Federcaccia: Pavia, preoccupazioni per la prossima Stagione Venatoria

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Federcaccia - FIdC - Associazione VenatoriaFedercaccia Pavia esprime le proprie preoccupazioni per la prossima Stagione Venatoria alla luce delle evidenti carenze dell’Amministrazione Provinciale in materia di caccia.

Federcaccia, 3mila iscritti in provincia di Pavia, rinnova i vertici e il presidente appena riconfermato, Mario Baldi, ingrana subito la marcia. “Siamo seriamente preoccupati dalla situazione che si è venuta a creare in amministrazione provinciale – dice –. Non c’è ancora l’assessore con delega alla caccia. Ed è come un treno che viaggia senza il macchinista. La prossima stagione venatoria è a rischio”. Il presidente Daniele Bosone si è assunto la delega, per ora. Ma si vocifera di una possibile nomina imminente. La caccia sembra essere un argomento scomodo. “Una delle cose che ci preoccupa maggiormente è il piano faunistico venatorio provinciale, strumento che ci dovrebbe permettere di governare il territorio – sottolinea Baldi –. Coinvolge le associazioni venatorie, agricole, i comuni, gli ambientalisti. Dovrebbe tenere conto delle esigenze di tutti”. L’ultimo piano, approvato dal consiglio di piazza Italia risale al marzo 2006. Otto anni fa. La giunta, nel 2012, ha approvato la procedura per avviare il rinnovo del piano. “Ma da quanto ci risulta siamo ancora in alto mare – dice Baldi– . E senza questo strumento la prossima stagione venatoria è a rischio. Non vogliamo fare la fine di Bergamo che ha dovuto bloccare tutto per un intoppo burocratico”.

Se otto anni posso far sembrare il piano ormai datato, il presidente di Federcaccia fa notare come il capitolo relativo alla “vocazionalità faunistica” risalga addirittura al 1963. “In mezzo secolo il territorio si è modificato, è più antropizzato e urbanizzato – dice Baldi –. E la fauna è cambiata. Un esempio? In Oltrepò ora ci sono anche i lupi e gli ungulati. E non è un caso che siano diminuiti i cuccioli di cinghiale”.

Federcaccia invoca un intervento per arginare alcune specie che rischiano di essere dannose anche per l’agricoltura. “Nel 1963 i campi non erano infestati di nutrie, corvidi e volpi – dice – Non sono predati da nessuno e alterano gli equilibri. Sono un flagello. Bisogna difendere le nidiate di fagiani e lepri. Ma solo l’uomo può intervenire”. Nel mirino di Federcaccia anche gli ATC, ambiti territoriali di caccia. “Attualmente sono 5 – spiega Baldi – ma sentiamo voci strane su ipotesi di raddoppio. Gli altri, in tempi di crisi, stanno ridimensionando. Qui cosa si fa? Si va in controtendenza?”.

La crisi, un nervo scoperto anche per i cacciatori. I tagli del Governo sulla caccia hanno ridotto le risorse. Per sopravvivere le federazioni puntano ancora di più sul volontariato. La sezione di Pavia si può permettere poco: l’affitto della sede e una segretaria. Ai tagli, fanno notare nella sede di viale Montegrappa 30, si deve aggiungere il calo delle entrate per i tesseramenti. “Un calo che ogni anno in Lombardia è di circa il 10% – spiega Baldi –. Le tasse sono alte. Quella governativa è di 173,16 euro, quella regionale di 64,56. E poi ci sono i bolli per le richieste di rinnovo, perché nel 2014 scade il porto d’armi rilasciato nel 2008, il costo delle attrezzature, le cartucce, ma anche i cani e il loro mantenimento. Attorno alla caccia ruota un indotto notevole. Se alla crisi che colpisce tutti i settori, compreso questo, si aggiunge una vacatio nella gestione istituzionale, allora siamo davvero a rischio”.

( 24 febbraio 2014 )

Fonte: LaProvinciaPavese

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