Caccia in Piemonte. “Prendo atto che il Consiglio dei Ministri, nella seduta di ieri sera, ha deliberato l’impugnativa della legge regionale piemontese sulla caccia, licenziata a giugno. Erano a mio avviso palesi alcuni motivi di incostituzionalità della legge, peraltro ripresi dal Governo stesso. La manifestazione che si era tenuta nei mesi scorsi a Torino davanti alla sede della Regione aveva duplice significato: da una parte, segnalare la grave insoddisfazione del mondo venatorio, dall’altra evidenziare al presidente Chiamparino che il Consiglio Regionale stava andando su una strada che travalicava i confini delle sue competenze.
Erano palesi le contraddizioni con il Codice Civile per quanto riguarda l’accesso ai fondi da parte dei cacciatori, da più parti in contrasto con la Legge nazionale 157/92 per quanto riguarda l’elenco delle specie cacciabili e le giornate di caccia. In attesa della sentenza della Corte Costituzionale, appare logico che la Regione Piemonte sospenda ogni velleità applicativa di questa norma e si attenga alla legge 157 mantenendo la lineare applicazione del Codice Civile per la parte relativa all’accesso ai fondi e mantenendo giornate e specie cacciabili così come previsto dalla legge nazionale. Non sarebbero gradite a nessuno restrizioni pretestuose che potrebbero successivamente portare anche a una richiesta di risarcimento danni da parte delle categorie interessate – cacciatori, agricoltori ma anche ambientalisti – considerato che la legge nazionale per la quale si chiede il rispetto prevede in primis la tutela della fauna selvatica”.
Lo dichiara Francesco Bruzzone, Senatore della Lega, commentando la seduta del Consiglio dei Ministri di mercoledì 8 agosto.
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