Incontro fiorentino
Si è appena concluso a Firenze l’incontro promosso dal Presidente regionale Marco Salvadori per commentare con tutti i dirigenti provinciali e i rappresentanti degli ATC di Federcaccia Toscana-UCT l’ultimata analisi del testo del nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale recentemente approvato dalla Giunta regionale toscana.
Un lavoro approfondito svolto dalla struttura regionale dell’Associazione che ha consentito di evidenziare, punto per punto, le principali criticità contenute nel nuovo testo e le pesanti ricadute che molte delle scelte introdotte rischiano di produrre sull’attività venatoria, sulla gestione faunistica pubblica e sull’intero sistema venatorio toscano.
Dal punto di vista del metodo, Federcaccia Toscana-UCT ha ribadito la propria forte contrarietà rispetto ad un percorso che, dopo mesi di silenzio e di lavoro interno agli uffici regionali sulle osservazioni presentate dal NURV, dalle associazioni e dalle varie categorie interessate, non ha mai previsto un reale confronto con il mondo venatorio.
Nonostante le ripetute richieste di dialogo avanzate dall’Associazione per evitare un profondo stravolgimento del testo adottato dal Consiglio regionale, non è mai stato possibile comprendere preventivamente né gli orientamenti tecnici né quelli politici che avrebbero portato all’attuale formulazione del Piano.
Il risultato, secondo Federcaccia Toscana-UCT, è un testo fortemente condizionato dalle spinte della componente animal-ambientalista e dalle posizioni del Movimento 5 Stelle – valutazione che ha trovato ulteriore conferma anche nelle recenti dichiarazioni pubbliche della consigliera regionale Irene Galletti del Movimento 5 Stelle, come evidenziato nel nostro ultimo comunicato -, dalle pressioni del mondo agricolo sul tema degli ungulati e dagli interessi legati agli istituti privati. Mediazioni politiche che si sono consumate prevalentemente a discapito della caccia pubblica, della gestione faunistica compatibile e del ruolo dei cacciatori.
Nella riunione sono state rappresentate ed analizzate alcune delle principali criticità sulle quali la nostra Associazione aprirà nelle prossime settimane un serrato confronto nelle sedi preposte e tra i cacciatori:
ATC E TERRITORIO
Il testo, nelle premesse del documento, indebolisce il ruolo e le funzioni degli ATC, rafforzando di contro il peso della componente ambientalista riconoscendo alla stessa un compito di costante vigilanza sull’andamento ed applicazione del piano.
Introdotte forti limitazioni per l’attività venatoria sui Siti Natura 2000 (compresi i SIR e pSIC) che andranno ad impattare negativamente su oltre 848.000 ettari di territorio pari a circa il 15% dell’intero territorio regionale.
CACCIA ALLA MIGRATORIA E APPOSTAMENTI
Si punta ad una riduzione numerica degli appostamenti fissi (spesso demonizzati e non valorizzati per le innegabili funzioni di ripristino degli habitat e della conservazione biodiversità) in dette aree con limitazioni sulla densità, spostamenti, cambi di titolarità e nuove autorizzazioni. Oltre 1700 appostamenti fissi saranno interessati potenzialmente.
AREE PROTETTE
Aumenti ettariali in varie realtà locali e provinciali per nuove aree protette.
PIOMBO
Si anticipano gran parte delle conseguenze restrittive su cui ancora si sta discutendo a livello nazionale ed in Europa, sul divieto e limitazione delle munizioni a piombo. Si inserisce il divieto di uso di dette munizioni non solo negli ambienti umidi ma anche in quelli di tutti i siti ZSC, ZPS, SIC, PSic e SIR. Ampliamento del divieto anche ad aree allagate temporaneamente.
BUROCRAZIA
Valutazioni di incidenza obbligatorie per tutte le nuove istituzioni di istituti faunistici nelle Zone Natura 2000 e anche in quelle limitrofe.
ISTITUTUTI PUBBLICI E PRIVATI
Si prevede l’opportunità di favorire l’affidamento per la gestione delle ZRC e ZRV agli agricoltori. Il ruolo dei cacciatori viene derubricato e reso secondario nonostante le risorse unicamente provenienti dalle quote di iscrizione versate dai cacciatori agli ATC.
SI vincola la superficie boscata per le nuove ZRC al massimo del 30% mentre per le AFV si concede sino al 50% raggiungibile anche con gli ampliamenti e addirittura per le Agrituristico Venatorie il 70%. Uno squilibrio che porterà più superficie per gli ungulati in zone a gestione privata, con conseguenze di maggiori danni in capo agli ATC nel Territorio limitrofo.
Riconfermati tutti gli istituti privati senza alcuna valutazione sui risultati raggiunti e tolto il riferimento alla Commissione di verifica prevista dalla normativa.
Restrizioni e forti limitazioni per le gare cinofile nelle Zone Natura 2000 e i SIR compresi gli istituti faunistici pubblici. Massima elasticità di contro per quelli privati che nella sostanza non devono sottostare a procedure imposte al restante territorio.
Depotenziate le fasce di vocazionalità e la portata vincolante delle stesse per l’istituzione di nuove AFV e AAVV. In pratica si potranno istituire nuove AFV e AAVV anche in contrasto agli obiettivi della vocazionalità e dunque forse ovunque esse vengano richieste.
CACCIA AL CINGHIALE IN BRACCATA
Il nuovo PFVR definisce infatti come “non vocata” qualsiasi area comprendente superfici agricole professionali o anche non professionali di almeno 25 ettari accorpati, includendo inoltre le porzioni boscate e cespugliate che le collegano o le circondano. Una scelta che rischia di produrre una frammentazione diffusa del territorio attraverso la creazione di vere e proprie “zone bianche spot”, esterne al sistema gestionale dei distretti e delle squadre operanti nelle aree vocate.
Si tratta di un indirizzo gestionale estremamente impattante, difficilmente applicabile sul territorio e fortemente voluto dalla componente agricola, rispetto al quale è stato respinto ogni possibile elemento correttivo proposto dal mondo venatorio.
A rendere ancora più instabile il sistema vi è inoltre la previsione di continue verifiche e revisioni delle aree vocate e non vocate ad 1, 2 e 5 anni, con il rischio concreto di avere una perimetrazione delle stesse in continua trasformazione, estremamente frammentata e capace di generare caos gestionale nella definizione delle aree di braccata e dei distretti di caccia di selezione.
Sempre sul fronte degli ungulati, il Piano introduce una forte limitazione della tecnica della braccata nelle attività di controllo del cinghiale all’interno dei siti Natura 2000, prevedendo il ricorso prioritario a catture, girata e abbattimento all’aspetto e relegando la braccata ad ipotesi eccezionali e subordinate a ulteriori procedure autorizzative.
CACCIA DI SELEZIONE
Nessun correttivo sostanziale o cambio di strategia gestionale (anche per le modalità di caccia in selezione) per una corretta gestione dei cervidi e sui problemi legati alla diminuzione della consistenza di popolazione nel capriolo in alcuni areali. Nessun passo in avanti per una diversa definizione e rivisitazione conservativa dei comprensori ACATER.
CALENDARI VENATORI e ABILITAZIONI
Maggiori rigidità sulla definizione dei Calendari venatori (riferimenti ai Key Concept e Atlante Migrazioni, maggiore rigidità riflessa ai motivati discostamenti dai pareri ISPRA su tempi e specie.
Più corsi e abilitazioni fantasiose anche su aspetti del tutto ingiustificati per i cacciatori ad oggi già abilitati. Paradossale la proposta di favorire ulteriori prove di tiro ogni due anni per i cacciatori di selezione ed altre misure simili.
Federcaccia Toscana-UCT proseguirà nelle prossime settimane l’approfondimento sul testo del nuovo Piano e il confronto con il proprio gruppo dirigente, gli ATC, il mondo venatorio e le istituzioni regionali, al fine di costruire proposte di modifica concrete e ponderate, contrastando un’impostazione che appare sempre più distante da una moderna gestione faunistica equilibrata, sostenibile e realmente condivisa.
Proprio per la complessità e la delicatezza delle criticità emerse, l’Associazione ritiene inoltre indispensabile evitare ogni accelerazione o forzatura dei tempi che possa portare ad una approvazione affrettata del testo da parte del Consiglio regionale, senza il necessario approfondimento tecnico e politico su temi destinati ad incidere profondamente sul futuro della gestione faunistica e dell’attività venatoria in Toscana.




































