FIDC: “I cacciatori non sono veicolo del virus, ma possono controllarlo”

Queste attività, svolte a titolo completamente gratuito, garantiscono agli enti sanitari numerosi campioni per le attività di ricerca.

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FIDC

FIDCRingraziamo alcune associazioni animaliste per aver posto l’accento sull’importanza del lavoro compiuto dai cacciatori nelle attività svolte nel contesto dei diversi piani di monitoraggio sanitario della fauna selvatica in Italia. I nostri cacciatori, seguendo le indicazioni ricevute degli Enti Sanitari, non solo segnalano eventuali fenomeni di mortalità nelle specie selvatiche, ma raccolgono numerosi campioni fondamentali per stabilire il livello sanitario delle popolazioni di fauna selvatica. Queste attività, svolte a titolo completamente gratuito, garantiscono agli enti sanitari numerosi campioni per le attività di ricerca che generano dati finalizzati ad avere garanzie in termini di sicurezza pubblica.

Il primo passo della sorveglianza della malattia è la raccolta di campioni biologici, per questo gli attori principali sono i cacciatori molti dei quali hanno seguito i corsi di formazione specifici non solo per ottenere abilitazioni venatorie, ma anche sanitarie, come i “cacciatori formati” ai sensi dei Regolamenti comunitari definiti “pacchetto igiene”. È proprio per la nostra esperienza, capacità e spirito collaborativo che gli istituti zooprofilattici sperimentali in tutto il territorio nazionale si appoggiano al mondo venatorio per le attività di monitoraggio sanitario. Ne è esempio il progetto di ricerca, citato a sproposito da una associazione animalista tesa a fare ingiustificato allarme invece che informazione, al quale ha partecipato attivamente l’Associazione Cacciatori Trentini come stakeholder principale oltre a medici, veterinari, gestori di Parchi naturali (https://www.izsvenezie.it/ungulati-selvatici-prioritizzazione-patogeni-strategia-sorveglianza/).

Questo perché è la straordinaria attività di sorveglianza svolta dai cacciatori che garantisce la conoscenza circa lo stato sanitario delle popolazioni selvatiche e di conseguenza il mantenimento dello stato sanitario per gli animali domestici, dando garanzie in termini di sanità pubblica perché solo da un territorio sano può originare un prodotto altrettanto sano. Non possiamo non ricordare che diversi studi internazionali suggeriscono come le zoonosi emergenti (Covid-19, Ebola, Sars, Zika, MERS, H1N1) originate dalla fauna selvatica hanno probabilità di emergere e verificarsi in regioni con una maggiore densità di popolazione umana e una maggiore diversità della fauna selvatica, come nel sud est asiatico e regioni equatoriali.

Conferma di ciò è che tutte le malattie emergenti e rischiose in termini di sicurezza umana sono emerse in quelle aree del mondo. Nonostante gli attacchi continui e le illazioni incoerenti con la realtà di alcune sigle animaliste, la funzione di sentinella ambientale propria del mondo venatorio è concreta e riconosciuta anche nell’approccio “One Health”, tornato alla ribalta dopo lo scoppio della pandemia da Covid-19. Per questo motivo dobbiamo essere pronti a mostrare sempre un atteggiamento collaborativo e concretizzarlo in quelle azioni di sorveglianza sanitaria che richiedono la nostra fattiva partecipazione.

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