La LAV trova il tempo di criticare i cacciatori anche durante il coronavirus

L'associazione ha chiesto che nessun cacciatore esca di casa imbracciando il fucile prima del 3 aprile.

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LAV

LAVIl mondo della caccia sta facendo il suo per rispettare il decreto governativo che riguarda l’emergenza sanitaria del coronavirus e soprattutto sta effettuando donazioni utili agli ospedali che attualmente sono in prima linea nel contrasto dell’infezione. Eppure c’è qualcuno che ha da ridire lo stesso, nonostante in questo periodo ci voglia la massima coesione. Si tratta della LAV (Lega Anti Vivisezione) che ha pubblicato questa nota polemica contro l’attività venatoria: “In questo momento in molte Regioni e Province italiane sono pienamente vigenti la caccia di selezione agli ungulati e i piani di controllo della fauna selvatica – compresi quelli che prevedono l’uccisione dei cuccioli di volpe nelle loro tane – con tutte le conseguenze che la mobilità dei cacciatori può comportare per la diffusione del coronavirus, oltre che per gli animali che entrano nel mirino del loro fucile.

A dimostrazione che il coronavirus non ferma l’uccisione degli animali selvatici, è notizia di ieri quella di un uomo sorpreso a cacciare con mezzi abusivi, denunciato dai carabinieri forestali per bracconaggio, dopo una segnalazione da parte di privati. La situazione italiana appare al momento frammentata: la Regione Veneto ha comunicato lo stop alla caccia di selezione e ai censimenti faunistici, mantenendo però la possibilità di deroghe, ad esempio per attività di controllo ed eradicazione, qualora fossero correlabili ad “esigenze lavorative”; alcuni cacciatori delle Province di Parma e Piacenza hanno comunicato di avere sospeso solo la caccia di selezione, in ossequio alle disposizioni del Governo.

Si tratta di alcuni casi, che tuttavia fanno trapelare l’esistenza di interpretazioni diverse, con un potenziale rischio per la diffusione del contagio. Su questo punto è necessario fare chiarezza: lo spostamento sul territorio di migliaia di cacciatori, non rientra tra le deroghe riportate alla lettera a) del comma 1 dell’articolo 1 del DPCM 8 marzo 2020, visto che la loro attività non ha nulla a che vedere con motivi di comprovate esigenze lavorative, né tantomeno con situazioni di necessità.

NE CONSEGUE CHE I CACCIATORI EVENTUALMENTE INDIVIDUATI MENTRE SVOLGONO LE ATTIVITÀ SUDDETTE, DOVRANNO ESSERE SANZIONATI, COME QUALSIASI ALTRO CITTADINO CHE DOVESSE VIOLARE I LIMITI IMPOSTI DAL CITATO DPCM, CON TRE MESI DI CARCERE O CON UNA MULTA FINO A 206 EURO. É necessario che le Polizie Provinciali e qualsiasi altra forza pubblica, tengano conto anche di questo aspetto, verificando che nessun cacciatore esca di casa imbracciando il fucile prima del 3 aprile prossimo. Analogamente anche qualsiasi cittadino può chiedere l’intervento dei pubblici ufficiali nel caso in cui venga a conoscenza di cacciatori in attività nonostante il divieto imposto a livello nazionale”.

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1 COMMENTO

  1. Spero vi estinguiate. Siete davvero squallidi. Additare i cacciatori come possibili responsabili di contaggio. Pensate piuttosto ai vostri figli. E spiegategli che non si esce di casa x passeggiare il cane.

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