Faenza, dopo il gelo sono i cinghiali a fare tabula rasa dei nuovi frutteti

Quel poco che era stato risparmiato dalle gelate tardive primaverili è infatti divenuto il lauto pasto degli ungulati.

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Spina Verde

RomaDopo il gelo, le scorribande in serie dei cinghiali. Non c’è pace per i frutticoltori delle prime colline faentine. Quel poco che era stato risparmiato dalle gelate tardive primaverili è infatti divenuto il lauto pasto degli ungulati che in questi giorni hanno fatto razzia nei frutteti che fanno da cintura tra la periferia della città e le prime colline.

A segnalare i danni, con dovizia di immagini e fotografie fatte dagli stessi titolari dei fondi, numerosi associati Coldiretti, ormai impotenti davanti al proliferare incontrollato dei selvatici: “Nonostante gli investimenti di questi anni negli strumenti di difesa passiva, in particolare recinzioni apposite – denuncia Dante Zauli, uno degli agricoltori danneggiati dalle ‘visite’ degli ungulati – i cinghiali sono riusciti a penetrare nei fondi e a distruggere letteralmente prima le reti e poi i nuovi impianti frutticoli”.

Purtroppo anche la vicinanza con le aree protette non agevola il lavoro degli agricoltori: “I cinghiali proliferano nelle aree soggette a tutela per poi spingersi ben oltre i ‘confini protetti’ banchettando tra i filari – afferma il Direttore di Coldiretti Ravenna, Assuero Zampini – occorre quindi dare nuovo impulso all’opera di controllo attuata dagli ATC di collina, che ringraziamo per il buon lavoro svolto sinora, ma anche attuare serie, mirate, verificate e verificabili azioni di prevenzione e contenimento dei selvatici nelle aree protette perché altrimenti quello che il maltempo risparmia diventa quasi matematicamente cibo per i selvatici con danno e beffa per l’agricoltore che se ne resta a mani e portafoglio vuoto”

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