Legge 394 del 1991
È stato presentato nei giorni scorsi dal Movimento 5 Stelle un disegno di legge di modifica della legge 394/91, definita legge sui Parchi, partendo dal presupposto che essendo una legge che ha più di trent’anni sia da ammodernare. Ovviamente definendosi quasi come i soli, per ragioni ignote, ad avere titolo a parlare di ambiente e a dover essere ascoltati. La stessa necessità di ammodernamento che il mondo della caccia, e chi ruota intorno allo stesso compreso il mondo agricolo, sta chiedendo per la legge 157/92; solo che noi chiedendo delle modifiche veniamo definiti lobbisti e stragisti.
Il rischio vero
Che cosa viene proposto? In termini semplici che l’Italia arrivi ad essere pressoché tutta un parco. Il Vicepresidente della Camera Sergio Costa, che abbiamo ahi noi conosciuto da ministro, ritiene tra l’altro che le aree marine protette debbano diventare come dei Parchi Nazionali, il cui rispetto si ottenga con dei Carabinieri Forestali supplementari, con collaborazione sinergica con ISPRA. Come se dopo un cartello di divieto, se non accompagnato dalla gestione che interessa anche a noi, magicamente arrivi il Paradiso; il rischio vero è che invece dopo il divieto rimanga il nulla e la perdita della biodiversità. Peraltro, dietro questa idea di riforma non si legge nessuna considerazione né delle persone e nemmeno delle comunità che hanno mantenuto indenni i luoghi, e che in questi luoghi ci vivono e ci lavorano.
I nuovi ambientalisti
Pare che invece debbano decidere loro, questi nuovi ambientalisti unti dal Signore, che cosa è bene e che cosa è male per l’Italia. Tanto che si legge della volontà della istituzione di una Agenzia autonoma per le aree protette, con una propria governance definita tecnica, slegata dalle realtà territoriali. “Non è accettabile che i presidenti dei parchi vengano nominati perché coordinatori di un partito in un dato territorio”. La tutela della biodiversità, secondo il Vicepresidente della Camera, deve tornare a essere guidata dalla scienza, dalle competenze e da una visione tecnica indipendente, non dagli equilibri elettorali del momento.
Serve maggiore rispetto
Forse una qualche presunzione in meno, un qualche rispetto in più per le comunità e un indirizzo che preveda anche la gestione dei luoghi, farebbe bene a noi tutti. Ma davvero pensiamo, anzi pensano, che istituire un Parco e indicare una gestione che non tenga conto delle esigenze e delle caratteristiche delle comunità locali che lì vivono, sia cosa da perseguire? Perché i Parchi sono stati fatti e vengono ancora custoditi da generazioni di residenti che hanno conservato magistralmente questi luoghi. Noi almeno così la pensiamo, senza la pretesa del pensiero unico che caratterizza questa ipotesi di riforma che ci auspichiamo stenti a decollare (fonte: Federcaccia Brescia – Cacciapensieri).




































