“La notte dei morti viventi”. Di Bruno Modugno

Bruno Modugno nella sua rubrica "Il dito nell'occhio" si esprime su chi rappresenta la caccia in Italia. Dirigenti delle associazioni venatorie e altri figuranti incapaci di dare risposte a chi ama la caccia.

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Bruno Modugno Caccia Passione
Bruno Modugno durante una battuta di caccia
Bruno Modugno Caccia Passione
Bruno Modugno durante una battuta di caccia

Devo dire che sono molto incazzato. Non con gli animalisti, vegani, neonazisti. Non con i tecnici faunistici che dovrebbero lavorare per la gestione e invece pensano solo a limitare l’intervento venatorio.  Non con il pensiero unico dominante. Non con il governo di nominati e non eletti che ci vuole disarmati e proni davanti a chi ci entra in casa per rubare, massacrare a legnate, stuprare. No.

Questa volta il dito lo metterei nell’occhio di chi ci rappresenta, dei dirigenti delle associazioni venatorie, pronte a litigare fra di loro per una tessera, ad alzare la voce per difendere i loro orticelli, ma incapaci di dare risposte a chi lavora da anni per impedirci di andare a caccia. Una sola volta nella loro storia trovarono il modo di unire le loro forze e di dar vita a un organismo condiviso che riuscì a organizzare la reazione contro quelle forze che volevano addirittura abolire la caccia attraverso l’uso smodato dei referendum abrogativi. Tutti uniti vincemmo quella battaglia mandando in soffitta quello che voleva essere uno strumento di espressione della volontà popolare, ma che spesso serviva a minoranze rissose e attive per imporre la loro volontà. Ne abbiamo vinti (o meglio, ne abbiamo fatti perdere) 24, tra nazionali e regionali. L’ultimo, quello del 1992, ha messo la parola “fine” all’uso improprio dei referendum contro la caccia. Subito dopo varammo, su nostra proposta (o, meglio,  sull’onda di un’ iniziativa legislativa popolare da noi proposta) una nuova legge sulla caccia, la 157/92, che ancora regge, anche se ha bisogno di alcuni aggiustamenti, e che, recependo alcune direttive internazionali, non può più essere oggetto di referendum abrogativi. Cessato pericolo.

 così le nostre associazioni venatorie si sono messe il cuore in pace, incuranti del fatto che i cacciatori, dai due milioni e duecentomila che erano all’epoca del primo referendum, sono scesi a meno di 700  mila. Hanno spento la luce e si sono trasformate in Zombi, occupandosi solo di affari interni e perdendo ogni rapporto con la società civile. Siamo nella notte dei morti viventi. Nel frattempo, la Federcaccia si era lasciata cacciare fuori dal C.O.N.I., anche per i buoni uffici di un’associazione concorrente. Era successo che, anziché trovare il modo di entrare tutte a far parte della Federazione dei cacciatori, fondatrice del C.O.N.I., tutte le altre hanno lasciato fare o brigato perché questa ne venisse estromessa, quando aveva tutti i titoli, a norme di leggi e regolamenti, di restarvi. I morti viventi non si accorgono invece che anche se i referendum abrogazionisti sono ormai improponibili, ci sono altri e più sottili nemici che, lavorando in maniera sommessa e non plateale, tolgono ogni giorno un mattone a quella che è la Casa della Caccia.

Sottile propaganda anticaccia nelle scuole, sui giornali e in tv, la creazione di una coscienza popolare “vegetariana” e animalista, provvedimenti di legge e decreti per complicare sempre di più l’uso e il possesso delle armi, iniziative pseudoscientifiche come quella che ho denunciato nel mio ultimo intervento che spero abbiate tutti letto e che vi abbia fatto incazzare. Ricordate? Davo notizia di una proposta della LAV (Lega Antivivisezione), sostenuta dalla LAC (Lega Abolizione Caccia) e con diverse sfumature anche da Italia Nostra, subito accolta dalle istituzioni (Provincia di Lucca, Università di Pisa e Parco Naturale della Maremma) per risolvere l’emergenza cinghiali attraverso la castrazione chimica. Vi rendete conto? Se un qualsiasi allevatore usasse gli ormoni su un vitello, subito i carabinieri del NAS gli metterebbero le manette. Invece le pubbliche istituzioni lo fanno impunemente, immettendo ormoni in natura, e nessuno dice niente. Né le procure, né i carabinieri del NAS. E non è che la cosa sia stata fatta “aumma-aumma”. No, se ne parla sui giornali e il fatto è di dominio pubblico da parecchio tempo.  Ancora il Corriere della Sera del 1. ottobre di quest’anno annunciava che la sperimentazione è già cominciata nel parco della Maremma.

E modestamente, avendo letto sui giornali che cosa si stava tramando, ne ho dato notizia anch’io tirando in ballo, uno per uno, i presidenti delle associazioni venatorie, perché intervenissero. “Non la caccia, scrivevo, ma gli animalisti finiranno i cinghiali. Fine di un problema, forse, ma anche di una risorsa.  Nel frattempo però  gli animali continueranno a vivere, defecheranno, si abbevereranno, saranno oggetto di caccia e quindi cibo per l’uomo e per le altre specie. E quali saranno gli effetti secondari indesiderati per l’uomo e gli altri selvatici presenti nell’ambiente?”

Concludevo: “Abbiamo ancora un po’ di tempo per organizzare una risposta, non più ideale, ma legale o addirittura giudiziaria. Io ho solo la forza delle idee. Le associazioni hanno la forza dei numeri e dei loro avvocati. Vi chiamo per nome: Dall’Olio, Cardia, Veneziano, Castellani, Sparvoli. Trent’anni fa l’UNAVI avrebbe fatto qualche cosa.”

Nessuna risposta. Ecco perché sono incazzato e il dito lo ficco nell’occhio di Dall’Olio, Cardia, Veneziano, Castellani, Sparvoli. E adesso, vediamo che cosa succede.

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3 COMMENTI

  1. Bruno hai aspettato il 2016 x capire queste cose? Che le 3 associazioni se ne fottono della caccia e pensamo solo alle tessere e ai loro intetesdi? Quello che gai scritto lo sanno tutti .cosa proponi ?

  2. Caro Bruno, come si fa a non condividere le tue parole! Per impensierirti ancor piu, aggiungo solo che qualche settimana fa il presidente nazionale della più rappresentativa associazione venatoria italiana ha “sbattuto la porta in faccia” a Franco Zunino (segretario dell’associazione italiana wilderness). Chi conosce Zunino e questa asociazione ambientalista sa che da oltre 30 anni ha sempre difeso, non per interessi di bottega, ma per convinzioni ideologiche e filosofiche, l’attività venatoria. Il vostro mondo corre sempre maggiori pericoli e non saranno accordi “politici” a migliorarlo. Occorre un cambiamento di mentalità che noi dell’AIW stiamo indicando da tempo. La figura del cacciatore ambientalista, che si impegna, direttamente o indirettamente a tutelare il territorio, come già succede oltralpe o negli USA, è la vostra salvezza! Se si vuole rispetto bisognai diventare portatori di valori che il resto della società civile condivide.

  3. ho letto Bruno il tuo articolo…..è un malessere non di oggi…..la cura può venire solamente dal basso….da una presa di coscienza della base…..eleggere solo coloro che Amano la caccia….e tutti credo sappiamo chi sono…non opportunisti ma persone di valore e oneste…..credo ne esistano ancora molte…e siccome il futuro è nei giovani..puntiamo sulle nuove generazioni..facce pulite…ti ringrazio comunque che non hai messo il dito nell’occhio di Rodolfo Grassi…persona che stimo e che considero capace…..gli altri che hai nominato non li conosco tutti…..nel caso se però come dici qualcuno il dito se lo merita ….io glielo metterei da un altra parte…un Caro saluto….e a risentirci!!!

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