C’erano tutti o quasi i 142 associati alla cena di gala per festeggiare i 50 anni del Consorzio armaioli italiani-ConArmI. Già all’inizio degli anni Sessanta, quando sono nate la maggior parte delle aziende oggi associate (qualcuna ancora prima), viene fondata ArtArm-Artigiani armaioli, con il preciso scopo di unire gli artigiani del settore per affrontare il mercato estero, quello greco in particolare. Nel 1970 gli artigiani armaioli della Val Trompia si danno una struttura più operativa e articolata fondando la Comunità artigiani armaioli. L’8 marzo 1975 questa si trasforma in Consorzio armaioli bresciani, perché poco più di un mese dopo sarebbe stata approvata la legge 110 per il controllo delle armi ed era necessario fare fronte comune. Trentuno soci fondatori del Consorzio armaioli bresciani, diventato poi ConArmI nel 2010, aprendosi non più solo a produttori di armi e accessori per armi, armerie, società di servizi e aziende dell’indotto del Bresciano, ma di tutta Italia.

Il “buon compleanno Conarmi” è stato salutato da un applauso inizialmente timido. Poi tutti gli invitati si sono resi conto della portata di quanto loro e il loro Consorzio hanno fatto in cinquant’anni. Alto il livello degli ospiti che hanno voluto essere presenti, tra i quali il prefetto di Brescia Andrea Polichetti, il questore Paolo Sartori, il presidente della Camera di commercio di Brescia Roberto Saccone.
Alcuni degli ospiti hanno anche voluto esprimere la loro testimonianza, come Giuliano Brunori, sindaco di Gardone Val Trompia (Bs): «Il settore armiero non avrebbe resistito a tutti gli scossoni che ha avuto in questi anni, se dietro non ci fosse stata Conarmi, portavoce instancabile delle problematiche del settore ai decisori istituzionali».

Emanuele Ricifari, dirigente generale di Pubblica sicurezza, per undici anni alla questura di Brescia: «Devo ringraziare il Consorzio perché mi ha fatto conoscere in profondità la materia. Il progetto Sigma per la gestione e movimentazione delle armi è un’iniziativa strategica e straordinaria, nata a Brescia dalla collaborazione tra ConArmI e questura, con il ministero e l’università. Mi auguro si estenda a tutte le questure e prefetture del territorio». E poi Carlo Ferlito, amministratore delegato e direttore generale Fabbrica d’armi Pietro Beretta che ha sottolineato l’importanza della collaborazione sinergica tra le aziende del comparto, per la quale ConArmI è determinante.

Il bel volume di 392 pagine intitolato “Consorzio armaioli italiani: storia di artigiani che scrivono il futuro” contiene documenti e fotografie di storia associativa, raccontate da Patrizio Ferraglio, giornalista e collaboratore di testate locali, da sempre vicino al ConArmI. «Ho cercato di tenere il filo di cinquant’anni di lavoro, di sacrifici, di intuizioni, ma soprattutto di uomini. Raccogliendo tutti i documenti importanti, con l’aiuto di Monica Cancarini e Greta Rambaldini, disegnando il contesto sociale di ogni passaggio. Ho assistito, anche attraverso i documenti, ai confronti a volte aspri tra gli associati, ma quello che emerge è comunque il senso di comunità, di appartenenza, che non manca mai tra questi artigiani che nel tempo si sono evoluti».

Il volume è testimonianza forte, imperdibile non solo per i diretti interessati, ma anche per chi si occupa di storia e di associazionismo. Ma è una forte testimonianza anche il discorso finale di Pierangelo Pedersoli, presidente dal 1988, che ha vissuto e indirizzato in “presa diretta” la gran parte dei cinquant’anni del ConArmI. Ha ricordato i suoi predecessori Diamante Zubani, Mario Beschi, Angelo Grazioli, sindaco e grande difensore politico del settore, Enrico Chillè, con lui nacquero EXA e le prime avventurose partecipazioni alle fiere internazionali, Carlo Peroni, presidente dell’Associazione nazionale produttori armi e munizioni sportive e civili (fondata nel 1980) e collega in Commissione consultiva centrale al ministero dell’Interno. «Il loro contributo è vivo nella storia e nella strategia del Consorzio», ha spiegato Pedersoli.


Ha poi ringraziato per la fiducia ricevuta dagli associati. «Una fiducia che non ho mai dato per scontata e che ha rappresentato la vera forza dell’operato dell’Associazione, potendo così contare su una comunità coesa, capace di affrontare, insieme, sfide e cambiamenti». Ha poi ripercorso i momenti chiave dell’attività del ConArmI. La formazione, per le aziende, per gli appassionati, per le Amministrazioni, per intraprendere attività legate alle armi e qualificarsi: su normativa, balistica, telenarcosi, recupero fauna selvatica ferita, manutenzione, restauro, e così via. I rapporti con il ministero dell’Interno e con le sue articolazioni territoriali, nonché con altre qualificate istituzioni, con associazioni di categoria, con Università, con gli istituti tecnici Zanardelli e Beretta riattivando il corso di Tecnico dell’industria meccanica armiera, sempre con spirito tecnico e mai ideologico, con il Tsn di Gardone per riaprire le linee a 150 metri per le prove di rosata.

«Abbiamo costruito una rete di collaborazioni con Anpam, Assoarmieri e Cncn, affrontando insieme le sfide del settore e contribuendo alla sua crescita. Abbiamo contribuito allo sviluppo normativo, alla promozione del prodotto italiano, alla presenza nelle fiere di settore, all’internazionalizzazione, abbiamo conseguito accordi assicurativi per la responsabilità civile sul prodotto, per gli studi di settore, affinché le nostre aziende, medio-piccole, avessero un proprio cluster, diverso da quello dei metalmeccanici, causa oneri diversi nella gestione. Abbiamo ottenuto modifiche ai codici Ateco, che finalmente distinguono le armi militari da quelle comuni, con la speranza che gli istituti di credito ne prendano atto, magari riscrivendo le loro policy. Abbiamo creato strumenti come Sigma e la recente ConArmI servizi. Abbiamo dato vita a un corpo docenti altamente qualificato e unico nel suo genere, oggi riconosciuto a livello nazionale. Siamo diventati un punto di riferimento per molti. Abbiamo inoltre lavorato per fare conoscere la nostra attività e la nostra realtà al di fuori della cerchia degli appassionati, con l’intento di costruire una maggiore consapevolezza e rafforzare il consenso nei confronti del nostro settore. Ma il risultato più grande, forse, è stato un altro: aver costruito una comunità. Un tempo le aziende erano più chiuse, più isolate. Oggi esistono collaborazione, dialogo, rispetto reciproco. Ed è questa la vera forza che ci permette di guardare al futuro». Proprio pensando al futuro, Pedersoli ha poi concluso: «Oggi celebriamo un traguardo importante. Ma non è un punto di arrivo. È una base. Una base solida sulla quale costruire il domani, con lo stesso spirito di chi, nel 1975, ha avuto il coraggio di iniziare. Ed è forse questa la vera eredità di questi cinquant’anni: ritengo fondamentale il legame che abbiamo saputo creare grazie a un lavoro collettivo, costruito su fiducia, collaborazione e senso di appartenenza e ci auguriamo che questo spirito di collaborazione possa continuare a essere uno dei pilastri dell’azione del ConArmI sia a livello nazionale, che internazionale, anche in collaborazione con le altre associazioni. D’altra parte, il futuro ci riserva sfide complesse che il comparto potrà affrontare solo unendo le forze. Con la speranza. semplice ma profonda. di aver fatto, tutti insieme, qualcosa che valesse davvero la pena, affidiamo a chi verrà dopo di noi, il compito di fare crescere quello che riteniamo essere il nostro vero patrimonio».




































