La classica favoletta
Sì, certo gli animali sono belli, sono simpatici, fanno tenerezza. Tutti gli animali, soprattutto quelli selvatici: i cinghialotti, i cosiddetti “bambi”, i lupi, gli ibis sacri, le cornacchie, i cormorani, le nutrie, i piccioni torraioli, gli storni. Tutti belli da vedere durante una passeggiata nel fine settimana o su qualche documentario, ma non sempre così semplici da conviverci quotidianamente. Specie per chi si vede distrutti i raccolti, per chi non trova più pesci da pescare o semplicemente per chi amerebbe vedere boschi, parchi e siepi pieni di passeri, cardellini o altri piccoli volatili canori che sono stati praticamente eradicati dalle sempre crescenti popolazioni di voraci cornacchie, gazze e gatti domestici liberi di fare quello che l’istinto gli dice di fare.
Sicurezza a rischio
Ma non ci sono solo vigneti, frutteti e granturcheti depredati in maniera insostenibile, non ci sono solo argini di fiumi e canali che collassano causando danni enormi, non c’è solo la scomparsa di tanta piccola avifauna. C’è dell’altro! C’è la sicurezza pubblica messa a rischio 24 ore su 24 – soprattutto di notte – da popolazioni di grossi animali selvatici che ormai scorrazzano lungo le strade, anche quelle urbane, causando incidenti, morti, feriti e danni. Il servizio andato in onda nel TG1 è di quelli da far accapponare la pelle a qualunque società civile e anche ai troppi politici che hanno fatto la loro fortuna accarezzando asinelli e maialini e che per racimolare qualche consenso hanno permesso colpevolmente, per oltre un trentennio, che la parola gestione fosse bandita dal vocabolario ambientalista italiano.
Tanti, troppi incidenti
Migliaia di incidenti causati da animali, soprattutto selvatici (nel 69%); e, solamente nel primo semestre del 2026, 11 morti e 94 feriti! E non sappiamo se nel numero dei morti è considerato anche il povero ciclista ucciso da un grosso cinghiale a Verona, non in un bosco. Quello che sappiamo per certo, purtroppo, che sul web non mancherà chi, con cinica e crudele ironia, chiederà notizie sulle condizioni del povero cinghiale! Sono dati, non certo diffusi dalle associazioni venatorie, che dovrebbe risvegliare le coscienze dei tanti (troppi) fanatici animalisti che si ostinano a negare l’evidenza dei fatti e cioè che la fauna selvatica ha ormai preso il sopravvento ed è così numerosa – parliamo di milioni di cinghiali, centinaia di migliaia di altri grandi ungulati, ormai quasi diecimila lupi – da rendere impossibile una serena convivenza con gli esseri umani, le loro attività produttive e le loro stesse vite. Invece, nonostante questi dati così allarmanti, c’è ancora qualcuno che non solo non ammette la necessità e l’urgenza di gestire scientificamente alcune specie, ma si ostina ciecamente (per pura e semplice ideologia) a invocare la chiusura della caccia. Siamo un Paese davvero strano. Strano e incredibile! (Paolo Sparvoli, presidente di ANLC).


































