Puntualizzazione necessaria
Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha risposto in aula al Senato a un’interrogazione sul tema della peste suina presentata dalla Lega. In particolare, l’intervento si è reso necessario dopo il primo caso di PSA in provincia di Cuneo.
Evoluzione da seguire
Queste le parole del ministro: “Il caso di Cuneo non ci ha colto di sorpresa. Il sistema di sorveglianza nazionale ha rilevato la positività del cinghiale alla peste suina africana (PSA) e ha attivato immediatamente le procedure previste. Seguiamo con la massima attenzione l’evoluzione epidemiologica in quella provincia, che sappiamo essere un territorio di straordinaria importanza per il nostro patrimonio suinicolo. Tuttavia, prima di parlare di Cuneo, vorrei che i cittadini e gli operatori della filiera conoscessero un dato: nel 2024 i focolai negli allevamenti di suini domestici erano 31; nel 2025 c’è stato un solo focolaio, così come nel 2026. Questo non è un risultato ordinario; è frutto di anni di lavoro coordinato, capillare, spesso silenzioso, che oggi ci permette di affrontare il caso di Cuneo con strumenti collaudati e con una catena di comando che funziona”.
Collaborazione con l’ENCI
“Cosa stiamo facendo? Il Ministero opera in stretto contatto con il Commissario straordinario alla PSA, la Regione Piemonte e le autorità territoriali competenti. Su Cuneo stiamo definendo una strategia dedicata che tiene conto delle specificità epidemiologiche, ambientali e produttive del territorio. Sul fronte operativo, il Commissario straordinario ha attivato la collaborazione con l’Ente nazionale cinofilia italiana (ENCI) per l’impiego di cani molecolari nella ricerca delle carcasse: è uno strumento prezioso per individuare in anticipo la circolazione del virus nella fauna selvatica. Sono stati chiusi i varchi critici lungo l’autostrada Asti-Cuneo, uno dei principali corridoi di attraversamento dei cinghiali. Proseguono le attività di depopolamento del cinghiale selvatico, con un milione di euro già stanziato alle Regioni per rafforzare questi interventi, e la sorveglianza negli allevamenti è stata ulteriormente intensificata”.
Una questione veterinaria e non solo
“Vorrei essere chiaro su un punto politico fondamentale: la peste suina africana non è, come diceva il senatore interrogante, soltanto una questione veterinaria. È una questione di sovranità alimentare e di economia nazionale: stiamo parlando di 8 milioni di capi allevati, quasi 23.000 allevamenti, un fatturato di 3 miliardi nella fase agricola e 8 miliardi in quella industriale. Stiamo parlando di prosciutti, salami, produzioni DOP e IGP che sono il simbolo del made in Italy nel mondo. Un cedimento su questo fronte non sarebbe solo un danno sanitario, sarebbe una ferita all’identità produttiva della Nazione. Per questo non ci limitiamo a gestire l’emergenza: la preveniamo e, quando l’emergenza colpisce comunque, come a Cuneo, rispondiamo con tempestività, con risorse e con un sistema che negli ultimi anni abbiamo rafforzato. Sul fronte economico, il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste ha già stanziato, nel corso del 2025, 25 milioni di euro a favore delle imprese suinicole che hanno subito danni indiretti e abbiamo chiesto alla Commissione europea l’attivazione delle misure eccezionali di sostegno al mercato previste per le emergenze da malattie animali. Gli allevatori, quindi, non sono soli. I numeri ci dicono che la strada imboccata è quella giusta: da 31 focolai a 1, non per fortuna, ma per metodo. Continueremo su questa strada con la stessa determinazione, anche nel caso di Cuneo”.




































