Breda Grizzly: l’artiglio del supermagnum

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Il riassestamento della famosa marca bresciana ha permesso di riaprire diversi orizzonti e ora l’azienda ha deciso di rimettere mano al semiauto di maggior calibro: il modello Grizzly camerato per il 12/89 si proietta su un mercato specialistico e in particolare verso il nord America.

di Emanuele Tabasso

Chi si ritrova nella condizione d’essere diversamente giovane e dà un’occhiata alla  propria armeria troverà quasi sicuramente in rastrelliera un Breda, ma se nel frattempo lo avesse venduto potrebbe iniziare a rammaricarsene perché i fucili di notevole caratura è bene tenerli. Ci rigiriamo fra le mani un Argus, primo superleggero tutto in acciaio (2.960 g con canna da 65 cm), rammentando alcune cacciate alle cesene costipati in tre in un capannuccio a igloo di fattura totalmente estemporanea con materiali di recupero, allestito con sagacia e inventiva dal nostro maestro capannista, di origini bresciane.

Solo poco tempo fa abbiamo verificato alla placca  le rosate di questo fucile ricavandone molta soddisfazione: allora ci si contentava di veder calare i selvatici con una incredibile facilità e tanto bastava per rassicurarci sulla foratura di canna, una delle prerogative della nobile Casa. Poi il mondo è cambiato e molte cose sono passate nel dimenticatoio, come le canne rotomartellate a caldo, e anche questa azienda, almeno la branca dei fucili sportivi, ha conosciuto flessioni immeritate. Ora le cose si sono evolute e la linea dei semiauto si arricchisce nuovamente di un elemento di spicco, per qualche tempo lasciato in disparte: il Supermagnum.

 

La concorrenza nazionale insieme a quella belga e statunitense, Benelli, Beretta, Browning e Remington per dar conto dei nomi con cui ci si va a misurare, ha un fucile così concepito, adatto a sparare continuativamente le tre classi di cartucce con bossolo da 70, 76 e 89 mm, tutti studiati in maniera specifica per accontentare il cacciatore senza richiedergli interventi per le regolazioni. Chi ha dimestichezza con l’ambiente ha già perfettamente individuato il settore operativo a cui una simile arma si rivolge e gli acquatici si rivelano i bersagli principali, con gli stormi di anitre a far da apripista, ma con un chiaro riferimento all’oca selvatica, preda ambitissima per la sua astuzia, quindi la distanza a cui si mantiene nel volo o nell’approssimarsi alla tesa, per la sua resistenza ai proiettili e, da ultimo per il suo pregio culinario. Goose Bay, al di là dell’Atlantico, è una mitica località dove tutto ruota attorno a tali selvatici, ma sono moltissime le destinazioni favorevoli nella vecchia Europa, specialmente nei paesi dell’Est dove il Danubio resta l’asse principale di transito e sosta. Tornando negli States le valenze di questo superbo binomio fucile/cartuccia si estendono ai tacchini selvatici, altro bel genere di furbissimi soggetti, bizzosi, irascibili e sfuggenti, difficili da ingannare e quindi da incannare e con una resistenza prossima ai moderni blindati da trasporto truppe. La messa in opera del Grizzly, nome quanto mai azzeccato, rivela dunque una mira commerciale decisamente indirizzata verso il Nord America, dove il valore intrinseco è analizzato a fondo insieme a quello monetario. In entrambi Breda può dire la sua con ottime prospettive di successo.

La tecnica costruttiva
Uno sguardo d’insieme cattura subito il favore dell’osservatore con linee classiche e particolari innovativi e personalizzati. L’aggiornamento del progetto vede il castello aperto, foggiato a L coricata (l’Argus era un antesignano), ricavato di fresa da un estruso in lega leggera dove inferiormente si posizionano la cucchiaia elevatrice e, tramite un incastro e una spina elastica, il pacchetto di scatto rivisto nelle forme della guardia più arrotondate: nel rebbio posteriore è inserito il pulsante della sicura mentre, sul fianco destro dell’estensione anteriore sporge il tastino cromato di svincolo della cucchiaia. Molto comodo il grilletto arcuato e arretrato così da posizionare esattamente il dito ed esser raggiungibile anche da mani piccole; parimenti funzionale il bottone per mandare in chiusura l’otturatore, posto avanti nella parte destra del castello. Apprezzabili le scalfature e i diedri di raccordo così come la parte verticale del castello su cui si ravvisano in chiave moderna linee familiari del marchio Breda: a questo si somma il coperchio superiore separato con calotta arrotondata e fianchi spianati dove, sempre a destra, si ricava la finestra di espulsione. Il funzionamento inerziale vede il robusto corpo otturatore entro cui si innesta la testina a due alette con profilo arrotondato: la giunzione fra i due elementi tramite un piolo e una pista a camme con l’interposizione della caratteristica molla, tozza e molto dura, è ben conosciuto. La prima fase di rinculo sposta indietro tutta l’arma tranne il corpo dell’otturatore entro cui si comprime la molla cinetica obbligando la testina a ruotare svincolandosi dalle mortise ricavate nella culatta della canna; la successiva distensione di questa molla manda indietro tutto il complesso di otturazione che, grazie all’unghia dell’estrattore e al piolo laterale compie il ciclo di riarmo espellendo il bossolo spento; una molla inserita nel calcio e azionata da una bielletta collegata all’apice posteriore dell’otturatore rimanda tutto in chiusura prelevando la cartuccia liberata dal serbatoio tubolare posto sotto alla canna e messa in giusta posizione dalla cucchiaia. Il cinematismo contiene belle peculiarità tra cui quella di non sporcarsi con i gas di combustione e autoregolarsi secondo l’energia fornita dalla cartuccia: il fucile funziona benissimo anche con le cariche minime da 28 g.

La canna con cromatura interna è ricavata da rotomartellatura a freddo e giustamente è punzonata in evidenza la qualificante dicitura Acciaio Breda: un particolare studio è stato riservato alle pendenze dei coni di raccordo, in particolare fra camera e asta dove si impone di trattare i gas propellenti sfruttandoli al massimo senza che sopravanzino il borraggio con tutte le tre lunghezze di bossolo previste. L’interno del vivo di volata è predisposto per accogliere gli strozzatori mobili e la linea di mira si affida a una bindella opacizzata e ventilata, con ponticelli lunghi saldati direttamente alla canna e profilo con sopralzo in culatta e digressione fino al mirino. Le lunghezze solite sono di 71 e 76 cm, ma per gli amanti della caccia specifica agli acquatici o ai colombacci dal palco è disponibile anche la fenomenale misura di 81 cm, a nostro sommesso parere quella consequenziale a tutto l’impianto. Non va dimenticato l’impiego sui cinghiali più agguerriti dove le cariche del Supermagnum concedono quell’energia in più che può rivelarsi risolutiva.

La calciatura
Per un fucile così specifico si impone una calciatura in polimero rinforzato con fibra di vetro e Rilsan è il nome del composto impiegato, insensibile a variazioni dimensionali nella gamma termica compresa fra -40 °C e +80 °C. Due pezzi molto robusti formano il calcio con impugnatura a pistola, dorso con inserto in gomma morbida per attutire le vibrazioni allo zigomo e calciolo spesso sempre in materiale analogo: sono elementi qualificanti che permettono di contenere il peso entro i 3,2 kg senza penalizzare il tiratore quando spara i cartuccioni da 64 g. L’astina mostra un gradevole disegno avvolgente, profilo sceso verso l’apice, impugnabilità molto efficace anche con mani bagnate. Il fissaggio, quindi la chiusura di assemblaggio dell’arma, avviene tramite una ghiera anteriore che, in un modello specifico, consente il montaggio della prolunga tubolare del serbatoio, acquistabile separatamente, aumentandone la capienza a 9 colpi oltre a quello in camera. Il volume di  fuoco in tale configurazione è davvero eccezionale e può servire in casi particolari di passo con molti capi insieme e in rapidissimo transito.

Le diverse versioni
Oltre al modello classico, con castello anodizzato nero e canna con brunitura opaca e calciatura antracite, vengono proposte una versione camouflage, con disegno di erbe palustri peculiare della Breda, oppure una versione elegante con castello finito bianco e calotta nera. Le quotazioni indicative attuali pari a 1.421,00 € per il primo e 1.597,00 per le due seguenti, valigetta di trasporto inclusa, sono talmente favorevoli da non richiedere commenti. Il marchio, vanto di Brescia, torna a buon diritto nell’agone più elevato del settore pronto a dire la sua con piena autorevolezza.

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