può più fare con legge ma solo un atto amministrativo della giunta quindi a rischio di ricorsi al Tar, ma soprattutto un documento che non passa dal Consiglio Regionale, dove con un serio dibattito avremmo potuto migliorare il testo”.

I primi effetti negativi di quanto elaborato dagli “uffici regionali anti-caccia” e riproposto tal quale dalla Giunta, colpiranno i cacciatori delle zone umide grazie all’art.9 del Calendario Venatorio contenente le prescrizioni in merito.

Criticando proprio l’art.9 del Calendario, il consigliere Bartolini ha spiegato, “Il calendario venatorio vieta di usare munizioni a pallini di piombo anche per cacciare all’interno delle zone umide naturali e artificiali, cioè stagni, paludi, acquitrini, lanche, lagune e prati allagati quindi viene imposto l’utilizzo di cartucce con pallini in acciaio, che fino allo scorso anno erano obbligatorie solo per le Zps (Zone di protezione speciale)”.

Continuando sulla questione Bartolini ha aggiunto, “Chi ha adottato questa prescrizione per tutelare gli animali ha preso un abbaglio: con i pallini in acciaio si ha un tiro utile di una ventina di metri ma, a differenza del piombo, non si ha una rosa di pallini e quindi ci sono tanti animali che vengono feriti ma non uccisi, questo è un danno per la fauna. Altre Regioni, dopo aver imposto l’uso dei pallini in acciaio negli scorsi anni, oggi sono tornate sui propri passi”.

Secondo Bartolini inoltre, la prescrizione per le munizioni da usare nelle zone umide può creare confusione sia per i cacciatori che per gli organi di controllo, infatti, ha spiegato, “Il divieto di usare pallini di piombo è esteso a un raggio di 50 metri dalle rive più esterne. Ma le zone umide non sono tabellate: quindi un cacciatore, partito per cacciare normalmente, fuori da una zona umida e quindi con la possibilità di usare munizioni al piombo, rischia di trovarsi dentro queste aree senza accorgersene e se incappa in un controllo rischia una sanzione”.

Proseguendo ha affermato poi Bartolini, “Le contraddizioni non sono finite. Poniamo che un cacciatore si trovi a duecento metri da una zona umida, quindi può usare i pallini di piombo; spara in direzione di un lago, la gittata è superiore ai 50 metri e, se colpisce la preda che cade all’interno della zona umida il cacciatore è in fallo. E poi non si capisce come fare per chi ha cartucce miste, cioè per chi vuole cacciare, nella stessa giornata, sia dentro che fuori la zona umida: forse si vuole obbligare il cacciatore a tornare a casa a lasciare le cartucce al piombo se vuole sparare vicino a un lago?”

Il consigliere regionale, esprimendo il proprio timore, ha poi affermato, “Insomma, il rischio è di avere un gran numero di contenziosi, anche perché, per l’ennesima volta nella nostra Regione, la normativa va interpretata e il cacciatore deve confidare nel buonsenso della guardia venatoria”.

Infine ha Bartolini ha concluso, “Il punto è che bisogna stabilire norme chiare, compatibili con la caccia e che non penalizzino nessuno: un cacciatore non può uscire di casa per praticare una passione ed essere sempre nel dubbio di non essere in regola come invece da qualche anno accade sempre di più nella nostra Regione”.

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