Cinghiali in Umbria, gli agricoltori potranno sparare dopo 4 ore

Finora bisognava attendere 48 ore in caso di mancato intervento degli Ambiti Territoriali di Caccia.

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Umbria

UmbriaCosì come accaduto nel 2020, per provare a contenere i danni prodotti dai cinghiali alle coltivazioni, l’Umbria taglia il tempo a disposizione degli Ambiti territoriali di caccia per intervenire in caso di chiamata. Mercoledì, in via d’urgenza, la giunta regionale ha disposto l’abbassamento da 48 a 4 ore delle ore concesse agli Atc (gli Ambiti territoriali di caccia) per intervenire in caso di chiamata: passate 4 ore, l’imprenditore agricolo (ovviamente dotato di licenza di caccia) che troverà un cinghiale in un suo terreno potrà sparare. Il provvedimento, previsto dal regolamento del 2010 sui danni prodotti dalla fauna selvatica, era già stato adottato un anno fa e rimarrà in vigore fino all’autunno, quando si aprirà la caccia al cinghiale.

Oltre a ciò, viene confermato che «per gli interventi programmati e di urgenza, anche nelle ore notturne sia sufficiente la presenza di un solo addetto alla vigilanza». La giunta ha adottato queste decisioni dopo che dagli incontri tra l’assessore Roberto Morroni e le associazioni del mondo agricolo è emersa, a proposito del grande numero di cinghiali, «una situazione di particolare gravità» e «il conseguente danneggiamento delle produzioni agricole». Nel frattempo va avanti il confronto sul nuovo regolamento regionale (il precedente risale al 1999) che, per la prima volta, inserisce gli ungulati tra le specie che si potranno «prelevare» tramite caccia di selezione.

Morroni mercoledì ha annunciato che «sul problema della proliferazione» convocherà un tavolo con Atc, mondo agricolo e venatorio: «Un confronto fondamentale, immediatamente successivo all’approvazione definitiva del regolamento sulla caccia di selezione che, per la prima volta, include anche questa specie. In quella sede – dice – definiremo insieme ulteriori azioni per rafforzare gli interventi di controllo e di gestione necessari a evitare danni alle colture e rischi per la salute e l’incolumità pubblica». Morroni, che sottolinea di condividere le preoccupazioni degli agricoltori, si dice certo che il regolamento «contribuirà in maniera fattiva al controllo della diffusione dei cinghiali».

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