Oltre tre decenni e non sentirli
Caccia e cinema sono più legati di quanto si potrebbe pensare. I registi di tutto il mondo, Hollywood in primis, hanno sfruttato l’attività venatoria non solo genericamente come pratica in senso stretto, ma anche e soprattutto come metafora della vita. Uno dei casi emblematici è quello de “L’ultimo dei Mohicani”, pellicola di gran successo che oggi soffia su 34 candeline: uscì infatti per la prima volta in assoluto al cinema il 25 settembre del 1992 (in Italia fu necessario attendere fino a pochi giorni prima di Natale) e oggi come allora continua a emozionare. Il film di Michael Mann ha ottenuto grandi consensi con la sua storia commovente di una famiglia di nativi americani, oltre che per la splendida colonna sonora che gli valse un Oscar. Ma è all’inizio del racconto proiettato sul grande schermo che si deve guardare per scovare il profondo legame con la caccia.
La caccia etica dei Mohicani
“L’ultimo dei Mohicani” inizia proprio con i nativi che vanno a caccia di un wapiti, il cervo tipico del Nord America. Una scena che racconta un momento tipico delle giornate dei Mohicani, cresciuti come cacciatori e uomini liberi, consapevoli di come l’attività venatoria sia un bisogno ma anche un onore. La scena della caccia al cervo vede protagonisti Nat “Occhio di falco” (interpretato a Daniel Day-Lewis), Chingachgook (Russell Means) e Uncas (Eric Schweig) che danno vita a spostamenti frenetici e silenziosi al tempo stesso nella foresta pur di braccare un grande cervo. La macchina da presa indugia sul fiatone dei tre uomini, con i movimenti che sembrano rallentare quando parte il colpo di fucile (un’arma a pietra focaia a canna rigata, meglio nota con i nomignoli di “Pennsylvania Long Rifle” e “Kentucky Long Rifle”).
Poche parole che rimangono “scolpite” nella memoria
Quella di questa scena è una caccia etica, non si dà spazio alla violenza ma al rispetto spirituale nei confronti della preda. A conferma di tutto questo ci sono le parole pronunciate da Chingachgook di fronte all’ungulato ormai privo di vita: “Ci dispiace doverti uccidere, fratello. Rendiamo omaggio al tuo coraggio e alla tua velocità, la tua forza”. Sono immagini piene di significato e rese ancora più epiche dalla già citata colonna sonora che tutti riconoscono al primo ascolto, il brano “The Gael” con il suo inconfondibile sound scozzese. “L’ultimo dei Mohicani” è un film ambientato nel XVIII secolo, ma un messaggio venatorio come quello di questa scena iniziale riesce ad attraversare qualsiasi epoca mantenendo intatta la sua potenza.






































