Vicinanza e affetto
Federcaccia Umbra esprime il proprio più profondo dolore per la tragica scomparsa di Gino Cello, 70 anni, di Gualdo Tadino, nostro associato, che lo scorso 15 ottobre ha perso la vita durante una giornata di caccia nel territorio di Fabriano. Alla famiglia, agli amici e a quanti gli hanno voluto bene giungano la vicinanza, l’affetto e le più sincere condoglianze del Presidente regionale, dell’intero gruppo dirigente e di tutti gli associati di Federcaccia Umbra. Di fronte alla perdita di una vita umana, il primo sentimento dovrebbe essere quello del rispetto. Il silenzio, la solidarietà e la partecipazione al dolore di una famiglia dovrebbero rappresentare valori condivisi, indipendentemente dalle convinzioni personali, dalle passioni e dalle opinioni di ciascuno. Purtroppo, ancora una volta, siamo costretti ad assistere a uno spettacolo indegno e profondamente disumano.
Vergogna continua
In queste ore, infatti, sui social network e attraverso messaggi e commenti, c’è chi ha trovato il coraggio di insultare una persona che non c’è più, di manifestare soddisfazione e persino gioia per la sua morte, arrivando addirittura ad augurare la stessa sorte ad altri cacciatori. A queste persone diciamo con estrema chiarezza: VERGOGNATEVI. Non esiste convinzione ideologica, sensibilità animalista o contrarietà all’attività venatoria che possa giustificare una simile barbarie morale. Si può essere contrari alla caccia. Si può contestarla, criticarla, chiedere di modificarne le regole o persino auspicarne l’abolizione. Tutto questo rientra nel legittimo confronto democratico.
Non è libertà di opinione
Ma gioire della morte di un essere umano, insultarne la memoria e augurare la morte ad altre persone non è libertà di opinione. È una manifestazione di odio e di intolleranza che merita la più ferma e inequivocabile condanna. Chi si proclama difensore della vita e poi festeggia la morte di un uomo dovrebbe interrogarsi profondamente sul significato delle parole rispetto, sensibilità e umanità. È inaccettabile che l’appartenenza al mondo venatorio possa diventare motivo per essere considerati esseri umani di serie inferiore, persone verso le quali ogni insulto, offesa o augurio di morte sembrerebbe essere consentito. I cacciatori sono persone. Sono padri, madri, figli, nonni, lavoratori, cittadini. Hanno famiglie, affetti, valori e una dignità che nessuno ha il diritto di calpestare. E quando un cacciatore perde la vita, non muore un simbolo contro cui scagliarsi, non muore un bersaglio ideologico: muore una persona. E una famiglia perde per sempre uno dei propri cari.
Il rispetto prima di tutto
Federcaccia Umbra non intende più accettare in silenzio questa deriva di odio che troppo spesso accompagna le tragedie che coinvolgono il mondo venatorio. Non chiediamo privilegi né trattamenti di favore. Pretendiamo semplicemente lo stesso rispetto che è dovuto a ogni essere umano, nella vita e nella morte. Invitiamo inoltre chiunque abbia responsabilità pubbliche, associative e comunicative a condannare senza ambiguità queste manifestazioni di odio, evitando che il legittimo confronto sulla caccia venga avvelenato da espressioni di violenza verbale e disprezzo per la vita umana. Federcaccia Umbra auspica inoltre che tutte le associazioni venatorie, portatrici di autentici valori di rispetto e responsabilità, pur nella diversità delle rispettive posizioni, assumano una netta posizione di distacco e di disapprovazione nei confronti degli autori di simili manifestazioni di odio. Federcaccia Umbra non può rimanere inerte di fronte a un simile stato di cose. Da un lato, solleciterà, anche per il tramite di Federcaccia Nazionale, il legislatore a valutare l’introduzione di una specifica fattispecie di reato volta a contrastare le manifestazioni più gravi di odio sociale, nel rispetto dei principi costituzionali e della libertà di espressione, così da consentire di perseguire più efficacemente le condotte illecite e, all’esito di un giudizio, applicare le giuste sanzioni.
Tutela della dignità
Dall’altro, si riserva di valutare nelle sedi competenti ogni iniziativa a tutela della dignità dei propri associati in relazione ai messaggi che possano assumere rilevanza giuridica. La civiltà di una società si misura anche dalla capacità di rispettare chi ha idee, passioni e convinzioni diverse dalle proprie. E soprattutto dal rispetto che sa dimostrare davanti alla morte. Oggi il nostro pensiero deve andare a Gino, alla sua famiglia e al dolore di chi gli voleva bene. A chi invece ha scelto di trasformare questa tragedia in un’occasione per seminare odio, ribadiamo che nessuna battaglia ideologica potrà mai giustificare la perdita del rispetto per la vita e per la dignità umana. Ciao Gino, che la terra ti sia lieve (Il Presidente e il gruppo dirigente Federcaccia Umbra).
































