Storia e dignità
In merito ai recenti interventi pubblici riguardanti la storia e la gestione dell’Oasi Lago Salso, in qualità di rappresentante del mondo venatorio ritengo non più accettabili le ricostruzioni che, a mio avviso, finiscono per screditare la nostra storia e la dignità di chi questo territorio lo conosce e lo vive da generazioni. È quindi opportuno riportare il dibattito sui fatti documentati, lasciando da parte letture ideologiche che, a mio parere, non trovano riscontro nella realtà. Alla ricostruzione proposta da una parte del mondo ambientalista, secondo cui la palude sarebbe stata un’area degradata prima dell’avvento degli attuali modelli di gestione, risponde la storia. È sufficiente confrontare, in maniera oggettiva, come l’area fosse gestita e conservata in passato con le condizioni in cui versa oggi, caratterizzate da una manutenzione sempre più ridotta e da una maggiore esposizione a incendi e atti vandalici. La memoria storica della città conserva numerose testimonianze di chi ha vissuto e conosciuto la palude. Figure come i Trimigno, noti come i “Sardoni”, o il capovalle Giovanni D’Ambrosio, detto “Bacchettino”, sono ancora ricordate dai loro familiari e da quanti possono testimoniare, attraverso documenti e ricordi diretti, quale fosse la reale situazione di questo territorio.
Il libro di Gramignani
A offrire un’importante testimonianza è anche il naturalista G. Gramignani, autore del volume Tra cime, boschi e paludi. Nel descrivere la quarta vasca e i chiari d’acqua di Siponto, Gramignani racconta un ambiente ricco di biodiversità, parlando di una «natura intatta e selvaggia, dove tutto era bellezza e divina armonia». Le sue pagine descrivono specchi d’acqua «fioriti di candide ninfee, tra cortine di eleganti tife palustri», animati «da un coro di strida e di lamentose proteste dei porciglioni», dal «muggito cupo dei tarabusi», dai richiami di «chiurli e pivieri» e dalla presenza dei falchi di palude. Lo stesso autore documenta la presenza di «centinaia e centinaia» di uccelli e i rapporti di collaborazione con l’Osservatorio Ornitologico di Ancona. Si tratta di elementi documentali che contribuiscono a ricostruire la storia di quel territorio.
Indotto economico
Non va inoltre dimenticato che attorno alla gestione tradizionale della palude si sviluppava un significativo indotto economico, capace di garantire lavoro e sostentamento a numerose famiglie del territorio. Le attività connesse alla valorizzazione e alla fruizione della palude alimentavano un’economia diffusa, fatta di servizi di accompagnamento, artigianato, ricettività e commercio, secondo un modello gestionale profondamente diverso da quello attuale. Anche la convinzione secondo cui la presenza di nuove specie sarebbe esclusivamente il risultato dei moderni progetti di tutela merita una riflessione più ampia. I processi naturali, l’evoluzione degli habitat e i cambiamenti climatici incidono profondamente sulla distribuzione della fauna selvatica. Basti pensare all’espansione del cinghiale nelle pianure, alla diffusione del colombaccio, oggi molto più numeroso rispetto al passato, al ritorno del lupo in aree dove era assente o alla presenza di colonie di pappagalli in numerose città italiane. Si tratta di fenomeni ampiamente riconducibili ai naturali processi evolutivi e di adattamento delle specie.
Insulti inaccettabili
Come rappresentante del mondo venatorio, ritengo inaccettabili gli insulti e le generalizzazioni che troppo spesso accompagnano il dibattito pubblico, fino ad arrivare ad affermazioni come “i cacciatori sono assassini”, che travalicano il legittimo diritto di critica e offendono migliaia di persone che esercitano un’attività consentita dalla legge nel rispetto di norme particolarmente rigorose. Colpisce inoltre come parte dell’attenzione si concentri esclusivamente sul cacciatore italiano, mentre ben minore rilievo venga riservato a fenomeni di bracconaggio e abbattimenti indiscriminati che si verificano in altri Paesi e che sono spesso documentati anche attraverso immagini e video diffusi sui social. Questa diversa sensibilità suscita più di una riflessione.
Attività venatoria legittima
È opportuno ricordare che l’attività venatoria è pienamente legittima, rigorosamente disciplinata dalla normativa italiana ed europea e inserita nel quadro delle leggi dello Stato. Al tempo stesso, appare evidente una contraddizione quando si condanna in modo assoluto il prelievo venatorio sostenibile senza considerare che gran parte dell’alimentazione degli animali domestici deriva anche da sottoprodotti della macellazione. Ritengo che il confronto su questi temi debba abbandonare contrapposizioni ideologiche e concentrarsi sui fatti. La tutela della palude richiede rispetto della sua storia, competenze, manutenzione costante e una presenza attiva sul territorio. Solo attraverso un confronto fondato sui dati e sulla conoscenza diretta sarà possibile affrontare seriamente il futuro di un patrimonio naturale tanto importante (Luigi Le Noci – Presidente Arci Caccia Manfredonia, Vice Presidente Provinciale Arci Caccia Foggia e Consigliere Regionale Arci Caccia Puglia)

































