Aziende ed emergenza
Sale la preoccupazione tra gli allevatori della provincia di Grosseto per la possibile diffusione della Peste suina africana e per le conseguenze economiche che l’emergenza sta già producendo sulle aziende. Cia-Agricoltori Italiani Grosseto si era già unita alla richiesta avanzata da Cia Toscana alla Regione per l’istituzione di un fondo straordinario che copra anche i danni indiretti provocati dalle restrizioni sanitarie, ma poiché in Maremma il livello di attenzione è molto alto, la Confederazione ha deciso di organizzare un incontro con gli allevatori del territorio.
Virus in agguato
Durante il confronto è emersa la richiesta di un intervento rapido delle istituzioni, sia sul fronte della prevenzione sia su quello della tutela economica delle imprese. “Anche se il virus non è ancora presente nella nostra provincia, ci sono già conseguenze commerciali per gli allevamenti grossetani nei rapporti con le aree infette -ha affermato il presidente di Cia Grosseto, Edoardo Donato-. Gli allevatori chiedono di accelerare gli abbattimenti dei cinghiali, rafforzare le misure di biosicurezza e sostenere gli investimenti necessari, anche attraverso i fondi del PSR”. Per la Confederazione grossetana è quindi necessario prevedere con urgenza un sistema di ristori che non copra soltanto la perdita dei capi, ma anche il mancato reddito, il blocco dell’attività e le perdite commerciali. Un’attenzione particolare dovrà essere riservata alle aziende che hanno effettuato investimenti importanti nell’allevamento suinicolo, soprattutto nelle produzioni a maggiore valore aggiunto, come la Cinta senese.
Moratoria sui pagamenti
“Occorre seguire con attenzione anche la situazione finanziaria delle imprese -ha spiegato Donato- prevedendo una moratoria sui pagamenti dei mutui ed evitando che chi non riesce a rispettare le scadenze a causa dell’emergenza venga penalizzato nei rapporti con il sistema bancario”. Accanto agli interventi immediati, Donato ha sottolineato la necessità di lavorare alla costruzione di una filiera interna capace di mantenere viva l’economia suinicola anche in presenza di eventuali restrizioni.
Piccole filiere corte
“Nei territori infetti, se i capi sono sani e le misure di sicurezza sono rispettate, si può continuare a macellare e commercializzare all’interno della stessa area -ha aggiunto-. Per farlo servono una filiera locale, macelli e salumifici. Oggi esistono soprattutto piccole filiere corte legate agli agriturismi e agli allevamenti familiari: occorre rafforzarle e organizzarle”. “Le misure sanitarie sono indispensabili, ma il loro peso economico non può ricadere interamente sulle aziende -ha sottolineato la direttrice di Cia Grosseto, Sabrina Rossi-. Gli allevatori devono essere sostenuti con interventi rapidi e concreti”. Cia Grosseto chiede infine azioni efficaci di contenimento degli ungulati, fino al raggiungimento degli obiettivi di abbattimento indicati dal commissario straordinario, e non il semplice prolungamento della stagione venatoria (fonte: CIA).



































