Caccia & ambiente: La storia di una donna che dall’ostilità preconcetta ora dirige un circolo dell’Arci Caccia.
“E pensare che ero stata sempre contro la caccia…”. Confessa il suo “peccato originale”, che l’ha accompagnata per oltre quarant’anni, Wilma Vettorel, trevigiana, dal 2010 cacciatrice e da quest’anno presidente del circolo Arci Caccia di Mareno che conta 104 cacciatori, tutti uomini. Simbolicamente e convintamente, a ridosso dell’8 marzo, nell’assemblea congressuale, all’unanimità dei presenti, l’hanno voluta a capo dell’Associazione. “Una scelta difficile – ci dice Wilma – perché si trattava di prendere il posto di Ferruccio Carnielli, indimenticabile dirigente dell’associazione che ha segnato positivamente, per più lustri, con le battaglie dell’Arci Caccia che lo hanno visto in prima fila, la storia della caccia come piace a me: responsabile, legata alla gestione e alla conservazione della fauna”.
“Di Carnielli – continua a raccontare Wilma a tavola con Pier Luigi Pittarello, Paolo Sponchiado e Giuliano Ezzelini Storti – ricordo il primo incontro dopo che mi associai al circolo Arci Caccia di Mareno e mi iscrissi all’Atc n.4. Avvertii subito la sua passione e la sua ostinazione nel promuovere la caccia popolare e sostenibile. Mi colpì. E’ stato un grande presidente e un grande uomo pur con i difetti, ad iniziare dal suo particolare carattere, che hanno tutti gli esseri umani. Con Ferruccio sono andata a caccia per due anni. Imparo da lui la caccia col cane a lepri e a fagiani, a rispettare le regole e le distanze, a conoscere le zone, a considerare il lavoro degli agricoltori, a capire sempre di più cos’è la caccia, chi sono i cacciatori e perché occorre combattere i bracconieri e la cultura della rapina e della distruzione che portano con sé”.
“E poi ..”.- si ferma un attimo Wilma. Con lo sguardo rivolto all’orizzonte sembra rivivere quei momenti e il suo volto si illumina. “Ho partecipato alle catture delle lepri nelle zone ripopolamento e ho scoperto la gioia e l’amarezza degli uomini a seconda dei risultati conseguiti perché quelle catture rappresentano la palese testimonianza del buon lavoro di gestione fatto e di quanto sia utili i cacciatori nella tutela della biodiversità. In quelle circostanze capisco cos’è la caccia: tradizione, rispetto per l’ambiente, impegno sociale, sano divertimento, amicizia vera e genuina ma anche sana rivalità e competizione. Durante le operazioni di cattura guardi gli occhi e la fatica di quelle persone, che sacrificano tempo e denaro alla loro famiglia, e avverti la devozione per la natura da parte dei cacciatori. Molto di più di certe persone che amano definirsi ambientalisti ma che poi dalle piccole cose quotidiane dimostrano, purtroppo, il contrario”. Aveva ragione il maestro Rigoni Stern quando scriveva che “la caccia è libertà, sole, spazi, tempeste” e Dio sa quanto sarebbe importante che tutti lo comprendessero per restituire la dignità che spetta a questa ancestrale passione che ha accompagnato la vita di intere comunità”. “Nel 2013 dopo la morte di Ferruccio – continua Wilma – prendo temporaneamente il suo posto in qualità di vice presidente. Non me la sento questa responsabilità, ho timore di non essere all’altezza e poi succede che ero diventata nonna. Ho ripensato spesso ai fatti della vita: nello stesso ospedale dove mia figlia ci stava dando una gioia immensa c’era nel piano superiore Ferruccio che ci stava lasciando ma che continuava a preoccuparsi della caccia, dell’Arci Caccia e delle scadenze burocratiche dei cacciatori. Rimarrà nel mio cuore – Wilma lo dice guardando Paolo Sponchiado, l’attuale presidente dell’Arci Caccia di Treviso, allora segretario – quando Ferruccio Carnielli che andai a trovare per dargli la felice notizia mi chiese di telefonare a Paolo per alcune questioni venatorie”. “Paolo non risponde…dissi io”… “Torna a chiamarlo fin che te eo trova…” rispose Ferruccio in dialetto stretto.
“E’ ricordando quel momento che, a marzo di quest’anno, lusingata da una votazione unanime dei soci divento presidente del circolo nel quale entrai per la prima volta spinta da Dario Buscema, responsabile dell’Accademia Faunistica della Provincia di Pordenone”. “Grazie a Dario ho cambiato opinione sulla caccia e sono diventata cacciatrice” ci dice Wilma Vettorel. “Un percorso davvero lungo visto che anche nella famiglia c’era una certa ostilità. Fin da bambina sentivo il mio papà che ne diceva di tutti i colori contro i cacciatori che attraversavano i suoi territori e dall’orto e dagli alberi sparivano anche ortaggi e frutti. Chissà se poi la colpa era da attribuire sempre e comunque ai cacciatori”. “Poi un giorno – racconta Wilma – incontro per caso un giovanotto che parla di caccia e tiene i corsi per l’abilitazione venatoria vicino a casa nostra. Mio figlio appassionato di armi inizia a frequentare le lezioni di Dario Buscema che ad un certo punto mi invita a seguire il corso che approfondiva i temi dell’ecologia, dell’ambiente, della biologia, della caccia sostenibile e dell’etica venatoria”. “Inizia dunque per caso la mia storia di cacciatrice. Da allora mi si è aperto un nuovo mondo che prima non conoscevo se non per sentito dire e che disprezzavo apertamente. A dicembre del 2010 ho preso la licenza di caccia, quella base perché il permesso per la zona Alpi l’ho ottenuto dopo e ancor più successivamente, in Friuli, l’abilitazione per la caccia di selezione oltre che nella forma tradizionale”. “Grazie a questo straordinario docente e a quello che poi ho visto che prendo coscienza di una cosa fondamentale: la caccia non è il male, anzi se gestita nel modo giusto e responsabile contribuisce al mantenimento e alla conservazione delle specie selvatiche e degli habitat e può essere decisiva nel controllo delle specie invasive ed opportuniste. Ha ragione il contadino quando segnala i danni per colpa dell’imperizia (e non solo) dei cacciatori ma si rivolge, almeno nei nostri territori, all’amico cacciatore quando volpi, cinghiali, nutrie ed altre specie diventano un grave problema per le sue coltivazioni”. “Lo dico con fermezza e vorrei che fosse chiaro a tutti – prosegue Wilma – uno dei grandi problemi oltre al bracconaggio è il cacciatore non corretto, spesso arrogante e poco informato, che attraverso comportamenti e azioni di cattiva gestione, anche in contrasto con la legge, fornisce all’opinione pubblica un’immagine odiosa del mondo venatorio. Quei cacciatori sono da educare o da fermare. Fanno male alla caccia”.
A questo punto Wilma si lascia andare nei ricordi venatori, quelli belli e quelli meno entusiasmanti. “La mia caccia inizia nel 2011. Sempre attraverso Dario conosco un cacciatore di professione, Roberto. Un’amante della caccia in valle che gestisce e coordina diverse valli di caccia e di pesca tra la laguna di Venezia e di Bibione. Con lui conosco le valli e le tecniche della caccia in botte. Davvero magica ma sento, e so di dargli un dispiacere, che non è nelle mie corde, non mi entusiasma. Nel frattempo faccio allenamento al tiro al piattello per prepararmi, ma… con le anatre non ci so proprio fare. Roberto ha anche passione per la caccia agli ungulati e mi coinvolge in questa nuova esperienza. Per un’intera stagione lo seguo zitta e attenta in altana, alla cerca nei boschi al tempo del bramito dei cervi e nelle grandi battute ai cinghiali. Sono affascinata, anche se la sveglia è alle 3 del mattino e fa un freddo cane. Ora si, mi piace tutto. Dopo aver ottenuto la licenza ungherese e una carabina mi cimento nella caccia ai cinghiali. Non so quale sarà la reazione di fronte al primo abbattimento. Succede dopo qualche tempo, è un cinghiale intorno ai 50 chili, lo colpisco al posto giusto, rimane fermo. Il guardiacaccia ungherese dice ” bono sparato, cinghiale kaputt”. Faccio un salto di gioia e di soddisfazione che non riuscivo nemmeno a spiegarmi. Abbraccio Jula che sarà poi al mio fianco nella caccia agli ungulati nella riserva di Gobosmajor per tutta la stagione”. “Dalla scorsa stagione vado a caccia nella Riserva Alpina di Sernaglia della Battaglia spesso vado al Centro addestramento Brait di Falze’ di Piave, gestito da Giordano, all’interno della riserva”. Partecipo per scherzo, con la mia Greta, alla prima gara cinofila con i cani da ferma. Vinciamo. Grazie a Roberto e a Renato , grazie a tutti i cacciatori della RA 26 !” E’ un fiume in piena Wilma ma prima di salutarci non manca di ricordare al cronista e a tutti quanti: “Il futuro della caccia dipende da noi e dalle azioni che il mondo venatorio farà per dare rilievo all’utilità sociale del cacciatore. Non dobbiamo raccontarci addosso che siamo incensurati e bravi ma dimostrarlo tutti i giorni con i comportamenti e le scelte che si fanno. La gente capirà. D’altronde è già successo a me!”
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