A Soave (Verona) entrano in azione i falchi per contrastare l’invasione dei colombi

Negli anni, gli amministratori hanno fatto installare reti anticolombi, trappole per catturarli ed hanno posto anche i dissuasori.

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Colombi

ColombiFalchi pellegrini «adottati» a Soave (Verona) per cacciare i piccioni dai monumenti. Per difendere le mura e le torri medioevali dall’infestazione dei colombi di città, che imbrattano e rovinano con i loro escrementi, l’amministrazione comunale ha deciso di fare ricorso ad un cacciatore infallibile: il falco pellegrino, antagonista naturale dei piccioni. Si tratta di un esempio di lotta naturale che nel veronese ha pochi precedenti.

Le amministrazioni che si sono succedute in questi anni le hanno provate tutte per allontanare i piccioni che nidificano tra le pietre millenarie e le feritoie di cinta murarie e torri, lasciando guano dappertutto. Negli anni, gli amministratori hanno fatto installare reti anticolombi, trappole per catturarli ed hanno posto anche i dissuasori, gli spilloni che spuntano dalle murature e che avrebbero dovuto rendere questi luoghi scomodi per i piccioni. Ma niente da fare. I colombi scuri non vogliono desistere dall’occupazione delle mura soavesi. L’ESPERTO. Massimiliano Longo, guardia zoofila soavese, ha proposto all’amministrazione comunale una via alternativa, che ritiene efficace: l’introduzione del falco pellegrino, competitor naturale del piccione.

Il falco pellegrino fa parte della famiglia dei Falconidi, è un rapace diurno che è ghiotto di piccioni, peraltro un piatto antichissimo, soprattutto medioevale, anche per gli uomini, oggi raro. Qualche esemplare di falco pellegrino, uccello diffuso in tutto il pianeta, si libra anche sopra i colli soavesi, dunque è un rapace autoctono. Con la collaborazione dell’Enpa, Ente nazionale protezione animali, e dell’associazione Garda Natura Onlus, gli amministratori e Longo hanno studiato il modo per far alloggiare i falchi a Soave, in modo da scalzare i fastidiosi piccioni. IL NIDO.

Ad inizio gennaio, Longo e Ramiro Rodriguez, presidente della Onlus Garda Natura e tecnico faunistico, hanno montato sopra una torre, lungo le mura di cinta, un nido artificiale, pronto ora ad accogliere una coppia di falchi pellegrini. «Nel caso non arrivi alcun falco, porteremo dei pulli (pulcini) del volatile», spiega Longo, «che all’inizio alimenteremo noi finché non creeranno il proprio habitat. Installeremo anche una web cam puntata sul nido», prosegue la guardia zoofila, «così connettendosi al sito del Comune, si potrà vedere come vivono i falchi pellegrini sulle torri soavesi, un primo esperimento qui nel veronese». «Questo progetto per la difesa della biodiversità urbana è importante per alleggerire città e campagne da prodotti chimici che poi finiscono nei terreni e nelle falde. Prodotti coi quali si uccidono gli insetti infestanti degli alberi da frutto», spiegano Rodriguez e Longo.

«Purtroppo in passato sono state condotte disinfestazioni scriteriate che hanno fatto allontanare, se non sparire del tutto, gli antagonisti naturali degli insetti, come i pipistrelli, che non si vedono più, per non parlare delle rondini, uccelli che si nutrono di zanzare: così che la zanzara è andata proliferando». ALTRI UCCELLI UTILI. «Anche i rapaci si sono allontanati, importanti perché si nutrono oltre che di piccioni, anche di ratti, nutrie e serpenti», concludono i due esperti. L’amministrazione comunale ha infatti introdotto le bat box, ossia delle scatole di legno dove i pipistrelli possono nidificare e fare ritorno per ridurre le zanzare. Ma c’è un progetto anche per reintrodurre i barbagianni sulle colline coltivate a vite. Si tratta del progetto «Tyto Alba», nome scientifico del barbagianni, rapace notturno, che ama nidificare tra le viti. I barbagianni si nutrono di roditori infestanti, come ratti e nutrie: queste ultime sono diventate un’autentica «piaga» (L’Arena).

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