Dispiacere profondo
La Federazione Italiana della Caccia esprime ferma condanna oltre che profondo dispiacere e sconcerto per quanto accaduto nei giorni scorsi ai sette cani da caccia morti mentre venivano trasportati in automobile. Lo stesso avremmo fatto se si fosse trattato di cani da pastore o da compagnia. Non ci sono attenuanti quando viene meno il rispetto dovuto a un animale affidato alle nostre cure. È un rapporto fatto di cura, attenzione, fiducia e reciproca conoscenza, che si costruisce ogni giorno.
Impegno concreto e quotidiano
A questo legame affettivo si accompagna anche un impegno concreto e quotidiano. Avere un cane significa occuparsi della sua alimentazione, della sua salute, delle cure veterinarie, dell’addestramento e del suo benessere, sostenendo nel tempo anche costi non trascurabili. Sono attenzioni che raccontano quanto sia importante il cane nella vita del cacciatore e che, naturalmente, permettono anche di affrontare l’attività venatoria con un animale sano, allenato e in condizioni adeguate. Prendersi cura del proprio cane, insomma, significa prima di tutto rispettarlo e volergli bene, e questo trova una naturale espressione anche nel desiderio di averlo nelle migliori condizioni possibili.
L’operato degli inquirenti
Proprio per questo, un comportamento individuale che tradisca questi principi va condannato duramente e preso come monito perché certi fatti non accadano più. Chi ha sbagliato risponderà personalmente delle proprie azioni e delle conseguenze della propria superficialità. Gli inquirenti accerteranno cosa è accaduto e perché; non vogliamo sostituirci a loro con processi sommari cui anche questa volta abbiamo assistito su stampa e social. Diciamo però anche chiaramente che al netto della vicenda in questione, non riteniamo accettabile che un cane o un altro qualsiasi essere vivente venga trattato come un bagaglio senza preoccuparsi delle sue necessità anche minime e del suo benessere. Altrettanto inaccettabile però, e anche questo lo ribadiamo con forza, che l’episodio venga utilizzato ancora una volta per gettare fango sui cacciatori nel loro complesso.
Sensibilità diversa
Per un cacciatore, il cane non è uno strumento, ma un compagno con cui condivide una parte importante della propria vita e della propria passione e che per la stragrande maggioranza dei cacciatori rappresenta uno dei valori più profondi della pratica venatoria. È un legame che nel tempo si è fatto ancora più consapevole: è cresciuta la sensibilità verso il benessere degli animali e, con essa, l’attenzione e le cure che i cacciatori dedicano ai propri cani, prima, durante e dopo l’attività venatoria. Non è un caso che le più ferme condanne per l’accaduto siano venute proprio dai cacciatori, e basta fare un giro sui social per rendersene conto. È su questa realtà, fatta di responsabilità quotidiana e di un rapporto profondo tra uomo e animale, che non può essere cancellato il comportamento di chi, eventualmente, abbia mancato ai propri doveri. Da parte nostra proseguiremo convintamente sulla strada della informazione e della formazione rivolta ai praticanti, perché anche ciò che è già buono può sempre essere migliorato (fonte: FIDC).







































Sono uin e cacciatore toscano prov. di Siena. Ho preso la licenza di caccia nell’anno 1973, quando ero ancora minorenne, allora la maggiore età era a ventuno anni, e l’ho tenuta per quarantanve anni fino al 2022.Seppur per poco ho vissuto gli ultimi bagliori di un’epopea straordinaria, quando si cacciavano LERI E FAGIANI non polli e conigli di gabbia come ora. La caccia era gestita dalla Provincia, con l’impiego di personale, magari con la quinta elementare , ma che sapevano cosa fare per esperienza e vera passione.Le Z.R.C., poche al momento, non come ora che ce ne sono anche due o tre per comune, perchè ognuno vuole salvaguardare il proprio orticello, erano ben popolate e, oltre all’irradiamento naturale, fornivao lepri di prima qualità nelle ben disciplinate catture organizzate sotto la ferrea guida delle guardie provinciali che provedevano in proprio alla cattura dei fagiani con le famose prodine. C’era la vigilanza, se sgarravi prima e poi la pagavi.Ora il Corpo di Polizia provinciale, composto da personale sicuramente con piu’ alto titolo di studio, sembra in tutt’altre faccende affaccendato ? Hanno le scarpe pulite sono ridotti alla stregua di semplicioimpiegat, i e girano in moderni SUV, più adatti alla strada asfaltata che alle carrarecce.Prima avevano in dotazione qualche 500 e al massimo qualche 127 e spesso giravano a piedi per la campagna trovandoteli davanti improvvisamente. Ora la poca vigilanza è affidata esclusivamente alla buona volontà di qualche GGVV delle Associaioni venatorie. Poi la gestione passò ai comuni singoli o associati,poi nacquero gli ATC e le cose sono andate sempre peggio. Le Z.R.C sono praticamente vuote ridotte a mere riserve di caccia dei cinghialai . I ripopolamenti consistono nell’immissione di pollastrelli o coniglietti di gabbia ( da noi ultimamente nemmeno questi ).In passato la mia zona, ma tutta la provincia di Siena e la Toscana in generale , erano meta ambita di transumanza di cacciatori delle regioni vicine, ora sono i nostri cacciatori che sono costretti ad andare da loro perchè, a quello che dice ci ci va, qualcosina si trova. A questo punto, seppure a malinquore, ho preso la salomonica decisione di lasciare tutto perchè quello attuale non è il mio mondo venatorio.