Franchi Affinity Elite Wood

FRANCHI | Un nuovo interessante modello della famiglia Affinity che coniuga una tecnologia innovativa nella finitura superficiale dei metalli alla classicità intramontabile della calciatura in legno di noce

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Ai semiautomatici della serie Affinity era stata affidata a suo tempo la non facile incombenza di riproporre lo storico marchio Franchi caratterizzando questi nuovi prodotti in chiave di praticità e giusto prezzo: diremmo una signorile rusticità caratteriale che ben si abbina a chi pratica la caccia vera, non leziosa, e si attende quindi dal proprio fucile una valenza tecnica garantita insieme a un aspetto molto personale. Obiettivo centrato appieno visto il successo dell’ampia gamma proposta oramai in tutte le tipologie di arma lunga, ma ogni tanto il rivisitare le origini muove un senso di appagamento per averne seguito l’evoluzione: ricordando l’approccio venatorio proprio con il primo Affinity, allora in calibro 20, osserviamo adesso l’Elite Wood in cui spiccano due elementi in apparente antitesi che ben si adattano al cacciatore che ami giocare con i materiali. Spicca immediatamente il colore grigio chiaro, detto Metal Gray, e l’apparenza setosa delle superfici metalliche, canna e castello, ottenuto dalla finitura Cerakote®, un’applicazione di vernice a base ceramica dall’aspetto raffinato e attraente con pregevole e duraturo risvolto protettivo contro ogni insidia chimica e fisica nei confronti del metallo.

A questa innovativa proposta non si affianca l’altrettanto pratica e funzionale calciatura in sintetico: il cacciatore rustico ama ugualmente un tocco di classicità e sceglie l’abbinamento con un noce europeo di grado 2 per vestire in maniera piena di decoro il proprio fucile. A ben vedere poi ci si è forse troppo abituati a considerare delicato il legno: in parte è vero, ma l’odierna verniciatura a olio garantisce un’adeguata protezione anche nelle situazioni più sfavorevoli, ad esempio la caccia agli acquatici, così come quella in bosco o nelle zone di montagna. Certo che qualche tocco ogni tanto succede, ma la vecchia tecnica della carta assorbente inumidita, la punta non troppo calda del ferro da stiro e un po’ di maestria rimettono le cose a posto. In definitiva poi anche qualche segno un po’ più vistoso degli altri e difficilmente eliminabile è da considerarsi una patente di nobiltà per l’arma e il suo proprietario.

La tecnica e i particolari

Il castello del tipo chiuso viene ricavato da un estruso di Ergal per successive operazioni di fresa mentre la canna in acciaio è rotomartellata: superiormente spicca la bidella ombreggiata e discretamente elevata, con quel gradino posteriore che favorisce l’accomodamento visivo mentre all’apice è inserito il mirino in fibra ottica Dual Color che assicura la massima visibilità in ogni condizione di luce e di sfondo. Evidenti poi i tre punti maggiorati, caratteristica degli Affinity 3, con manetta di armamento, bottone comando elevatore e finestra di caricamento di misure più sostanziose della norma. Il meccanismo di ripetizione si basa sul sistema detto Front Intertia, un inerziale con il noto otturatore a testina rotante e due alette di vincolo, collegato alla molla di recupero posta anteriormente, coassiale al tubo serbatoio: una soluzione che favorisce il bilanciamento dinamico e quindi la stabilità allo sparo.

La piega va di 5 in 5 da 45 a 65 mm, il calcio a pistola vede nella coccia la F caratteristica del marchio odierno, la curvatura assicura una presa stabile e buon posizionamento del dito sul grilletto così come il dorso di conveniente spessore e altezza fa lavorare l’occhio al giusto livello con la linea di mira; il calciolo è il noto TSA ADV (Twin Shok Absorber) da 22 mm, con altri due spessori differenti disponibili. Il Lop è pari a 365 mm con calciolo medio, 357 con quello basso e 375 con il più alto. L’asta tondeggiante nel fondo e con profonde scalfature longitudinali superiori offre una tenuta adeguata al brandeggio: nei campi di  presa viene impresso a laser lo zigrino detto Allround Interlacement, grippante anche con mani insozzate dal fango. All’apice dell’asta sporge il tappo di chiusura con pochi e profondi incavi che favoriscono la presa: un foro sul perno centrale si offre per la maglietta porta cinghia.

Due i calibri proposti e le relative lunghezze di canna: 12/76 con 71 cm e 20/76 con 66 cm; foratura in anima pari rispettivamente a 18,3-18,5 e 15,8-16,0 mm, strozzatori da 50 mm intercambiabili grazie alla chiave allegata, con valori di 1 – 3 – 4 stelle (*  ***  ****). Il peso fa registrare 2.980 g per il calibro 12 e 2.700 g per il 20. Il gruppo di scatto ricavato da uno stampaggio in polimero comprensivo del ponticello e della guardia assicura un peso di sgancio intorno a 2,500 kg (+/- 10%) senza filature o difetti di sorta. Convenienti la curvatura e la posizione del grilletto raggiungibile anche da chi ha mani molto piccole; nel rebbio posteriore della guardia è inserito il bottone trasversale della sicura mentre più avanti sporge dal castello il tasto a lamina del cut-off rovescio, come hanno i Benelli, con il puntino rosso che indica l’armamento del cane. Come già segnalato i tre comandi principali sono surdimensionati per un facile azionamento in situazioni limite e anche con i guanti: inferiormente troviamo l’ampia finestra di caricamento e sulla parte destra, la manetta di armamento che sporge dalla finestra di espulsione e il bottone a disco per lo svincolo dell’otturatore.

Due note per ultimare la descrizione, una di estetica con le doppie linee parallele incavate sui fianchi tra calciatura e castello, peculiari degli odierni fucili Franchi; l’altra, meno visibile, ma di sostanziale evidenza, la garanzia di ben 7 anni che un’azienda può fornire quando sia ben sicura del proprio prodotto.

5/5 (2)

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