Eventuali limitazioni
Arci Caccia Lombardia è intervenuta con un lungo documento per approfondire la questione della mixomatosi della lepre. Ecco cosa ha scritto in merito l’associazione venatoria: “L’attività venatoria rappresenta un utile strumento di sorveglianza, attraverso l’osservazione dei capi abbattuti, come già avvenuto nel caso dell’aviaria, ed è essenziale per attuare un sistema di sorveglianza passiva sull’intero territorio nazionale, con lo scopo di individuare eventuali nuovi casi e alla valutazione dell’estensione della circolazione virale. Eventuali limitazioni potranno essere valutate a livello locale, sulla base dell’evoluzione della situazione epidemiologica e dello stato delle popolazioni di lepri, con particolare riferimento a situazioni in cui venga riscontrata un’elevata mortalità“.
Un momento di profonda riflessione
Arci Caccia Lombardia ha aggiunto: “Questa variante virale adattata alla lepre europea deve costituire un momento di profonda riflessione sulle scelte di ripopolamento attuate dagli ambiti di caccia e comprensori alpini. È diffusa in gran parte del territorio lombardo la prassi di rilasciare ogni anno un numero importante di soggetti di provenienza estera, con un esborso economico per altro piuttosto consistente. Per quanto questi esemplari siano accompagnati da una certificazione sanitaria che ne attesta la buona salute, non viene dato peso ad un aspetto sostanziale: il sistema sanitario veterinario italiano è un’articolazione del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) preposta alla tutela della salute animale: rappresenta un’eccellenza e un modello all’avanguardia all’interno dell’Unione Europea, mentre in molti altri Stati membri, diversamente, la sanità animale è gestita dal Ministero dell’Agricoltura. Legittimo affermare quindi che il livello di controllo dello stato di salute della selvaggina importata soprattutto dai paesi dell’est Europa (ma non solo) non possa garantire la necessaria sicurezza sanitaria per escludere possibili focolai virali, o conseguenti casi di elevata mortalità“.
Un lavoro non semplice
Infine: “Arci Caccia Lombardia ha valutato con attenzione questi aspetti e intende raccomandare a tutti gli Ambiti di Caccia e Comprensori Alpini di astenersi dall’acquisto di selvaggina di provenienza estera e di concentrare risorse e sforzi nel creare strutture locali di riproduzione ed allevamento, siano essi lepri o fagiani. Si tratta certamente di iniziare un lavoro non semplice e probabilmente oneroso, a partire dai necessari accordi con gli agricoltori, ma certamente di grande soddisfazione, se alla fine si riuscisse ad avere selvaggina veramente selvatica ed autoctona. Le Associazioni Venatorie nazionali hanno negli anni siglato patti di collaborazione con le 3 principali associazioni agricole italiane, sarebbe l’occasione per tradurre in fatti un impegno per dar vita ad un nuovo modo di immettere selvaggina sul territorio. Arci Caccia Lombardia confida che questo appello venga condiviso e diffuso anche dalle altre associazioni lombarde, che siedono e partecipano alle scelte nei consigli degli ambiti di caccia“.
































