La carabina Strasser al poligono di Carrù

Un lavoro di squadra fra l’armeria Fontana di Visco (UD), l’armeria Bonardo di Bra (CN) e il poligono di Carrù (CN) ha permesso a molti appassionati di avvicinarsi alle carabine Strasser.

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Carabina Strasser RS14
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La Strasser RS 14 vista dal lato destro: lavorazioni impeccabili e progetto futuristico caratterizzano questo fucile rigato di recente distribuzione in Italia.

Domenica 8 maggio il meteo dà indicazioni mediocri sull’andamento del clima, ma con la mattinata senza pioggia: il tempo poi ci mette del suo per favorire questo incontro e il sole, magari un poco velato, sarà ottima compagnia fino alla chiusura dell’avvenimento. L’organizzazione vede in pista gli estremi del nord Italia con l’armeria Fontana di Visco, cittadina prossima alla magnifica città fortificata dalla curiosa pianta a stella di Palmanova nel basso Friuli, l’armeria Bonardo di Bra e il poligono di Carrù: epigoni della giornata i titolari delle suddette attività, Paolo Fontana, Carlo Bonardo e Giorgio Rosso. La materia da trattare sono le carabine Strasser prodotte un’azienda austriaca dedita alla meccanica aerospaziale a cui ha affiancato questo settore armiero dove brillano la raffinatezza delle lavorazioni insieme all’eccellenza progettuale: l’idea proviene direttamente da Horst Blaser, nome che a tutti è noto per le sue realizzazioni anche se da qualche tempo marchio e azienda sono passati sotto l’egida un complesso industriale finanziario dove si trovano in compagnia di Sauer e Mauser.

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Strasser RS 14

La tecnicaIl nome del progettista fa presupporre soluzioni innovative insieme a quella di base attinente il sistema di riarmo con il movimento in linea: troviamo infatti un castello foggiato a prisma e dotato di anello e ponte chiusi con finestra su entrambi i lati, dotata di ampie bisellature e traversino superiore di congiunzione e irrigidimento. Nell’anello anteriore si inserisce di precisione la culatta della canna che negli esemplari in prova, tutti del Mod. RS14, viene bloccata tramite una piccola leva interna che aziona un eccentrico. I fianchi laterali del castello sono coperti da due pannelli fissati con viti Torx e all’interno sono ricavate le sedi per il caricatore staccabile e il pacchetto di scatto estraibile: nel risalto anteriore e nei due posteriori foggiati a barrette inclinate vanno in battuta i due elementi della calciatura trovando così un’ampia superficie di contrasto contro cui si scarica l’energia allo sparo.

Nel prolungamento di culatta vengono praticate le guide di aggancio e scorrimento del carrello otturatore concepito nel modo seguente. Una parte centrale cilindrica con due spianature superiori di alleggerimento sostiene il tappo sagomato di culatta in lega leggera nel cui fianco destro è inserito il manubrio con nocca tonda; posteriormente è alloggiato il tasto a slitta della sicura in cui è inserito il bottone per riaprire l’otturatore dopo la chiusura in armamento: si preleva quindi in tranquillità la cartuccia camerata con la sicura inserita. Anteriormente il cilindro è forato per ospitare il prolungamento della testina dell’otturatore dotato di un intaglio ortogonale dove si posiziona una lamina ad arco, incassata nel corpo principale, sollevabile facilmente con un’unghia; questo prolungamento interno termina con una sezione conica spinta in avanti dal movimento del manubrio. Osservando ora la porzione anteriore noteremo quattro ampie sezioni di un cilindro tenute in posizione da una piccola molla circolare a spire molto fitte, davanti a cui sporge la testina a faccia ribassata, con foro del percussore, nottolino elastico di espulsione e un’unghia di estrazione foggiata a prisma di notevoli proporzioni e con incastro a T, quindi con le migliori garanzie di funzionamento.

Per completare le spiegazioni sulla chiusura va notato come entro lo spessore di culatta della canna sia praticata una fresatura a corona circolare in cui i quattro blocchetti di otturazione si inseriscono sotto la spinta della spina conica. Intuibile come sia estesa la superfice di contrasto e come tutti gli elementi lavorino con carico di punta; inoltre sono presenti diversi accorgimenti che incrementano la sicurezza impedendo lo sparo a otturatore non perfettamente in chiusura e impedendone l’arretramento se non si sblocca il vincolo principale. La canna di sezione ragguardevole con 17 mm in volata presenta una buona finitura esterna con brunitura semiopaca contro graffi e ossidazioni; di ottimo livello la rigatura martellata a freddo con pieni e vuoti ben lisciati, spigoli vivi e netti, camera perfettamente coassiale con l’anima, vivo di volata ribassato.

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Il pacchetto caricatore è in robusta lamiera piegata con zoccolino di fondo in lega leggera

Il pacchetto di scatto e il caricatoreUna leggera pressione su un tasto a molla, raggiungibile solo dopo aver sfilato dalla sede l’otturatore, consente di prelevare il pacchetto di scatto comprensivo della guardia e del ponticello in cui è inserito il grilletto nonché di una piccola chiave a brugola, incastrata in una sede di plastica morbida, utile per iniziare le operazioni di smontaggio principiando dall’astina sotto canna. Il complesso è già di per sé un pezzo di meccanica fine con una soluzione semplice e raffinata per la determinazione del peso di sgancio. Nel telaio si notano l’asta di aggancio col percussore, la molla con il rinvio al grilletto, il prolungamento della tavola con il sistema per variare il peso dato da un blocchetto oscillante e una molla di contrasto provvista di perno guida. Questo perno ha tre posizioni e in ognuna varia il carico della molla e quindi il peso di scatto (500-750-1000 g): in aggiunta è presente un sistema di stecher alla francese che porta il carico a soli 250 g, aggirando i vari pesi predeterminati. Mancano elementi di critica alla resa sul campo dove pulizia e prontezza sono eccellenti, così come troviamo molto comodi i tre pesi a scelta, ma con uno stecher che, con la sola spinta in avanti del grilletto, ci porta al massimo della sensibilità.Pratico e funzionale anche il caricatore prelevabile dalla propria sede premendo i due pulsanti posti sui fianchi del castello: si evita lo sgancio accidentale e la postura richiesta per l’azione fa cadere il pacchetto proprio nel palmo della mano. Facile l’inserimento cartucce senza doversi sbucciare le dita e tutto il complesso in solida lamiera di acciaio piegata si rivela di apprezzabile robustezza.

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Il calcio conserva lo stile classico mitteleuropeo con appoggia guancia marcato, dorso arrotondato, pistola di sezione maggiorata alla coccia. Il tutto in un apprezzabile pezzo di noce europea

La calciaturaL’organizzazione della calciatura richiama il progetto della Sauer 200 a cui aveva posto mente e mano il nostro campione olimpionico Ennio Mattarelli: contrastando l’ortodossia la calciatura è in due parti separate lavorate con grande cura e precisione. L’astina si sblocca prima con la pressione sul perno della maglietta porta cinghia anteriore poi si svita il ritegno mediano con la brugola prelevata dal pacchetto di scatto; dopo averla sfilata dalla sede si osserva l’elemento metallico di contrasto con il castello, una piastrina e due rebbi cilindrici ortogonali, e si può prelevare sul fondo una leva sagomata con cui agire sull’elemento di serraggio della canna al castello. Nei fianchi del blocchetto due piccole fresature semicilindriche fungono da sede per i rebbi sopra citati. Il calcio dalla tradizionale linea mitteleuropea presenta il dorso alla bavarese, l’appoggia guancia e il nasello evidenziati da profonde scalfature, la pistola inclinata con un’elegante coccia in corno nero e il calciolo in gomma. Lo zigrino a passo fine nei punti di presa si rivela un’adeguata soluzione per stile e funzionalità.

Le prove a fuocoSulle linee messe a disposizione da Giorgio Rosso nel poligono di Carrù si sono alternati per più di tre ore moltissimi appassionati, con interesse a questa novità che da non molto tempo è arrivata in Italia grazie proprio all’Armeria Fontana. Le ottiche Swarovski con alternanza di valori per accontentare chi predilige il tiro a distanza sul selvatico fermo o quello in braccata con il cinghiale in corsa, si sono rivelate perfettamente adatte consentendo risultati di valore: purtroppo il clima della tarda mattinata crea un notevole effetto miraggio, ma tanto non ha impedito all’ottimo Emilio, amico di Paolo Fontana e suo compagno di viaggio per l’occasione, di stampare tre colpi in poco più di 22 mm a 200 metri. Questo per significare come lo Strasser sia certo un ottimo fucile da battuta, vista la celerità di riarmo, ma parimenti un efficace soluzione per il tiro di precisione a lunga distanza. A tal punto della storia un cordiale in bocca al lupo a tutta la compagine che si dedica alla fabbricazione e alla diffusione dello Strasser è piacevolmente d’obbligo: anzi, vista la provenienza ci sta a perfezione un classico Weidmannsheil!

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